C’è un episodio che riassume più di ogni altro lo spirito ribelle dei videogiochi anni ’80: nel 1979 un gruppo di programmatori lasciò Atari sbattendo la porta e diede vita ad Activision, la prima software house indipendente della storia. Una rottura che cambiò per sempre le regole del settore, aprendo la strada a tutti gli studi di sviluppo terze parti che oggi diamo per scontati.
Quasi mezzo secolo dopo, le due aziende si ritrovano. E lo fanno nel modo più coerente possibile con la loro storia comune: cartucce fisiche per Atari 2600, la console che negli anni ’80 ha portato i videogiochi nei salotti di mezzo mondo.
Atari x Activision Collection: cosa contiene
Il progetto si chiama Atari x Activision Collection e mette insieme 39 titoli storici, alcuni dei quali sono vere pietre miliari del retrogaming: Pitfall!, River Raid, Kaboom!, H.E.R.O., solo per citarne alcuni. I preordini sono già aperti sul sito ufficiale Atari.
La collezione è organizzata su tre livelli:
- Cartucce Standard, vendute singolarmente, con dodici titoli disponibili tra cui Pitfall!, River Raid, Megamania, Enduro, Kaboom!, H.E.R.O., Pressure Cooker, Private Eye, River Raid II, Keystone Kapers, The Activision Decathlon e Pitfall II: Lost Caverns. Ogni cartuccia arriva con confezione e libretto illustrato in stile anni ’80, spedizioni previste per novembre.
- Deluxe Box Set a tema: quattro cofanetti (Treasure, Speed, Secrets, Victory) da nove o dieci giochi ciascuno, distribuiti tra novembre 2026 e l’autunno 2027, arricchiti da gadget da collezione come toppe e spille.
- Ultimate Deluxe Set, che riunisce tutti e quattro i box tematici in un’unica confezione con un oggetto esclusivo ancora da svelare.
Un dettaglio che farà piacere a chi ha ancora una console impolverata in soffitta: tutte le cartucce funzionano sia sulle nuove Atari 2600+ e 7800+, sia sull’hardware originale degli anni ’80.
Perché questa operazione conta
Non è solo un’operazione nostalgia. Il mercato del retrogaming fisico è tutt’altro che in declino, e iniziative come questa dimostrano che esiste ancora un pubblico disposto a investire cifre importanti pur di avere tra le mani un pezzo di storia tangibile, non solo un file scaricabile o un emulatore.
Certo, arrivare quasi ai mille dollari per collezionare 39 giochi usciti tra il 1979 e il 1985 fa un po’ sorridere, se si pensa al prezzo originale di quelle cartucce all’epoca. Ma chi colleziona lo sa bene: il prezzo della propria infanzia, quando torna disponibile dopo tanti anni, raramente è economico.
Quello che resta, al di là del listino prezzi, è il valore simbolico di questa riconciliazione: due aziende che per quasi cinquant’anni hanno rappresentato mondi diversi — il gigante che dettava le regole e la startup ribelle che le ha riscritte — oggi tornano a mettere le loro cartucce nella stessa scatola.
