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La scuola negli anni 80 – medie –

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medie

Eccoci al secondo capitolo di come noi bimbetti anni 80 vivevamo la scuola.
Se le elementari erano una sorta di “nuovo mondo”, dove tutto ciò che ci veniva proposto era una novità, un modo per soddisfare la insaziabile curiosità fanciullesca, le scuole medie erano il salto di qualità.

Non potevamo più avere quell’aria da bambini, dovevamo cominciare a diventare grandi. L’aggregazione collettiva era più sentita, si cominciavano a creare dei veri e propri gruppi di amici che avrebbero accompagnato per molti anni le ore trascorse assieme.
Si cominciava ad avere grossi interessi verso il sesso opposto, non solo in termini di amicizia e/o innocente dileggio, ma con vero e proprio trasporto “ormonale”. Quanto questo fosse reale, o solo frutto di quella voglia di diventare adulti, è un argomento che magari un giorno affronteremo.

Diventando più grandi non si rimaneva immuni alle mode che imperversavano attorno a noi, che fossero movimenti giovanili o semplicemente gusti su artisti musicali in voga.
Ecco perché la maggior parte dei ragazzini delle medie, soprattutto nel periodo 1984/1987 che ho vissuto io nel nord Italia, si ritrovava a sentirsi paninari nonostante tutto, e ad amare cantanti e band mainstream. Anche volendo, difficilmente ne eravamo immuni. Perché ciò determinava inevitabilmente le nostre amicizie.

Questo ovviamente si ripercuoteva anche sulle scelte dell’arredo scolastico, che nelle medie era assai differente dalle elementari.

Lo Zaino


Lo diceva anche una famosa pubblicità dei nostri tempi: “la scuola è bella, addio cartella”. Perché la prima vera grande rivoluzione nella moda scolastica fu questa, l’introduzione dello zaino al posto della cartella che, pur amandola molto (ora), era assai più scomoda da portare. La scuola media ci introduceva a materie scolastiche più approfondite, il che significava libri e quaderni più grossi, pesanti, ingombranti. E lo zaino era il prodotto più comodo per trasportare e riporre il nostro armamentario. Che poi dentro ci fosse di tutto oltre al materiale scolastico, portando il peso ad una misura al limite della sopportazione umana, era il “valore aggiunto” dello zaino stesso, fedele compagno che non ci avrebbe più abbandonato. Il più in voga, ovviamente, era il mitico Invicta Jolly, colorato e decisamente all’avanguardia per i tempi.


Zaino che andava subito scarabocchiato con le scritte più fantasiose, personali e da parte di amici fidati. Il tutto corredato da spillette di vario tipo, toppe ed adesivi, e gli immancabili portachiavi più di moda. Lo zaino così conciato rappresentava te, era il tuo marchio di fabbrica. Più era “agghindato”, più urlava la tua personalità, i tuoi gusti, il tuo voler essere. La carta di identità più pura per tutti noi. Ancora oggi rimpiango da morire il mio zaino Invicta, che mi accompagnò dalla seconda media fino a fine anni 80 quando, in Accademia, mi venne rubato con tutti i miei libri e ricordi di una vita.

I quaderni ad anelli


Le medie ci portarono anche quest’altra rivoluzione. Non più quaderni piccoli, ma veri e propri quadernoni per poter scrivere più agilmente, e soprattutto il quaderno ad anelli di cui, sinceramente, non ho memoria nel mio periodo elementare.
Anche ciò che veniva rappresentato in copertina cambiava. Basta agli eroi dei fumetti, dei cartoni animati. Via libera, invece, ai vari personaggi musicali.

E quindi un tripudio di Michael Jackson, Madonna, Duran Duran, Spandau Ballet, Culture Club e decine di altri. Ovviamente andavano forte anche le squadre di calcio, i fumetti e i brand alla moda. Copertine che, come gli zaini, venivano abbelliti da scritte, frasi, firme e dediche di amici. Rigorosamente all’interno della copertina, perché i professori comunque ci tenevano al decoro di questi oggetti.

Poco importava se i pettorali scolpiti di John Rambo, e i suoi mitragliatori, non fossero così sobri su queste copertine. I fogli coi buchi erano comodi anche per scrivere, visto che le copertine di questi quaderni non erano affatto agevoli alla scrittura. Si staccavano dagli anelli e, creando uno spessore con altri fogli sotto, si usavano agilmente. Al momento di un compito o di un tema l’intera classe si riempiva del suoni di tutti i “tack tack” degli anelli aperti e richiusi in un rito che tutti noi ricordiamo ancora.


Nel caso i buchi dei fogli si fossero rotti, bastava applicare gli appositi adesivi tondi bianchi, vera manna dal cielo contro l’inevitabile nota nel caso avessimo consegnato un compito con i fogli strappati. Guai anche alle “orecchie” negli angoli, una cosa che faceva imbestialire qualsiasi professore. Tutto doveva sembrare pulito e in ordine.
Nonostante le nostre grafie non sempre eccellenti!

Replay Papermate, la penna con l’inchiostro che si cancella


Se timidamente si fecero vedere sul finire delle elementari – ma noi si usava molto di più la penna stilografica col mitico raschietto – fu alle scuole medie che la Replay, la prima penna con inchiostro che si cancellava senza problemi, divenne la nostra la penna più usata. Blu rosso verde e nero, con la gommina sul tappo, di color grigio e il design arrotondato, fu uno degli strumenti più amati ed usati da tutti noi scolari.
Rigorosamente col tappo masticato c’era chi, come me, disegnava una faccina sorridente sul lato della gomma facendo, per dirla alla francese, il pirla durante le lezioni. La Replay aveva un inchiostro più pastoso e meno liquido delle altre penne in circolazione (a cominciare dalla penna Bic), probabilmente con una miscela di “chissàcosa” che la rendeva facilmente cancellabile.
Che poi anche questa non era del tutto una cosa esatta.


Era sì più facile, ma bastava calcare un po’ di più la penna e anche questo inchiostro rischiava di lasciare pesanti residui sul foglio di carta con il pericolo di creare i famosi buchi, come succedeva quasi sempre con le normali penne al momento della correzione con una più classica gomma dal lato blu.
Poco più avanti, circa verso la fine della seconda media, scoprimmo il bianchetto, il correttore con il pennellino che divenne il nostro nuovo fedele alleato.
A me il design della Replay è sempre piaciuto, e poco importava se con la sua struttura non si potevano fare gare di cerbottana, come con la più consona Bic. Di cui, ovviamente, avevamo sempre un esemplare pronto all’uso di battaglia nel nostri portapenne.

Squadre, Righelli, Goniometri ecc.


Fra le nuove materie che trovammo alle scuole medie, ci fu educazione tecnica e, con essa, l’introduzione nell’armamentario scolastico di una serie di oggetti esotici che ci avrebbero accompagnato per tutta la terna scolastica. Il righello, le cui dimensioni crescevano di pari passo all’avanzamento scolastico, arrivando agevolmente a superare il metro di lunghezza, con buona pace dei nostri zaini in cui spuntava sempre fuori a mo’ di antenna.
Le squadre da disegno, di norma in color azzurro, nei formati Isoscele e Scaleno, di dimensioni varie ma di cui noi, da bravi bulletti quali eravamo, ci facevamo procurare sempre le più grandi in commercio. Perché le dimensioni contano, come dicono gli americani.
Il goniometro, strumento che si alternava fra il molto utile ed il parecchio inutile. Sinceramente l’avrò usato sì e no una decina di volte come strumento scolastico. Diventava più utile come strumento di divertimento.
Il righello con gli stencil, tondi quadrati esagonali e triangolari, alcuni tutti ellittici e quello con le lettere e i numeri. Ve ne erano di tutti i tipi, e ne uscivano sempre di nuovi. Anche questo fu un oggetto che usammo più per divertimento che per studio.
Infine, oltre a tutti questi oggetti più o meno utili, per le lezioni di educazione tecnica vi era anche un oggetto fondamentale per tutti noi. Che ci avrebbe fatto compagnia per molto tempo. Sto parlando del mitologico…

Compasso


E qui, amici cari, si potrebbero aprire mille discussioni.
Perché la confezione completa comprendeva oggetti che non abbiamo mai, e sottolineo mai, usato. Ma mai! Chi di voi ha mai usato a scuola il compasso più piccolo, che era alloggiato in basso a sinistra nella confezione? E quelle specie di mollette in plastica nera con la rotella? E il compasso dotato di due punte in ferro e nessuna mina da disegno?
Misteri che solo i più tecnici e “studiati” potrebbero conoscere, mentre noi bimbetti delle medie convertivamo tutto ciò, che era considerato inutile per il vecchio e sano cazzeggio di classe.
Ma il compasso era anche una sorta di status symbol. Più era grande la confezione, più oggetti (inutili) vi erano, più eri guardato con una sorta di rispetto.
Che poi, a dire il vero, il compasso non veniva quasi mai richiesto. Io personalmente l’avrò usato sì e no 6 volte. Una media di due volte l’anno, direi pochine considerando quanto costassero ai tempi. E poi, fosse stato solo uno. Ma ricordo di averne persi almeno due, o parte di esso. E quindi costringendo i miei poveri genitori a spendere ulteriori soldi.
Scusate mamma e papà, se vi ho fatto pagare oggetti che non ho praticamente mai usato.

Album da disegno A4


Chiudo questa mia veloce carrellata con il must dei must. Il mitico album da disegno Fabriano A4, quello con la copertina bianca. Liscio o ruvido che fosse, era l’album per eccellenza. Tutti, ma proprio tutti, lo possedevano.
Ancora oggi mi chiedo se ci fosse realmente una alternativa a questa marca, come del resto per i pastelli Giotto. Sinceramente, anche ci fosse stata, difficilmente avrebbe fatto breccia nei nostri pensieri. Non poteva, questo album da disegno era un fratello maggiore, un amico fedele, un compagno che ci proteggeva.


Esistevano altri formati, addirittura anche con le pagine colorate. Ma l’A4 era lui, unico e inconfondibile: dopo tutti questi anni, ancora oggi lo guardiamo con rispetto e gratitudine. Che fosse educazione tecnica o educazione artistica, l’album faceva sempre la sua porca figura.
So che anche tu che stai leggendo queste righe hai un ricordo indelebile legato a questo mitico album. Fra i tanti che mi sono rimasti, questo piccolo lavorino su un amore mai nascosto, la Madonna Louise Veronica Ciccone periodo 1983/1987.
Ma questa è un’altra storia.

W la Scuola!

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Tunch

Attore, doppiatore, speaker, bassista e anche autore.
Nato nella metà degli anni 70, vive gli anni 80 fra scuole elementari, scuole medie e tutte le mode che ne hanno segnato il passo.
Dalla musica new wave ai paninari, fino al cinema che ha segnato anche la sua futura carriera.
Nel 1987 debutta ,infatti, prima col cinema e poi con il teatro, continuando gli studi recitativi fino agli inizi degli anni 90.
I quegli anni si leva diverse soddisfazioni, fra cui assistere alla vittoria dei mondiali del 1986 della “sua” Argentina con Maradona.
Chiude gli anni 80 vedendo in concerto i Pink Floyd.
Due volte.
Insomma, la fine più che degna per questo decennio.