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Fifty Fifty

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Fifty Fifty

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Se siete stati adolescenti negli anni Ottanta, anche per voi il “motorino” è stato un must: e il motorino per antonomasia è stato il “tubone”, meglio se un Fifty.

Negli anni Settanta c’erano stati la Vespa e i cinquantini da fuoristrada, mentre gli anni Ottanta furono dominati soprattutto dai Ciao e dai tuboni, che di originale conservavano ben poco dal momento che i motori venivano “truccati” ferocemente. Infatti il nome Fifty stava per “cinquanta”, perché per come era fatto era impensabile che potesse avere una cilindrata e prestazioni più alte. Ma la maggior parte dei proprietari ricorreva ai diffusissimi kit Polini, Malossi, Proma o Pinasco per regalarsi un Seventyfive o un Eighty, ovviamente del tutto illegali.

Quasi tutti i tuboni e i loro motori nascevano in Emilia: gli Unimoto Carrera, i Motron GTO e soprattutto lui, il Fifty, prodotto a Bologna dalla Malaguti per quasi vent’anni e in un’infinità di varianti: Fifty 50, AS, Black Special, Premium, RV, UP, HF, HF mix, HF Colors, Full CX, Full Cx mix, Full CX Colors, Mistral, Evolution, Top, Top Colors e Top Mix.

Il Fifty divenne l’oggetto del desiderio di almeno metà dei quattordicenni. Eppure era nato “povero”, come tutti i tuboni: dall’idea di eliminare il serbatoio e arrangiarsi ingrandendo un po’ il tubo principale del telaio per fagli ospitare un po’ di benzina (anzi, di miscela). Ma negli anni Ottanta l’importante è sognare, e la moda inizia a dettare legge: così, al di là dei suoi meriti, il tubone diventa il motorino dei paninari e poi un po’ di tutti, e attorno a questo concetto semplice si costruiscono mezzi sempre più complicati e costosi, fino al Fifty Evolution e al Gilera Bullitt, che dei tuboni conservavano la forma ma non la sostanza (il grosso tubo centrale).

Essendo oltretutto scomparso a inizio anni ’90, il tubone è così diventato il perfetto simbolo di un’epoca. Al punto che per il suo ultimo album Lorenzo 2015 CC, nel quale voleva richiamare atmosfere (non solo musicali) degli anni ’80, Jovanotti ha scelto proprio un bel Fifty nell’allestimento Top – il più desiderato – con tanto di verniciatura personalizzata e motore preparato, come rivela la marmitta a espansione. Jova, che in quegli anni si faceva ancora chiamare Lorenzo Costantino Cherubini (da cui quel “CC” nel titolo dell’album), è entrato in quel decennio a quattordici anni esatti, quindi il Fifty se lo ricorda bene.

E adesso? Dopo vent’anni di successi incredibili, la Malaguti non ha saputo affrontare il cambiamento dei tempi e ha chiuso a fine 2011 preceduta di qualche mese dalla altrettanto bolognese Franco Morini, che le forniva i motori. Di quegli anni ci resta soltanto Jovanotti. Meglio di niente.[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row]

Malaguti, fine corsa. Addio ai motorini emiliani. (video tratto da "Il fatto quotidiano")