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Episodio 1: Bastò un “RUN”CAS:” e divenni Giocatore 1.

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Giocatore 1

Chi sostiene che solo oggi i giovani stanno troppo davanti ai videogames non sa quel che dice.
Io, nato nel 1980, ero molto peggio di loro. Molto, molto peggio. Sì, perché se oggi mio nipote schiaccia un tasto e si ritrova all’istante immerso in un meraviglioso mondo 3d, con grafiche realistiche e intrecci da favola, io passavo le mie giornate con giochi che mi vergogno a definire tali.
Io sono Giocatore 1. Nessun nome, nessuna immagine profilo, nessuna storia, nessun amico.
Il mio nemico mortale è lui: lo sfuggente, cinico e prevedibile CPU.
Cominciamo dall’inizio: LA CONSOLE
Non il super evoluto Nintendo 8bit con ‘Super Mario Bros’, e neppure il Sega Master System con ‘Out Run’. Prima. A quei tempi l’acerbo mercato degli smanettoni era più o meno equamente diviso tra il Commodore 64 e l’Olivetti Prodest. O almeno erano questi i nomi che circolavano tra i miei amici, il che era esattamente la stessa cosa.
Io no.
Mio papà, uomo buono, si fece convincere da mio fratello, ebbro di un innovativo corso sul linguaggio Basic, che avevamo bisogno del PHONOLA VG8020. Poco più che ventenne, aveva deciso di sbarcare il lunario scrivendo un programma per fare i sistemi del Totocalcio. Io col PC volevo solo giocarci e mi avevano assicurato che avrei potuto farlo, ovviamente quando mio fratello non era impegnato a diventare ricco.
E fu così che un giorno, dopo interminabile attesa, arrivò a casa l’oggetto dei miei sogni. Con due sorprese.

VG 8020 Phonola
VG 8020 Phonola

“Papà, ma dov’è il monitor?”
Panico. Mio papà e mio fratello si guardarono l’un l’altro. Poi cominciarono a contare i colli e a guardare sotto il divano. Ma non si era perso nulla. Quel PC non aveva il monitor; e ai miei occhi ingenui sembrò cosa buona e giusta, perché lo faceva assomigliare alle console che avrei voluto. Ai miei occhi. Gli stessi occhi che anni dopo hanno avuto bisogno di un bel paio di occhiali da miope; sì, perché quell’affare si attaccava direttamente alla televisione, e posso assicurarvi che passare ore a meno di un metro da un televisore (nel mio caso un orrendo modello in bianco e nero) degli anni ’80 fece la fortuna di oculisti e ottici di quella generazione.
“Papà, a che serve il registratore?”
Se con la mia prima domanda avevo seminato il terrore, la seconda fu più foriera di frustrazione. Perché nessuno ne aveva la minima idea. Io le console dei miei amici le avevo viste. Funzionavano, come oggi, con dei dischetti che infilavi in appositi alloggiamenti.
[A questo punto, per rispetto per il lettore della commedia, apro una parentesi. Da quella domanda alla risposta passarono oltre due giorni, che ricordo indistintamente come tra i più lunghi di sempre, paragonabili senza remore alle vigilie di Natale].
Per i miei giochi, niente dischetti, ma cassette. Cassette come le musicassette. Ecco spiegata la presenza del registratore. Su ogni cassetta potevano essere incisi 1 o più giochi. Anche 50, scoprii molto tempo dopo.
Per caricare un gioco il procedimento era questo:
Accendevi il ‘coso’. Aspettavi che partisse.
Poi scrivevi: “RUN:CAS:” e schiacciavi play sul registratore.
Se eri fortunato dopo un po’ appariva su monitor la scritta ‘FOUND: nome del gioco.’ Se eri molto fortunato subito dopo ‘LOAD: nome del gioco’ e lo schermo diventava nero con il nome del gioco in mezzo. Se era il giorno più fortunato della tua gioventù dopo parecchi minuti il gioco partiva.
Ora, i più attenti di voi si staranno chiedendo: “Ma come si faceva a trovare i giochi successivi nella cassetta?”
Premetto che non ho mai capito per quale motivo nessun fornitore indicasse l’esatto posizionamento dei giochi all’interno della cassetta. Questa cosa fu molto importante per la mia formazione, perché se la pesca all’arborella mi iniziò alla virtù della pazienza, ciò mi impose, all’età di 6 anni, di imparare ad organizzarmi. Negli interni delle custodie delle cassette, dove si scrivevano i titoli delle canzoni per intenderci, io mi appuntavo il nome del gioco e il numerino che appariva sul registratore.
A distanza di 30 anni ricordo perfettamente che ‘CALCIO’ stava sulla cassetta arancione, dal numero 161 al numero 198. Ovviamente questo metodo mi obbligava a provare e guardare i giochi uno per uno. Ma dei giochi parlerò nei prossimi post…
Dopo qualche mese, durante un’esplorazione segreta e pericolosa tra le cose di mio fratello che non potevo assolutamente toccare, trovai una cassetta sospetta.
Non esitai un solo istante.
“RUN:CAS:”
FOUND: Pipo
LOAD: Pipo
ERROR
Era il programma segreto per il Totocalcio. Mio fratello oggi è un veterinario.

Giocatore 1.
“Io sono Giocatore 1.
Nessun nome, nessuna immagine profilo, nessuna storia, nessun amico.
Il mio nemico mortale è lui: lo sfuggente, cinico e prevedibile CPU”