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I 10 giocattoli “proibiti”

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Devo ammetterlo: ho avuto una infanzia piuttosto felice. Con tutti i loro sacrifici, i miei genitori non mi hanno mai fatto mancare nulla. O, almeno, ci hanno provato in tutti i modi, e di questo gli sarò per sempre grato.

Ma se ritorno indietro con la mente di chi era bambino e ora è un adulto, mi rendo conto che delle mancanze le ho patite. Mancanze che mi tormentano da tutta una vita. Ad esempio i giocattoli che i miei genitori, per mille ragioni, non mi hanno mai potuto comprare. E che ora, se si trovano sulla baia del web, ti fanno pagare un mutuo. Si vede che non era un caso, se li desideravo così tanto.

Il quartier generale di Big Jim

Base Big Jim

Fra gli anni 70 e gli anni 80 io ero un grandissimo amante di due giochi: i Micronauti e, soprattutto, Big Jim. Di Big Jim ne ho posseduti diversi modelli, anche degli ultimi anni prima della sua uscita di produzione. Il Jim protagonista e anche diversi suoi compari, oltre alle versioni speciali (fra cui il famoso agente segreto, quello con nella valigetta le facce intercambiabili), ad alcuni mezzi di trasporto (ricordo una astronave ed una moto, oltre che l’auto con il lanciarazzi sul cofano).

Quindi niente male… eppure non sono mai arrivato al quartier generale. Questa roba di tre piani in plastica e cartone, con tanto di ascensore, con le scenografie pezzenti fotografate, praticamente identico alla casa di Barbie, ma più figa per ovvi motivi. Mi è sempre rimasto sul gozzo non averlo posseduto. Guardavo sempre con invidia gli amici che lo avevano, anche se in fondo era un affare ingombrante e alquanto inutile. Ma ancora oggi penso a quanto mi sarei potuto divertire a fare su e giù con l’ascensore assieme al mio Big Jim (che per la cronaca ribattezzai Pekiter… mah).

Brivido

Brivido

Brivido era il gioco da tavola definitivo. Il non plus ultra del coinvolgimento fra amici, quando ancora i videogame erano cosa rara. Un gioco da tavolo con tematiche horror: vi rendete conto cosa poteva essere? Trappole, scheletri, la scala con la balaustra, la biglia a forma di teschio che faceva scattare le trappole. Io, da grande amante dei film di paura, ne ero affascinato. Purtroppo gli sono sempre stato molto lontano, credo per il prezzo abbastanza proibitivo ai tempi. Ma tornerei a farci una giocata. Qualcuno di voi lo possiede ancora e ha voglia di fare serata?

Beast Man

beastman

Della serie “Masters Of The Universe” il primo personaggio che mi feci comprare fu Skeletor. Come potevo non possedere il cattivo per eccellenza, con la faccia da teschio?
Poi venne He-Man, ovviamente, poi la tigre Battle-Cat e a seguire decine di altri personaggi e qualche accessorio. Ma il mio personaggio preferito, della prima serie, fu Beast Man. E fu anche l’unico che non riuscii mai ad avere. Quando mi trovavo a giocare a casa del mio amico, vicino di casa nonché compagno di mille avventure Denis, portavo il mio scatolone con i personaggi, lui metteva a disposizione il cortile e il castello di Greyskull (AAAAH!!) e i suoi personaggi. Fra questi il tanto agognato Beast Man. Il mio amato.
Brutto come la morte, di un arancio che ti prendeva a pugni le cornee, peloso e anche un pelo gobbo. In pratica, meraviglioso. Ho visto, poco tempo fa, la versione 2.0 sul web. Qualcosa di estremamente libidinoso. Ancora più brutto e cattivo, e soprattutto più grosso. Godurioso.
Devo averlo!

Boris

boris

Fra i tanti personaggi di Big Jim che amavo ce n’è stato uno che mi ha spezzato il cuore, perché non solo non sono mai riuscito ad averlo, ma nemmeno a giocarci. Forse anche per questo, ogni volta che ne vedo uno in fotografia, mi fa scattare tanti ricordi come un terremoto.
Questo è Boris.
Boris era l’autista/maggiordomo del cattivo professor Obb (quello pelato con barbetta e ombrello-fucile). Il cattivo per eccellenza.
Non so perché ma mi sono sempre immaginato Boris perfido, un po’ ottuso e muto.
Venendo da un’azienda americana, il cattivo (negli anni 80) non poteva che essere russo: nel nome, nelle fattezze e nell’abbigliamento. Con la sua testa con la calotta in ferro e il braccio-missile bionico, il suo completo tutto nero e la fondina fuori dalla giacca, era unico. E per questo meraviglioso.
Forse dovevo dire alla mia mamma che non era un cattivo. Ho questo vago sentore che certi personaggi non me li prese proprio per questo motivo. Ma Sting doveva ancora cantare “Russians”, il muro doveva ancora cadere e Boris in casa mia non entrò mai. Peccato.

Commodore 64

commodore 64

Ai tempi possedevo moltissimi “scacciapensieri”, i primi videogame portatili della Gig (che poi cambiarono nome in Gig Tiger parecchi anni dopo), ed ero un grande fanatico delle macchinette al bar polisportiva sotto casa, fra Tetris, Froggy Frog, Donkey Kong e mille altri.
Purtroppo non venni mai in possesso del Commodore 64, la gioia di ogni bimbetto che si stava avvicinando all’era moderna dei giochi.
Quella tastiera bombata, il mangiacassette e soprattutto tutti quei giochi che vedevo pubblicizzati sui giornalini a fumetti che compravo. Ah, quanto dolore non poter smanettare sui joystick con le immagini dei vari OutRun, Soccer o Popeye. Ora si trovano on line, grazie ai vari emulatori free sul web, ritrovando un po’ del fascino vintage e la lacrimuccia amarcord di rito. Ma non è la stessa cosa, perché il Commodore 64 era proprio bello da vedere.
Anni dopo mi fu regalato l’Amiga 500, che spaccava il culo a tutti.
Ma ormai ero già rapito da altro. Ed infatti la maggior parte dei floppy disk erano occupati dai filmati 8bit di Cicciolina ed altre donnine più o meno svestite.

Red Falcon

red falcon

L’amore per i Micronauti arrivava direttamente dagli anni 70, quelli che ci fecero scoprire i cartoni animati giapponesi coi robottoni e l’esplosione delle guerre stellari e della bella fantascienza in televisione.
Prima le piccole action figure con i loro veicoli, poi i robot magnetici con i missili, i loro cavalli abbinabili e le mille avventure che vivevamo tutti assieme.
Negli anni 80 furono introdotti nuovi personaggi, principalmente per il mercato italiano.
Se qualche anno prima avevo avuto la fortuna di possedere il mitico Baron Karza e il suo destriero Andromeda, il personaggio fra quelli che non riuscii a possedere e che sogno ancora oggi è il bellissimo Red Falcon.
Completamente differente dai suoi predecessori, con quel corpo colorato e trasparente, la forma più longilinea e quella sua aria altolocata, risveglia in me quel desiderio di tornare bambino come ben pochi giocattoli. Saranno state le ali rosse, il falco robot abbinato o quel suo essere più alieno degli altri suoi colleghi robot, ogni volta che lo rivedo in foto mi fa battere forte forte il cuoricino. Non è detto che un giorno non decida di fare la pazzia su e-bay. Tenetemi lontano la carta di credito!

Il Subbuteo

subbuteo

Secondo voi, un bimbetto di doppia nazionalità, che è nato e vissuto col mito del calcio argentino, in un Paese come l’Italia in cui il calcio è presente ovunque (anche di più in quegli anni), in cui ha visto prima l’Argentina vincere i mondiali di fine anni 70, poi l’Italia trionfare in Spagna nel 1982 e, subito dopo, vedere Maradona alzare la coppa del mondo in Messico, poteva non innamorarsi perdutamente del Subbuteo?
No, non poteva.
Specialmente se questo gioco gli è stato negato sempre.
Perché era bellissimo, ma dispendioso.
Ogni squadra costava un botto e qualcosa di più.
E poi questo bambino si sarebbe accontentato di due squadre, o avrebbe richiesto il campo da gioco da srotolare sul tavolo? Domanda pleonastica. E le porte da gioco? Pure quelle.
E, infine, preteso anche le tribune con gli spettatori, le colonne con i faretti e tutto quello che si vedeva nelle bellissime pubblicità dei giornalini. Già: Subbuteo faceva leva sulla strategia di marketing delle “piccole aggiunte”: parti con mille lire e alla fine ipotechi casa dei tuoi.
Per ovviare a tutte queste costose pretese, il bambino si è dovuto “accontentare” di usare la fantasia con i suoi amici, adottando i tappi delle bottiglie dell’acqua come proprie squadre in interminabili partite mondiali sui marciapiedi con i campi disegnati col gessetto.
Inutile aggiungere chi fosse quel bimbetto.

Il coltello di Rambo

rambo

Quando vidi per la prima volta il primo “Rambo” al cinema con mia madre, ancora prima che il nome Rambo diventasse di uso comune, mi innamorai di quel personaggio solitario, rude, fortissimo e figo come non mai. Per anni ho pensato, nella mia mente da ribelle di periferia, di scappare dalla scuola e nascondermi nei boschi lì vicino e vivere come lui contro tutto e tutti.
Possedevo un coltellino di plastica grigio, credo facesse parte di un costume di carnevale. E nella mia dolce ingenuità ritagliai i lati del coltello con le forbici, per farlo assomigliare a quello di Rambo. Ovviamente sbagliando tutto, visto che lo ritagliai su entrambi i lati e non solo sopra.
Ma tant’è, me lo dovetti tenere così per sempre perché anche quando uscirono i giocattoli dopo il clamoroso successo del secondo film, quando tutto ciò che era simil militare era “alla Rambo” e si trovavano giocattoli “alla Rambo” in ogni dove, anche al mercato, quel coltello la mia mamma non me lo volle mai comprare.
Diceva che era violento. Che non le piaceva.
Posso capire tutto, mamma, ma ai tempi avevo il flobert (il fucile ad aria compressa che sparava i gommini), possedevo pistole e mitragliette giocattolo, avevo robottoni che sparavano missili da ogni pertugio, astronavi con mitragliatrici, soldatini di ogni guerra (anche futura), mostri giganti, ragni pelosi e dinosauri sanguinari… cioè, loro sì e il coltello di Rambo no?

Auto della polizia Reel Radiocomandato e le Gig Nikko

bisNikko

Perché sì, a fine anni 70 avevo una macchina della polizia Reel, con i suoi suoni, le sirene colorate, le luci e tante bellissime cose.
Una macchina con cui ho giocato per anni. Con cui mi sono divertito, arrabbiato, cambiato batterie (quelle ENORMI), sparato coi miei Big Jim e mille altre cose… ma quella che possedevo io era la filoguidata! Perché c’era una enorme differenza fra una macchina filoguidata e una radiocomandata.
Quella filoguidata era la macchinina di serie B, da sfigati, quella con quel filo gommoso che ti impediva di eseguire le manovre alla Bo e Luke se non rischiando di dover correre appresso a lei per tutto il tempo.
La radiocomandata, invece, era la macchinina per eccellenza, quella da figo, quella in cui potevi fare qualsiasi cosa, comodamente seduto o al massimo in piedi.
La pacchianata della macchina della polizia Reel ha resistito nella mia mente fino all’arrivo delle ultra pompatissime e cattivissime Gig Nikko, anche quelle mio sogno proibito di sempre.
Che fossero quelle da corsa ma, soprattutto, quelle fuoristrada con le ruote giganti (ricordo anche una con le ruote che si gonfiavano mentre la guidavi) non aveva importanza.
Erano super. La Reel era ormai un ricordo (in tutti i sensi, dato che aveva chiuso i battenti) mentre la Gig Nikko era il presente.
Quanto le ho sognate.

reel

Il galeone dei pirati Playmobil

galeone

Eccoci giunti al mio ultimo desiderio in questa veloce top ten (ce ne sarebbero altri, ma magari me li tengo per una prossima volta).
Il favoloso galeone dei pirati Playmobil.
Non sono mai stato un grande estimatore dei Playmobil. Erano belli, per carità. Però fra loro e i Lego i secondi hanno sempre vinto a mani basse.
C’erano però due cose che hanno solleticato i miei desideri da bimbetto. Se il piacere del Forte dei cowboy era compensato da una versione in mio possesso in legno FIGHISSIMA per i soldatini (di cui avevo una forte collezione, grandi e piccini di ogni tipo), il galeone dei pirati invece non ha mai trovato sfogo.
Ricordo di essere venuto in possesso illegalmente di una scialuppa, con cui facevo giocare il mio Playmobil fantasma (uno dei pochi cui ricordo di avere avuto in casa, con tanto di sfera al piede), ma la gigante nave madre deve essere stata proprio uno spettacolo, averla e giocarci assieme. Almeno, così ho sempre pensato sarebbe stato. La griglia per i prigionieri, le vele, la stanza del capitano e il timone. Meraviglia delle meraviglie.

E voi quale giocattolo non avete mai posseduto e che comprereste anche ora?
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Tunch
Attore, doppiatore, speaker, bassista e anche autore. Nato nella metà degli anni 70, vive gli anni 80 fra scuole elementari, scuole medie e tutte le mode che ne hanno segnato il passo. Dalla musica new wave ai paninari, fino al cinema che ha segnato anche la sua futura carriera. Nel 1987 debutta ,infatti, prima col cinema e poi con il teatro, continuando gli studi recitativi fino agli inizi degli anni 90. I quegli anni si leva diverse soddisfazioni, fra cui assistere alla vittoria dei mondiali del 1986 della “sua” Argentina con Maradona. Chiude gli anni 80 vedendo in concerto i Pink Floyd. Due volte. Insomma, la fine più che degna per questo decennio.

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