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Intervista a Giorgia Cosplay

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Giorgia Cosplay

Ciao Giorgia, piacere di incontrarti. Anche se è un fenomeno più recente, possiamo dire che il Cosplay è figlio degli anni Ottanta? Secondo te che rapporto c’è tra quegli anni e la cultura Cosplay?
Il cosplay sia che lo vogliamo intendere come fenomeno nato in Giappone o come “costuming” all’americana, nasce sul finire degli anni 70 in entrambi i Paesi.
Se nelle terra del Sol Levante l’input lo hanno dato le serie robotiche da Go Nagai in là, o quelle fantascientifiche di Leiji Matsumoto, in America c’era già una fiorente tradizione costumistica dovuta alla notorietà dei comics Marvel e Dc.
Senza contare la fortunatissima trasposizione holliwoodiana di Superman con Christopher Reeve, che ha contribuito a dare un ulteriore impulso, divenuto decisivo il 25 maggio del 1977 con l’uscita cinematografica di Star Wars.
Va da sé che sebbene negli anni 80 si tratti di un fenomeno decisamente agli albori, e le sporadiche apparizione di cosplayer siano a livello molto artigianale e grezzo, è in questa decade che si affermano in maniera incontrovertibile tutte quelle icone, sia animate che cinematografiche, che forniranno ai decenni successivi linfa vitale e un bacino vastissimo di personaggi indimenticabili da interpretare.

In che modo la iconografia manga ha influenzato la cultura popolare mondiale, e italiana in particolare?
Di sicuro non è possibile rispondere a una domanda così complessa in poche righe, anche perché la cultura “popolare” viene da ognuno vissuta in modo personale e vista attraverso la propria lente deformante. Fatta questa doverosa precisazione, è chiaro che l’arrivo in Occidente di un movimento di cultura popolare massiccio come quello offerto da manga, anime e prodotti correlati non poteva non avere un impatto.
I primi ad accorgersene sono stati ovviamente i fumetti.
In Italia i cosiddetti “bonelliani” (autori della Sergio Bonelli editore, ndr) hanno sin dalla prima ora attinto a piene mani dall’estetica manga, di cui si ravvisano citazioni e riferimenti sin dalla meta’ degli anni ’90, in particolare in prodotti di ambientazione fantascientifica come Nathan Never.
Per non parlare di quelli che sono veri e propri omaggi, come la riproduzione della famosa scena della scivolata della moto di Tetsuo in Akira, citata in moltissime altre serie animate occidentali.
E poiché questi prodotti hanno goduto fin da subito di una grande popolarità, anche le logiche commerciali hanno spinto parecchi a strizzare l’occhio a quell’iconografia.
Penso alle Tatu o a Gwen Stefani, con i loro riferimenti all’estetica della marinaretta o della moda di Harajuku, ma anche a Gianna Nannini con il video dalla sua “io” o ancora a Grazie Mille degli 883, gruppo da sempre attento ai richiami del mondo del fumetto. In alcuni casi l’osmosi culturale è stata talmente intensa e bidirezionale da rendere difficile stabilire a posteriori chi ha ispirato chi.
Proprio agli inizi di questa “seconda invasione” (se consideriamo come “prima invasione” quella portata da Goldrake sul finire degli anni ’70), un’opera seminale come The Matrix faceva la sua comparsa al cinema. Eppure anche l’opera dei/delle Wachowski attinge a piene mani dall’iconografia degli anime, con scene a volte prese di peso da Ghost In the Shell.
Non nomino a caso l’opera di Masamune Shirow, perché è l’esempio di quanto la penetrazione della cultura popolare giapponese sia stata capillare, spesso tanto sottile che nemmeno ce ne accorgiamo. Un particolare ormai diventato scontato nell’estetica dei supereroi è il cosiddetto “three point landing”, ovvero l’entrata in scena cadendo dall’alto e poggiando contemporaneamente due gambe e un pugno (spesso causando danni al pavimento). Questa mossa, resa famosa in occidente da Trinity di Matrix e dall’Iron Man di Robert Downey Jr. e’ stata in realtà ripresa dal Ghost In The Shell di Mamoru Oshii del 1995, anche se era già ampiamente usata in manga.

Come mai il fenomeno non si è esteso ai telefilm dell’epoca? Ralph Supermaxieroe o Daisy di Hazzard non erano abbastanza sopra le righe?
Con piacere invece vi dico che, sebbene in misura minore, troviamo cosplayer anche dei telefilm sopracitati.
Ralph Supermaxieroe ogni tanto alle fiere salta fuori, anche se l’età dei partecipanti va abbassandosi sempre di più per cui questi incontri diventano ahimè sempre più rari. Ma ad esempio i Visitors sono piuttosto gettonati.
Il vero problema è che il boom del cosplay vero e proprio come fenomeno mainstream si è avuto negli ultimi anni, e i ragazzini che vedevano i telefilm di allora si sentono oggi troppo cresciuti per avvicinarsi a questo mondo, hanno altre passioni o semplicemente spesso non sanno nemmeno cosa sia.
E proprio perché la fascia d’età più numerosa di chi pratica cosplay va all’incirca dai 15 ai 33 anni, chiaramente con punte sopra e sotto, va da sé che non sono più quelli i personaggi in voga per le proprie trasformazioni.

Cos’è cambiato da allora nel mondo dei fumetti e dei cartoni animati?
Sono cambiate sia la fruibilità che le lunghezze delle serie. Tranne in rari casi (One Piece docet) gli anime contano stagioni di episodi che superano di poco la ventina, con una proposta varia di nuove produzioni dalla qualità spesso ondivaga.
Questo,a mio modo di vedere, non dà modo agli spettatori di affezionarsi davvero ai personaggi come accadeva allora.
Certo, nel corso delle serie trasmesse negli 80’s ci siamo sorbiti centinaia di episodi filler, ma ci siamo altresì abituati ad avere a che fare con quei personaggi, quasi fossero amici, tanto da farli diventare icone scolpite nella nostra memoria collettiva. Anche chi non è appassionato sa bene di cosa si sta parlando se gli citi ad esempio la trota blu cobalto e il Matsugoro di Sampei, o se mimi la tecniche di Hokuto ripetendo il classico “Uatatatatata!”, o parli della forma sferica del campo di Holly e Benji.
Perché semplicemente era impossibile non vederli, martellati come eravamo per anni e anni dalle repliche delle tv nazionali o locali.
Le tematiche si sono adeguate ai nostri tempi, specie nei cosiddetti “slice of life”; ma è indubbio, e questo non lo dico solo io ma fior di animatori nipponici, che la golden age di manga e anime sia terminata con la gloriosa decade che tanto amiamo. O poco dopo.
E non è un caso che in questa crisi di idee che investe anche l’animazione (e i mangaka), ci sia un continuo remake-reboot-spin off di evergreen che possono contare su una platea di fan assodata.
Del resto non si tratta nemmeno di un fenomeno circoscritto agli anime; nel corso di questo ultimi anni abbiamo avuto remake anche di cartoon storici come He Man, My Little Pony, Poochie e financo Rainbow Brite (Iridella) oltre al flop cinematografico di Jem e le Holograms.
Questi personaggi amatissimi negli 80’s, nati appositamente per lanciare linee di giocattoli, per quanto svecchiati a adeguati sia nello stile che nelle tematiche ai canoni attuali, non hanno la stessa verve, lo stesso carisma e carica di novità che li contraddistinguevano (Io pero pazza dei Ghostbusters Filmation e dei Wacky Races!).
Non esiste nemmeno più la famosa “attesa”, e tutto quel sentimento misto a desiderio smodato e congetture che si portava dietro. Siamo schiavi del binge watching e dello “scarico tutto e subito”, questo vale chiaramente per ogni tipo di media. Sarebbe stato improponibile al tempo pensare di vedere anime in lingua originale sottotitolati. Ora è una prassi piuttosto comune.

Qual è il tuo fumetto preferito degli anni 80?
Se parliamo di manga anni ’80 direi Rough del maestro Mitsuru Adachi, mentre in ambito disneyano la saga della Spada di Ghiaccio serializzata nei vari natali degli 80’s su Topolino e poi raccolta in monografici a più riprese, mi ha fatto sognare e divertire tantissimo.

E il tuo cartone animato?
Solo uno?
Mi mettete in difficoltà! Nella mia top ten svetta L’Incantevole Creamy, ma sono legatissima anche ad altre serie più o meno coeve come Lamù la ragazza dello spazio, Orange Road (da noi E’ quasi magia Johnny), Maison Ikkoku, Kiss me Licia, Pollon, Muteking, Il fantastico mondo di Paul, I cavalieri dello Zodiaco (Saint Seiya) tanto per citarne alcune… fino ad arrivare alla più “recente” Sailor Moon.

E il film?
Un ex aequo per i Goonies e Ritorno al Futuro.

Qual ì il tuo personaggio Cosplay preferito? E quello che ancora ti manca e vorresti essere?
Tra quelli che ho interpretato il mio cuore si divide tra il cattivissimo Barone Ashura, luogotenente del Dottor Inferno in Mazinga Z e che mi ha dato modo anche di conoscere il sensei Go Nagai, e Sailor Pluto, che viene considerato assieme a Wonder Woman un po’ il mio cavallo di battaglia.
Tra quelli che non sono ancora riuscita a realizzare ci son sicuramente Pretty Jun, il cigno dei Gatchaman e la regina Himika di Jeeg Robot d’acciaio!

Ci racconti qualcosa della tua infanzia negli anni Ottanta?
Io me la ricordo come un decennio spensierato, colorato, casinaro e pieno di sorprese.
La lente deformante della nostalgia che ammorbidisce gli spigoli dei ricordi, unita alla fanciullezza sicuramente ci mettono il loro per farmela rimpiangere e amare così tanto.
Ma io ho solo ricordi stupendi; da quando mio padre mi portò al cinema con i miei amici a vedere i Goonies, e da lì fantatiscavamo di ritrovare il tesoro di Willy l’orbo, fino all’emozione nel seguire le avventure di Indiana Jones o Piramide di paura o Howard e il destino del mondo, e aspettarne con trepidazione le repliche in tv. E poi c’erano i piatti di Natale di Topolino e Asterix e le 12 fatiche, i coin-op con Wonder Boy mio preferito, Bim Bum Bam con Paolo Manuela e Uan imperdibile ogni pomeriggio.
E finito il contenitore pomeridiano per eccellenza, eccomi a giocare all’Allegro Chirurgo, il Trabocchetto, Gira la Moda e Forza 4… almeno fino a quando non è arrivato Brivido! Quanto l’avevo desiderato!
Accompagnavo mio papà a giocare la schedina ogni sabato perché potevo avere la mia copia del Corriere dei Piccoli, e a Santa Lucia il 13 dicembre la musicassetta di Fivelandia.
Le patatine nascondevano sorprese meravigliose, gli ovetti Kinder erano più buoni, ma il gelato Piedone non lo batteva nessuno.
E poi c’erano I Ragazzi della Terza C e Don Tonino e il Drive In la domenica sera, gli Addams e Happy Days, Il mio amico Arnold e quella odiosa di Super Vichy!
E poi c’ero io che in questo mondo colorato ci sguazzavo e che al termine di ogni episodio dei miei cartoni preferiti, passavo ore a disegnare le storie successive imitandone le voci, fantasticando di continuo ed esibendomi come Creamy in concerti speciali per i miei pupazzi e il gatto e che a carnevale, con il comitato del mio quartiere, avevamo vinto con il carro del castello di Greyskull!
E potrei continuare per ore..anzi no.. metterò tutto nero su bianco molto presto 🙂

Con Giorgia vi aspettiamo Domenica 3 settembre al parco Sigurtà!

Visita il sito ufficiale di Giorgia: http://www.giorgiacosplay.com/