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Beati gli ultimi (a Sanremo)

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Beati gli ultimi a Sanremo, o quasi. Ogni anno, appena prima dell’inizio della kermesse sanremese mi diverto a cercare e riascoltare piccoli e grandi successi/insuccessi del periodo Ottanta del Festival.

Nel 2017 ho più o meno sparato sulla croce rossa occupandomi del peggio di Sanremo, ma Sanremo ha la caratteristica che non sempre, anzi quasi mai, i peggiori stanno in fondo e i migliori in cima. Quest’anno voglio quindi parlarvi degli ultimi arrivati in gara, che in molti casi si sono invece rivelati i primi in termini di successo, scalando le classifiche e diventando grandi classici, ma anche di qualche caso in cui nonostante le aspettative (e le buone intenzioni degli esecutori) sono stati dimenticati dal grande pubblico.

Sanremo 1980 – Decibel – Contessa
In un’intervista recente Enrico Ruggeri parla della sua prima esperienza a Sanremo: “Con Contessa sorprendemmo tutti. Allora non c’era internet, e noi eravamo appena arrivati da Londra portando look, idee, atteggiamenti e suoni che nessuno conosceva. Non era come oggi che se qualcuno fa qualcosa in Nepal dopo un minuto lo sanno in tutto il mondo”. Il rovescio della medaglia è che nemmeno la giuria riuscì a capire quanto fossero moderni i Decibel, escludendoli così dai primi 10 della classifica. Speriamo in una loro rivincita con l’edizione 2018 del Festival!

Sanremo 1981 – Eduardo de Crescenzo – Ancora
“Ancora” rappresentava il mio debutto come cantante – disse ai tempi De Crescenzo – e non ero preparato. Ritrovarsi famosi da un giorno all’altro cambia l’approccio con la vita.
Infatti, nonostante anche in questo caso la giuria non avesse accolto la canzone fra i primi dieci, il brano riscosse un grandissimo successo nelle vendite. Scritta da Franco Migliacci e musicata da Claudio Mattone, “Ancora” è tra le canzoni che portano i maggiori proventi alla Siae in termini di diritti d’autore, ed è stata oggetto di diverse cover tra cui quelle di MinaAnna Oxa ed Ornella Vanoni. Anche in questo caso la giuria del Festival si mostra lungimirante…

Sanremo 1982 – Zucchero – Una notte che vola via
È l’anno dell’esordio di due veri big della nostra musica italiana: Vasco Rossi e Zucchero Fornaciari, che si presentano rispettivamente con “Vado al massimo” e “Una notte che vola via”. Se nel caso di Vasco il suo brano diventerà comunque una hit radiofonica, Zucchero con un taglio di capelli alla De André non convince né la giuria né il grande pubblico. Per lui ci vorrà ancora qualche Sanremo per arrivare alla definitiva consacrazione.

Sanremo 1983 – Vasco Rossi – Vita Spericolata
Senza alcun dubbio l’eliminazione di Vasco Rossi con “Vita Spericolata” è entrata honoris causa nella storia degli errori più clamorosi commessi dalle giurie del Festival, un po’ come quando a Parigi si escludeva Van Gogh dal Salone dei pittori perché troppo “alternativo”. Fu la seconda e ultima partecipazione al Festival del rocker emiliano, con un brano che per decenni ha fatto sognare e piangere centinaia di migliaia di persone ai suoi concerti, ma che all’Ariston si classificò penultimo (roba da matti). Fortunatamente ottenne subito un grandissimo successo tra i giovani, lanciando definitivamente la carriera del Blasco. Di cui fece scalpore la decisione, nella serata finale di abbandonare il palco dell’Ariston prima della fine della canzone, così da rivelare in mondovisione l’imposizione del playback a tutti i cantanti in gara.
Che dire? Vasco sì che era rock…

Sanremo 1984 – Stadio – Allo stadio
Il playback continua a dettare legge, ma segni di rinnovamento arrivano con la nascita della sezione “nuove proposte” del Festival. Esordienti tra i big e buoni ultimi in classifica arrivano Gaetano Curreri con i suoi Stadio e una canzone scritta da un giovane Luca Carboni.

Nati per accompagnare il Tour Banana Republic di Dalla e De Gregori, gli Stadio firmano negli anni 80 molte colonne sonore e raggiungono il successo presso il grande pubblico. Nonostante l’ultima posizione al Festival, il brano sarà una hit e aprirà ancor più la strada agli Stadio, che collaboreranno in seguito con grandi nomi della musica italiana come Vasco Rossi e Irene Grandi.

Sanremo 1985 – Zucchero – Donne
Nell’anno nel quale trionfano i Ricchi e Poveri e al secondo posto arriva Luis Miguel, uno dei più grandi fuochi di paglia della storia della canzone italiana, Zucchero Fornaciari ci riprova. Ma anche questa volta, per lui niente da fare: critica spietata, pubblico freddissimo: la canzone arriva penultima. “Donne” diventa però un evergreen internazionale e una delle più grandi hit di Zucchero, alla faccia della posizione al Festival.

Sanremo 1986 – Luca Barbarossa – Via Margutta
Onore alla perseveranza di Zucchero, che si ripresenta ma anche in questa edizione arriva penultimo con “Canzone triste”, giusto appena davanti agli Stadio con la loro  “Canzoni alla radio”: altre due grandi sviste della giuria, considerato il successo che avranno questi due singoli nelle classifiche.

Ma questa edizione la vogliamo ricordare con la diciottesima posizione, dove si piazza Luca Barbarossa con la sua “Via Margutta”, che snobbata dalla giuria diventa nei mesi successivi un grosso successo nelle vendite e, lancia presso il grande pubblico lo stile melodico ed autoriale dell’artista capitolino.

Sanremo 1987 – Sergio Caputo – Il Garibaldi innamorato
Niente di eclatante in questa edizione, ma segnaliamo al 21° posto “Il Garibaldi innamorato” di Sergio Caputo, uno degli esempi della storia di Sanremo dove la sperimentazione, in questo caso con le ritmiche latine, condite con l’ironia dell’artista producono un pezzo radiofonico apprezzabile e ancora oggi godibile all’orecchio, ma inevitabilmente stroncato all’epoca.

Sanremo 1988 – Tullio De Piscopo – Andamento lento
Nel 1988 Tullio De Piscopo è noto anzitutto per essere stato un incredibile batterista dei Napoli Centrale, il gruppo guidato da Pino Daniele e James Senese. E’ la sua prima volta al Festival e il suo brano si piazza al 18° posto, dietro addirittura ai Figli di Bubba con la loro improbabile “Nella valle dei Timbales”! Nonostante questo, il ritornello “Vieni vieni con me” diventa il tormentone che farà ballare tutti nell’estate del 1988, vincendo addirittura il Festibalbar! Alla faccia del Festival…

Sanremo 1989 – Mia Martini – Almeno tu nell’universo
Rendiamo omaggio a Mia Martini, che in questo ultimo anno della decade 80, in cui è già oggetto delle vergognose voci che la tacciano di portare iella, si presenta con un capolavoro firmato da Bruno Lauzi. Il brano diventerà un classico della canzone italiana tout court, e rilancerà Mia come grande interprete. In classifica non va però oltre il nono posto, la solita “distrazione” da parte della giuria di quel Festival.