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Anni80 – Noi Che ….l’abbiamo vissuti (prologo)

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Anni80

“Non ho mai avuto ritegno di dichiararmi nostalgico, di un certo passato. Se è stata la ragione per cui ho nostalgia, una ragione bella, perché non la devo riproporre nei miei ricordi, godendo di quella bellezza ed avendo anche un po’ di nostalgia. In questo momento, dove tutti siamo un po’ inquieti, perché non cogliere il suggerimento del passato per trovare motivo di speranza.”
(da una intervista al regista Ermanno Olmi, ospite a “Che tempo che fa”, Rai Tre, 13 gennaio 2013)

..Ai miei genitori Enzo & Anna…

Prologo

Quando inventi la macchina del tempo, dimmelo che vengo con te !
Qualche anno fa ebbi modo di leggere questa frase su internet tra le pagine di un blog dedicato agli Anni80.
Contemporaneamente, in sottofondo, una canzone degli Spandau Ballet mi riportò con la memoria a quel decennio.
Anni che avevo vissuto appieno durante la mia fase di passaggio dalla adolescenza alla maturità, essendo nato nel 1966.
Gli Anni80 nacquero un po’ in “sordina”, così timidi da non essere più i oppure i vissuti questi ultimi da quei ventenni nati durante l’ultima guerra. Quel decennio fu veramente un punto di mezzo, un giro di boa, un tutto nuovo negli usi e nei costumi, come se qualcuno avesse aperto le finestre sul mondo, che in parte stava già ulteriormente cambiando, per dare una rinfrescata alle stanze della nostra esistenza.
E’ proprio vero, come una canzone, un film oppure un breve frammento televisivo d’epoca, possa fare affiorare in ciascuno di noi ricordi e sensazioni ancora vive riportandoci indietro a quei momenti vissuti e ormai passati. Quindi possiamo dire che in definitiva la macchina del tempo…esiste!.

Ogni secolo così come ogni decennio ha avuto la sua
colonna sonora ideale per tutte le generazioni che sono state protagoniste di un determinato momento storico.
Da diverso tempo, infatti, visto che ormai tutto ruota intorno al “revival” molte edizioni musicali ripropongono compilation di brani usciti nei decenni precedenti; questa mole di canzoni e parole fa riemergere dai cassettini della nostra memoria momenti, ricordi, fatti, esperienze di vita vissuta con una velocità tale e una chiarezza da farci capire come sia passato il tempo.
Anche la cinematografia ci ha provato con il film “Notte prima degli Esami” in cui si narra le vicende di alcuni compagni di scuola, a metà degli anni ‘80, prossimi con gli esami di maturità. Nei novanta minuti di sceneggiatura gli autori hanno cercato di ricostruire la medesima atmosfera nonché lo stile di vita tipico di quella fascia generazionale, e posso dire con occhio da spettatore che il risultato è stato più che positivo. Viceversa guardando, oggi, molti film soprattutto del genere “Commedia all’Italiana” girati proprio in quel periodo si assiste ad uno spaccato di vita reale fatta di auto, vestiti e oggetti tipici di quel decennio.

La cosa più curiosa è che molte volte, pensando a questi momenti, si hanno sensazioni nitidissime di qualcosa che abbiamo fatto, vissuto, detto, ne siamo stati partecipi venticinque anni fa, ma non ci ricordiamo cosa abbiamo fatto il giorno precedente dell’attimo in cui stiamo vivendo.
Vorrei evitare la solita retorica di come sono alcuni adolescenti oggi, non tutti ovviamente, rispetto a come eravamo noi venti anni fa; non voglio dire che stavamo meglio di loro, credo però che abbiamo vissuto un momento nuovo, una vera e propria transizione negli usi e costumi, lasciandoci alle spalle gli anni ‘70 un poco bui e tristi, considerando anche i dolorosi fatti di cronaca di quei tempi.
Quindi, gli Anni80 ce li siamo davvero goduti e bastava molto poco per divertirci. Certo anche allora i “teppistelli” non mancavano, ma erano categorie ben circoscritte, fuori dal nostro giro, e tanto meno quei minorenni potevamo considerarli potenziali aggressori. In giro se ne vedevano pochi, escludendo aree ben note alla microcriminalità. Comunque quei pochi non influenzavano negativamente la nostra routine quotidiana.

Per tutti quelli come me nati intorno alla metà degli anni sessanta, negli Anni80 avremo compiuto i nostri primi vent’anni. Prima però di addentrarci nel cuore di questo viaggio a ritroso nel tempo, vorrei soffermarmi su alcuni elementi che furono poi i protagonisti in quel periodo. Iniziando dall’abbigliamento la nostra massima espressione “casual” erano dei classici jeans (Levis, Wrangler, Lee, Carrera) abbinati anch’essi a una camicia di jeans, che a quei tempi faceva molto look Claudio Baglioni.


In estate il massimo dell’eleganza era dato dalle magliette polo tipo Lacoste oppure Fila abbinate a maglioni, cardigan, di tipo sportivo/elegante, una moda mare da yacht o tennis che ritrovavamo nelle marche come Ellesse, Fila, Marina Yachting.
Mai ci saremo sognati di andare a scuola con pantaloni a vita bassa oppure con un berretto tipo baseball: tutti ci avrebbero sicuramente deriso e guardato con un certo distacco. Viceversa nelle occasioni ufficiali (anche in discoteca) indossavamo spesso e volentieri giacca e cravatta.
Mentre per il look femminile, ricordo che molte ragazze portavano la gonna, di solito fin sopra il ginocchio oppure il kilt sullo stile scozzese, scarpe classiche con poco tacco. Abbigliamento questo che ritrovavamo spesso anche durante l’anno tra i banchi di scuola. Oggi una certa moda giovanile (jeans a vita bassa, berretto tipo baseball calzato di traverso) fanno sembrare molti adolescenti odierni una sorta di Gang uscita dai sobborghi di New York o Los Angeles.

paninaroDecennio che passa, moda che cambia, verrebbe da dire, anche noi durante i nostri Anni80 avevamo delle linee di moda giovanile che presero piede con i così detti Paninari. Anche loro si erano costruiti un certo stile, ma sembravano più appartenere alla borghesia medio alta che a un sobborgo del Bronx.
La più nota enciclopedia on-line alla voce Paninari cita la testuale definizione: “Con il termine Paninaro si identifica una sottocultura giovanile nata a Milano nei primissimi anni Ottanta e diffusasi in seguito in tutta Italia e in alcuni paesi europei. Tra le caratteristiche di questa sottocultura vi erano l’ossessione per la griffe nell’abbigliamento e in ogni aspetto della vita quotidiana, il rifiuto della politica e l’adesione a uno stile di vita fondato sul consumismo, il divertimento e la spensieratezza.”
In effetti i paninari interpretavano alla lettera questo spirito superficiale e molto consumistico tipico degli Anni80.

paninari
Seguivano con forme anche maniacali il proprio aspetto o come si diceva allora il proprio “look”. L’abbigliamento del paninaro prevedeva occhiali Ray Ban, zainetto Invicta, giacche a vento (piumini) come il noto Monclair, stivaletti da cow boy, cinture El Charro e scarponcini Timberland. Questo era il guardaroba del Paninaro ideale. Il nome Paninaro era stato coniato anche dal fatto che questi gruppi adolescenziali trovavano rifugio, come punto di ritrovo nelle prime paninoteche o meglio dire i primi Fast Food come Mc Donald’s e Burghy che ben presto furono uno degli altri simboli ad uso e consumo di questa nuova forma di aggregazione giovanile. Di li a poco soprattutto alla fine della scuola media superiore e dell’ Università una volta entrati nel mondo del lavoro gli ormai ex Paninari dopo lunga gavetta e meritata carriera sarebbero entrati in quella nuova generazione che gli avrebbe etichettati come Yuppie. Avrebbero perciò, entro pochi anni, appeso al chiodo il piumino Monclair lasciato lo zaino Invicta sostituendo quindi il loro guardaroba con una blazer a doppio petto e valigetta ventiquattrore sfoggiando i primi telefoni cellulari. Ma questa è un’ altra storia.

Ritornando invece al nostro decennio il luogo simbolo che ci vedeva protagonisti quotidianamente era ovviamente la scuola.
Per quanto riguarda la scuola, in merito al rapporto con i professori eravamo già più maturi rispetto ad alcuni studenti di oggi. Nel senso che sapevamo scherzare in maniera simpatica e mai volgare, eravamo rispettosi dell’insegnante che avevamo di fronte, e quando era il momento sapevamo parlare con loro affrontando gli argomenti in modo serio ed intelligente, sia che si fosse trattato di un argomento scolastico, sia della quotidianità che ci circondava.
Non esisteva più il distacco fra professori e studenti, come era avvenuto fino a vent’anni prima, ma una sorta di complicità e collaborazione professionale che rendeva lo studio meno faticoso e non degenerava mai nella mancanza di stima e nella villania.Molto frequenti erano i pomeriggi diciamo a “studiare” in casa di qualche amico. Di solito era un pretesto per cercare di passare un pomeriggio diverso con la scusa di un ripasso di gruppo.
Si parlava di tutto, si studiava di meno, e si rideva molto per finire sempre con la classica tazza di The e biscotti preparata dalla mamma di turno.
Al compimento del diciottesimo anno di età avremmo pensato subito a prendere la patente di guida, che solo nei sogni di allora quell’auto ipotetica ci avrebbe portato chissà dove per noi abituati alla solita routine quotidiana: casa e scuola.

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Vespa px 150

Patente “B” che per anni, prima che potessimo permetterci un auto tutta nostra, ci avrebbe fatto guidare l’auto di famiglia, di solito la seconda auto, quella di tutti i giorni che allora poteva essere una Fiat “126”, o nel migliore dei casi una “Panda”. Ancor prima della patente “B” , i più fortunati potevano permettersi all’età di sedici anni la patente “A” che gli avrebbe consentito di guidare una moto di cilindrata 125 cc che per la moda di quel periodo era il mitico “Cagiva” oppure la più classica Vespa “PX”. In quegli anni non esistevano gli scooter, come quelli di oggi iper tecnologici, ma noi confinati su un motorino da 50 cc ci accontentavamo degli allora “Ciao” , “Si” e “Boxer” della Piaggio, più ovviamente la classica “Vespa”, oppure lo storico “Califfone” o “Fifthy” della Malaguti.
In quel periodo non esistevano i “punti” della patente, gli etilometri, e le zone a traffico limitato con telecamere, e casco obbligatorio. Quest’ultimo oggetto, di sicura protezione, se qualcuno di noi avesse provato a indossarlo con il motorino sarebbe stato certamente preso in giro. Non eravamo spericolati, il massimo delle infrazioni era di andare in due in sella (5.000 lire di ammenda se ti beccavano) che per la velocità di quei tempi, intendo minima, rispetto agli scooter odierni, se non riuscivi a fondere il motore era già un successo.

Commodore VIc 20
Commodore VIc 20

Avendo affrontato questo ricordo legato al rapporto che noi adolescenti avevamo con i motori mi viene spontaneo anche un reminescenza su altri aspetti legati al consumismo.
Il periodo 1980-1987 lo abbiamo vissuto senza telefoni cellulari, senza computer e lettori Mp3.
I primi erano pura fantascienza, mentre per i computer questi si limitavano al “Commodore 64” oppure al “VIC 20” mentre i più professionali erano già gli Olivetti con linguaggio MS- Dos.
Per comunicare usavamo ancora i telefoni di casa a “disco” e quelli pubblici, chi possedeva uno dei primi cordless si sentiva “superiore” superiore rispetto al resto della massa. La maggior parte delle telefonate venivano fatte tra amici di scuola e si intensificavano soprattutto nelle ore di pranzo e di cena (questo dava una certa sicurezza sul fatto che chiunque stessi cercando a quell’ora sicuramente sarebbe stato a casa), se volevamo un po’ di privacy dovevamo andare fuori e parlare da un telefono pubblico. A ripensarci adesso, il gesto di tirare fuori dal portafoglio una scheda telefonica, ma anche una moneta da duecento lire, oppure il più tradizionale gettone telefonico di rame, entrare in una cabina (allora ancora SIP) e fare delle mega chiacchierate con l’amico o l’amica del cuore, risultava una gioia che sulla base di quanto ci raccontavamo riempivamo ore delle nostre giornate. Oggi con il cellulare siamo quasi sempre rintracciabili, allora se chiamavi da casa a casa oppure da un telefono pubblico dovevi sperare che la tua Lei oppure il tuo Lui fosse li a risponderti, in caso contrario riprovavi e di certo non avevi modo di scrivergli nessun…messaggio breve (SMS). Al massimo si lasciava una messaggio vocale alla mamma che lei certo avrebbe poi riferito.

walkman
walkman

Chiudendo la parentesi telefonica e ritornando a oggetti di consumo, avendo citato l’Mp3, che allora non era stato neppure inventato, in quegli anni il massimo che potevamo permetterci erano i primissimi Walkman a cassetta, oppure con radio FM abbinata, rare erano anche le calcolatrici “databank”, le prime intelligenti che ti permettevano anche di memorizzare rubriche e appunti.
Chi possedeva uno o entrambi questi oggetti era invidiato dai suoi coetanei. Inoltre i modelli presenti sul mercato non erano molti, e i pochi assai costosi.
Il CD o compact disc stava nascendo ma veniva considerato ancora oggetto troppo misterioso, molti di noi erano ancora affezionati ai tradizionali dischi in vinile e alle cassette, queste ultime, unica fonte di duplicazione, oggi si direbbe masterizzazione. Quindi ci si doveva accontentare di quella poca tecnologia che passava il mercato. In quegli anni la vera rivoluzione fu il video registratore a uso domestico, la novità di registrare cosa si preferiva soprattutto a tv spenta o mentre stavamo guardando un altro programma ci garantiva una certa indipendenza da orari e telecomandi. Oggetto questo assai costoso che non subito però entrò nelle case degli italiani. Parallelamente al video registratore domestico fu messo in commercio anche quello portatile da abbinare a una
telecamera ma qui saremmo entrati in un campo troppo di “lusso” per le tasche di molti.
All’inizio di questo mio prologo ho detto che la musica in qualsiasi momento può esserti di aiuto per far affiorare ricordi di un tempo passato.

Radio anni 80
Ebbene in questo decennio di musica ne mangiammo molta grazie anche al boom, iniziato a metà degli anni settanta, delle prime radio private.
La nostra “colonna sonora” quotidiana era legata a chi era più o meno affezionato ad ascoltare una di queste nuove emittenti che si stavano affacciando sulla ribalta della radiofonia italiana.
I grossi Network nazionali (RDS, 105 Radio DJ,) già esistevamo ma potevamo sentirli solo nei capoluoghi di regione dove avevano impiantato i loro ripetitori, quindi in una realtà più locale di provincia tra le emittenti locali si venne a creare una forte concorrenza e un vero e proprio campanilismo tra una radio rispetto a un’altra.

Per chi come il sottoscritto la realtà radiofonica privata la visse in prima persona, ossia da protagonista, dietro il vetro di uno studio, ricorderà sicuramente questo momento come una bella pagina della vita durante il passaggio tra adolescenza e maturità, un hobby tranquillo che ti permetteva di conoscere molte persone, stringere nuove amicizie, e diciamolo ti dava in ambiente locale anche una certa notorietà.
Oggi parliamo di “Social Network” – Facebook, Twitter – una realtà solo virtuale, fare invece la radio in quegli anni voleva dire veramente avere nuovi contatti umani, sia tra i colleghi che fuori dall’ambiente radiofonico.
Oltre tutto vivere la radio da protagonista ti dava la possibilità di registrare molte cassette risparmiando così sull’acquisto dei dischi.

Avendo accennato ai rapporti umani, la fisicità dei contatti e l’eterogeneità delle amicizie avveniva veramente su strada e non di fronte alla tastiera di un computer.
L’amicizia , quella vera, anche tra maschi e femmine si sentiva molto di più a cominciare dai banchi di scuola.
Noi spensierati, di allora, eravamo molto uniti, c’era molta complicità, comunicabilità, la voglia di stare insieme, sia in piccoli gruppi che in realtà più numerose; le coppie dei fidanzati “seri” erano poche e come già detto bastava anche poco per divertirci stando tutti assieme.
Infatti se durante la settimana scolastica, l’unico momento di relax poteva essere una passeggiata sul corso prima di cena, durante il fine settimana non facevamo grandi cose, infatti a parte il sottoscritto che andava in Radio al sabato pomeriggio, per il resto i vari week end erano assai poco frenetici.
I miei coetanei non avevano bisogno di “sballarsi” o ubriacarsi per essere felici. Ricordo infatti molta meno omologazione, molta più creatività, rare notizie di folli ubriachi al volante. Nessuno allora avrebbe mai fatto il test della cocaina, eravamo sicuramente più semplici e certamente più felici.
Il sabato pomeriggio era dedicato allo “struscio” o “vasche” nella via centrale del paese, poi la sera, forse perché privi di mezzi di locomozione propri, eravamo molto casarecci. Non esistevano ancora i Pub in stile inglese e le sere del sabato, specie in inverno, se non capitava l’occasione di andare in pizzeria; regolarmente stavamo in casa davanti alla TV guardando ….”Fantastico” su Rai Uno.

In quel periodo sia cinema che discoteca potevano essere frequentati anche alla domenica pomeriggio.
La domenica mattina, di norma, era dedicata allo studio, mentre la sera finiva con uno dei primi nuovi varietà televisivi della neonata Fininvest (attuale Mediaset), come per esempio “Drive In” su Italia 1.
Non avevamo i reality: Grandi Fratelli, Isole dei Famosi, X-Factor, Amici o altri programmi tematici come oggi, infatti allora il nostro rapporto con al televisione era sicuramente più equilibrato.

Per quanto riguarda le nostre frequentazioni danzanti in discoteca, come accennato prima, si sfruttava anche la possibilità di recarsi alla domenica pomeriggio, viceversa la sera, almeno nella mia provincia, era di moda organizzare i “Veglioni Studenteschi” dove alcune classi, di solito le IV e V, degli istituti superiori affittavano per una sera una discoteca e questo diventava un modo molto originale per ritrovarci tutti a ballare.
La settimana, scolastica ovvio, iniziava con la sveglia il lunedì mattina alle 6.30 per permetterci di ripassare all’ultimo momento qualche materia accantonata dal venerdì precedente. Dopo di che la giornata iniziava di nuovo.
Mi limito a dire quindi, che gli Anni80 sono stati unici, stupendi e irrepetibili, la cosa più bella era l’atmosfera perenne di magia e benessere che contraddistingueva quel periodo. E se veramente il “tempo fosse un gambero…che a retro marcia và”- parafrasando una nota commedia musicale – sarebbe bello poter rivivere un attimo di quel tempo andato che oggi è solo un ricordo. Adesso quando mi sento triste mi viene istintivo guardare al passato, se poi ho un sottofondo musicale appropriato, la miscela è perfetta. Mi viene da guardare indietro fino a giungere a un epoca per me magica, perché oltretutto avevo vent’anni.

Quindi viene spontanea una domanda:
E’ vero allora che gli Anni80 erano anni migliori ?

Se tutto quanto ho scritto risponde a realtà, e visto che non abbiamo la macchina del tempo, facciamo un breve viaggio ipotetico in un qualsiasi anno, appartenuto a quel decennio, suddividendolo nelle quattro stagioni fondamentali per riscoprire in ciascuna di queste come trascorrevamo quel periodo a seconda della stagione che stavamo vivendo.
E’ opportuno premettere che ogni stagione ha ovviamente delle caratteristiche ben diverse e non sempre legate al fattore climatico del momento. In questo nostro viaggio all’interno di un potenziale anno attraverso il decennio 1980-1989 ritroveremo ovviamente alcuni momenti tipici esempio: Natale uguale inverno, oppure Mare uguale estate, ma ci sarà sempre un filo conduttore unico: amici, scuola, casa che farà da guida a questi nostri ricordi di un decennio ormai lontano.

Prima di entrare in questo nostro ipotetico viaggio negli Anni80, è doveroso dare una sbirciatina alla nostra precedente fase, ossia il decennio prima, e come abbiamo vissuto gli Anni70 quando eravamo ancora ragazzini.

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Antonio Lari
Salve mi chiamo Antonio Lari, classe 1966. Luogo di nascita: un cittadina della provincia Toscana. Cosa resterà degli Anni 80 ? come il titolo di una nota canzone di Raf ? … non lo so, so soltanto che la memoria di molti, e la mia è ancora viva di ricordi legati a quel decennio. Momenti magici, vissuti con gli occhi di un adolescente, quando la tecnologia che oggi condiziona la nostra vita era molto la a venire. Abbiamo vissuto bene quel periodo, uno stile di vita che ormai sembra distante secoli ma che ha lasciato un profondo segno. Inoltre per dieci anni ho avuto modo di far parte dell’emittenza radiofonica privata, per cui ho vissuto anche quel momento storico, quando le radio libere erano un mito per molti, e vivendo tale fenomeno dall’interno si assaporava molto di più le novità del momento. LA’66

1 COMMENTO

  1. Ciao, io sono un ottantino convinto, ho vissuto radio e TV private, ho lavorato e lavoro ancora in pubblicità e fast food e discoteche le ho incastonate nel cuore. Un abbraccio a tutti gli ottantino, che siano stati yuppies o paninari.

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