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ATTACCO SONORO! ENERGIA!

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ENERGIA!
Sì, Takeo Watanabe è un genio. E sì, se non lo conoscete siete giustificati, perché non ha certo la popolarità di Ennio Morricone.

Ma a modo suo, Watanabe è stato il Morricone giapponese, avendo prestato il suo estro musicale al genere giapponese che ha più influenzato la cultura mondiale negli anni ’70 e ’80: i cartoni animati, per cui ha composto moltissime ‘OST’, da Heidi a Candy Candy.

In particolare, il buon Takeo ha scritto la colonna sonora di Daitarn III, uno dei beniamini dei ragazzi degli anni 80. Non a caso, perché se è vero che Goldrake era più cupo e Jeeg Robot era più rock, Daitarn ha impersonato più o meno il meglio che ci si potesse immaginare all’alba degli anni 80: un figaccione alla James Bond, elegantissimo e tormentato il minimo indispensabile, circondato da belle donne, pieno di mezzi di trasporto e armi mozzafiato e persino divertente.

La trama non era particolarmente sofisticata, ma la colonna sonora di una serie con tutte quelle caratteristiche (scene romantiche, scene comiche, scene di lotta, scene tristi, scene allegre, scene ironiche eccetera) era certamente più complessa da realizzare che non quella di cartoni più monocordi come Heidi o Remi o Mimi e le ragazze della pallavolo. Tutti bravi, sceneggiatori e animatori, ma per conto mio il buon Takeo è stato il più bravo di tutti: anche ascoltata da sola, senza immagini, la sua colonna sonora conserva tutto il fascino e la comunicativa della serie animata. L’ho cercata per anni con limitatissimo successo… poi è arrivato youtube con il suo scrigno di tesori:

Come dite? Sì, la sigla fa pena. Quella italiana è molto migliore, e giustamente è una di quelle entrate nel mito. Una canzone serissima, degnissima ad esempio di ricevere una raffinata cover dei Subsonica, che per un periodo la eseguivano regolarmente nei loro concerti e che infatti mi è capitato di sentire estasiato, prima che un temporale terrificante sommergesse me e loro.

E no, nonostante l’abbia chiamata più volte con la trasmittente che tengo sempre appesa al collo, la McPatrol non è arrivata a prendermi.

Sono arrivato al parcheggio fradicio.

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