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1986

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Lui era il terzo da destra in basso nella foto di classe.
Con gli occhi di sua madre non guardava verso l’obiettivo e le spalle incurvate come a nascondersi rivelavano che era il figlio di un padre sfuggente.

La maestra era una donna massiccia senza trucco e un vestito marrone chiaro, gli altri alunni, a riguardare la foto dopo trent’anni, sembrano a proprio agio in quegli austeri
grembiuli neri per i maschi e bianchi per le femmine.

Non era una scuola cattolica, ma ci somigliava tanto.

Oltre le mura che ne circondavano il cortile c’erano capelli cotonati, spalline ingombranti sotto le giacche, scarpe da ginnastica o da barca che costavano più di quanto una media famiglia monoreddito potesse permettersi.

Alla radio, nei bar e in televisione gli Europe cantavano The final countdown.

Cosa stava finendo?
Cosa ci stava aspettando?
Non ci pensavamo.

Immersi completamente nelle nostre vite, il presente era un tempo infinito.

Fabiano Spessi (dal libro “Una promessa di felicità”, 2016, Giuliano Ladolfi editore)

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