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Le sale giochi anni 80: in principio fu il flipper

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Le sale giochi anni 80, ovvero quando bastavano ancora 200 lire per vivere una meravigliosa avventura.

La foto a casa mia, del mio flipper
La foto a casa mia, del mio flipper

All’inizio furono i Flipper ad aprire al concetto di gioco in quanto intrattenimento da bar o, appunto, sala da gioco. Non tutti sanno che i flipper (che prendono il nome proprio dalle piccole pinne laterali che spingono la pallina, in inglese “flippers”) non sono affatto recenti e che, specie in Italia, non hanno avuto affatto vita facile.

Nati in Francia sotto il regno del Re Sole, arriveranno nella forma in cui li conosceremo noi già verso gli anni ’30, per poi vestirsi di luci e di elettronica solo verso la metà degli anni ’70.

Nel 1965, spinta anche da una sommossa dei genitori dell’epoca, che asserivano che i flipper distoglievano i ragazzi dallo studio, ci fu in Italia una legge che vietava di giocare a queste “macchine infernali”, sostanzialmente ritenute da gioco d’azzardo. Fu allora che le case produttrici corsero ai ripari, e per il mercato italiano aggirarono questo divieto semplicemente cambiando il nome, che da Flipper divenne “Nuovo Bigliardino Elettrico“.

Io da par mio (vedi anche foto) ho sempre ammirato il Flipper, soprattutto per la sua irripetibilità e imprevedibilità di gioco: ogni partita è obbligatoriamente diversa dalle precedenti. E come in un film di Verdone, Troppo Forte, davvero ogni pallina che scende diventa un momento di “relazione” con il gioco-macchina, fatto non solo di elevata attenzione, ma soprattutto di abilità fisica e di passaggi che da delicati diventano repentinamente più violenti, il tutto facendo attenzione al maledetto Tilt!

“Lavori troppo de polso e usi male l’avambraccio… permetti? Quello che io me sforzo a dì da un sacco d’anni è sempre ‘a stessa cosa: cioè… il rapporto col flipper è come un rapporto sessuale, come un amplesso… non è il polso che deve dà la spinta alla pallina, ma è il ventre… m’hai capito moro? Eh? Questo è er movimento, il colpo deve esse secco, deciso, preciso! Co sto sistema il tilt te lo magni…”
Oscar Pettinari, Troppo Forte

Insomma, all’inizio degli anni ’80 non lo sapevamo ma ci stavamo solo preparando, tramite l’uso dei flipper, all’arrivo di quelli che poi saranno la vera rivoluzione dell’intrattenimento e del secolo, i videogiochi.

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Mirco Delle Cese
Mirco Delle Cese è nato a Roma (1972), è appassionato collezionista e cultore del mondo dei media, dei fumetti, dell’animazione e della cinematografia dei decenni ‘70, ‘80 e ‘90. Nel 2007 ha partecipato in veste di giurato alla prima edizione del Roma Fiction Fest. Ha pubblicato un articolo sul Batman di Grant Morrison e collaborato ad altri articoli per riviste di settore. Di recente ha scritto la sceneggiatura teatrale dal titolo “Portineria Zorro”. Ed è da poco in libreria con un saggio dal titolo “I miei anni ’80 vol.1”, il primo di due volumi dedicati interamente alla decade dell’ultima rivoluzione! Attualmente è in forza al Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco come vigile coordinatore.