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Da “Phenomena” a sogno proibito, la conturbante metamorfosi di Jennifer Connelly

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Jennifer Connelly
Quando sbocciò in tutto il suo splendore, diciamo con il topless da urlo ostentato in “The hot spot – Il posto caldo” nel 1990, a noi ragazzini degli anni 80 sembrò una scommessa vinta dopo un lungo e faticoso corteggiamento.

Jennifer Connelly ci aveva fatto innamorare già dall’autunno 1984, con il sorriso da stronzetta di Deborah Gelly, l’aspirante ballerina che aveva fatto capitolare pure l’imberbe Noodles in “C’era una volta in America”. Così giovane lei e così giovani noi, poteva sembrare un’innocua cottarella adolescenziale: e invece…

E invece ci pensò Dario Argento con “Phenomena” a completare l’opera iniziata da Sergio Leone pochi mesi prima.

Nei panni di Jennifer Corvino, miss Connelly non solo manda in solluchero gli insetti ma turba pure gli spettatori di mezzo mondo.

Altro che colpo di fulmine! Ormai fanciulla in fiore, fasciata negli abiti creati dallo stilista Giorgio Armani (quanta Italia nella sua carriera…), l’attrice americana sbanca pure nel Paese del Sol Levante. «In Giappone erano tutti pazzi per Jennifer. Le ragazzine entravano al cinema vestite come lei, con la divisa da collegiale che aveva disegnato Armani», mi ha confermato lo stesso Argento durante una recente intervista.

II flirt continua nel 1986 con “Labyrinth – Dove tutto è possibile” (sorta di “Alice nel paese delle meraviglie” con i pupazzoni di Jim Henson e l’icona rock David Bowie/re dei Goblin), mentre gli anni 80 della Connelly sul grande schermo si chiudono con la sua terza pellicola italiana.

Pochi la ricordano. Era “Étoile” di Peter Del Monte (1988), precursore de “Il cigno nero” di Darren Aronofsky.

Poi arrivano i Novanta e, appunto, Jennifer “esplode”: prima il nudo mozzafiato di “The hot spot – Il posto caldo”; poi le sequenze bollenti in “D’amore e ombra”, “Scomodi omicidi” e “Innocenza infranta”.

Tra flop, titoli stracult e l’Oscar agguantato per “A beautiful mind”, anche gli anni 2000 regalano emozioni forti ai fan.
In “Requiem for a dream”, proprio Aronofsky trasforma la Connelly nella tossica Marion Silver, la spoglia e la getta in pasto a un’arena di maniaci sporcaccioni.

Infine, nel 2014 arriva una sequenza “oltre censura” che fa impallidire persino i focosi amplessi del coevo “Waking the dead”. Accade in “Shelter”, dove Jennifer viene diretta dal marito Paul Bettany («Per la prima volta vado a letto con il regista», scherzò maliziosamente l’attrice).

Ci fermiamo qui. Non siamo un sito V.M.18.

Provate però a digitare “Jennifer Connelly nude is a dream come true” nel famoso motore di ricerca per curiosare tra immagini piccanti e video bollenti.

O, ancora, recuperate il video “I drove all night” nella versione di Roy Orbison, quando nel 1992 super-J faceva perdere la testa a Jason Priestley, divo metora di ” Beverly Hills 90210″-

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