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Ciao Paolo

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Oggi ci ha salutati Paolo Villaggio.

Con la sua morte se ne va quella che, personalmente, ritengo l’ultima vera maschera del cinema italiano.

Allo stesso livello di Totò, Macario, Sordi e molti altri, Villaggio aveva contribuito a creare un personaggio che ha fatto epoca, diventano una icona riconosciuta da tutti, e amata da moltissimi.

Quel Fantozzi a cui molto dobbiamo.

A differenza di tutti gli altri suoi colleghi, Villaggio aveva nella scrittura l’arma in più.

Proprio il ragioniere più famoso del cinema italiano era nato dalla macchina da scrivere di Paolo, prima pubblicato su L’Europeo, e successivamente nel primo romanzo intitolato semplicemente “Fantozzi”, divenuto bestseller in pochissimo tempo (superando il milione di copie vendute).

La capacità di osservazione di Villaggio nel suo quotidiano, le sue esperienze e l’amara comicità satirica e sarcastica delle sue parole sono state l’anima del suo personaggio.

Negli anni 80 abbiamo visto il lato forse più “commerciale” di Villaggio, più comica e fumettistica.

Cose assolutamente pregevoli, un tipo di comicità che ora latita troppo nel cinema italiano.
Mai volgare, mai fine a se stessa, mai facile.

Sinceramente citazionista, avendo in Chaplin e Keaton due pilastri che Villaggio amava molto omaggiare in molte gag (si pensi alla famosa scena delle polpette nella clinica per dimagrire in “Fantozzi contro tutti” ad esempio, o quella del lancio della granata che va a finire dentro la manica).

Come tutti amo ricordare Fantozzi.
Lui è uno di quei personaggi che cito ad ogni occasione, di cui conosco a memoria tutte le scene, le battute, i riferimenti.

Ho persino la suoneria del cellulare con il suo tema più famoso.

Quando nel 1988 andai a vedere “Fantozzi va in pensione” al cinema di paese, ricordo di essermi divertito come al solito.
Ma di aver assaggiato anche quella amarezza che negli ultimi capitoli aveva perso. Ritornando ad essere molto più vicino allo spirito dei primi due mitici film, con quel retrogusto tragico che solo i grandi comici hanno saputo trasmettere col sorriso.

Sì, Paolo Villaggio lo posso mettere tranquillamente nel novero dei grandi comici che sanno toccare l’anima, come i già citati Charlie Chaplin e Totò, in cui il sorriso e la risata si mixano con la lacrima e la commozione.

La sua dipartita, però, non riesce a rendermi triste.

Perché la sua Arte è e sarà sempre presente.

Nei Fantozzi, in Fracchia, Ciottoli e Siraghi.
In Kranz e nel signor Robinson.
Nel prefetto Gonnella e nello straordinario Sebastiano Procolo.

Grazie ragioniere, per lei oggi 92 minuti di applausi.

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Tunch
Attore, doppiatore, speaker, bassista e anche autore. Nato nella metà degli anni 70, vive gli anni 80 fra scuole elementari, scuole medie e tutte le mode che ne hanno segnato il passo. Dalla musica new wave ai paninari, fino al cinema che ha segnato anche la sua futura carriera. Nel 1987 debutta ,infatti, prima col cinema e poi con il teatro, continuando gli studi recitativi fino agli inizi degli anni 90. I quegli anni si leva diverse soddisfazioni, fra cui assistere alla vittoria dei mondiali del 1986 della “sua” Argentina con Maradona. Chiude gli anni 80 vedendo in concerto i Pink Floyd. Due volte. Insomma, la fine più che degna per questo decennio.

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