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Against All Odds – Phil Collins

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Dopo aver parlato nei precedenti articoli di “In The Air Tonight” e “A Groovy Kind of Love“, oggi concludiamo in bellezza con un altro grande singolo del cantante inglese Phil Collins, il brano di cui voglio parlarvi oggi è “Against All Odds”, che come spesso avviene quando il titolo non contiene parole della canzone, tutti ricordano per il verso “Take a Look at Me Now”.

Questa bellissima canzone del 1984 venne usata come colonna sonora del film “Due Vite in Gioco” dello stesso anno.

Proprio la storia del titolo merita di essere ricordata. Inizialmente il brano doveva chiamarsi “How Can You Just Sit There?”, ed era stato composto per l’ex moglie di Bill, dopo la dolorosa separazione tra i due. Il cantante pensava di inserirlo nel suo album Face Value del 1981, poi però venne scelto per la colonna sonora di “Due Vite in Gioco” (il cui titolo originale inglese era appunto “Against All Odds” e in solo 2 giorni venne riarrangiato.

Come “In the Air Tonight”, anche questo brano si rifà quindi alla vita personale dell’artista. Se là troviamo quasi una sfida tra un marito e una moglie che si stanno lasciando, qui la storia è finita e Phil vuole esprimere – in particolare alla ormai ex compagna – il suo senso di vuoto, magari tentando una riconciliazione, anche se questa è “contro ogni probabilità”. Non riesce a fare a meno della sua amata, ma lei ha deciso di prendere un’altra strada e il suo cuore rimarrà spezzato.

Subito dopo la pubblicazione il brano di Collins si posizionò in vetta alle classifiche: numero 2 in UK, 1 in Canada e Irlanda e anche nella classifica Billboard statunitense, dove restò al numero uno per ben 3 settimane scavalcando un altro grande singolo del 1984, Footloose di Kenny Loggins. Da noi in Italia il singolo riuscì ad arrivare al quarto posto.

Against All Odds (Take a Look at Me Now) vinse un Grammy Award alla miglior interpretazione vocale maschile, e fu anche nominata agli Oscar come miglior canzone da film. Quell’anno l’Oscar lo vinse Stewie Wonder con “I Just Call to Say I Love You”; molti ricorderanno la faccia disgustata di Collins alla serata: non tanto perché avesse perso (battere un artista americano per un europeo è sempre “against all odds”), quanto perché non fu ritenuto “abbastanza famoso” per cantare, e fu l’unico dei 5 finalisti a rimanere seduto mentre qualcun altro cantava il suo brano! Come sempre in questi casi la decisione si rivelerà quanto meno miope, visto che Phil negli anni arrivò a vendere quanto Michael Jackson entrando nella Hall of Fame di qualunque cosa (come autore, come batterista, come cantante di gruppo e come cantante solista).

Durante la sua lunga carriera il cantante inglese ha ottenuto per ben 7 volte la vetta della Billboard statunitense con 7 singoli diversi; in particolare, il 23 dicembre del 1989 il brano “Another Day in Paradise” raggiunge la vetta della classifica e ci resta fino all’inizio del 1990, diventando così l’ultimo singolo N.1 degli anni 80.

Con una gamma di emozioni che va dall’allegria scanzonata alla disperazione più cupa, Collins ci ha regalato delle canzoni che non sono solo canzoni, ma pezzi di ognuno di noi, dove tutti possiamo ancora riconoscerci. Basti confrontare la cover di “Against All Odds” di Mariah Carey, emotivamente innocua nonostante la sua voce divina, con la potenza espressiva della versione originale di Phil. La voce non è tutto, il talento è un’altra cosa.

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