Ci sono personaggi che appartengono al mondo dei fumetti e altri che, a un certo punto, diventano parte della vita di chi li ha letti. Dylan Dog appartiene decisamente alla seconda categoria. Perché quando arrivò nelle edicole nel 1986 non sembrava semplicemente un nuovo fumetto horror: aveva un’atmosfera diversa, parlava ai ragazzi e agli adulti in un modo insolito e metteva insieme paura, ironia, cinema, musica, mistero e una buona dose di malinconia.
Quarant’anni dopo, l’Indagatore dell’Incubo torna a raccontare quella storia con una nuova grande collezione in edicola, realizzata da La Gazzetta dello Sport e Corriere della Sera. Una raccolta che attraversa quattro decenni attraverso 40 anni di avventure, scegliendo un titolo rappresentativo per ciascun anno. La prima uscita è arrivata il 18 settembre 2026 con L’alba dei morti viventi, la storia che nel 1986 diede inizio alla serie, accompagnata da un metal poster dedicato alla sua storica copertina.
Quando Dylan Dog arrivò negli anni ’80
Per capire perché Dylan Dog sia rimasto così impresso nell’immaginario di una generazione bisogna tornare proprio a quegli anni. Le edicole erano ancora un punto di riferimento fondamentale e comprare un fumetto significava spesso entrare in un mondo completamente diverso da quello della scuola, della televisione o dei videogiochi.
Dylan era un personaggio fuori dagli schemi. Viveva a Londra, abitava al numero 7 di Craven Road, suonava il clarinetto e aveva come assistente Groucho, un personaggio capace di trasformare anche la situazione più inquietante in una battuta surreale. Ma soprattutto aveva a che fare con incubi, fantasmi, mostri e paure che non erano sempre semplicemente soprannaturali.
Ed è forse proprio questo il segreto della sua forza. Dietro l’horror c’erano spesso storie che parlavano di solitudine, amore, morte, emarginazione, ossessioni e paure molto più reali di quelle rappresentate sulla pagina.
Quarant’anni di storie in edicola
La nuova collana permette di ripercorrere questa evoluzione anno dopo anno. Dopo L’alba dei morti viventi, arrivano La Zona del Crepuscolo per il 1987, Memorie dall’invisibile per il 1988 e Il buio per il 1989. Poi il viaggio continua attraverso gli anni ’90 con titoli come Golconda!, Terrore dall’infinito, Il lungo addio e Johnny Freak.
E qui c’è un aspetto interessante per chi è cresciuto negli anni ’80: la raccolta non si ferma alla nostalgia. Seguendo le uscite si può vedere anche come sia cambiato Dylan Dog nel corso del tempo, mentre cambiavano il fumetto italiano, il cinema, la televisione e naturalmente i suoi lettori.
Dagli anni ’80 si arriva infatti fino al 2025, passando per storie diventate particolarmente note come Mater Morbi, Profondo nero e Una pessima annata. Il progetto prevede 41 uscite settimanali, in edizione cartonata di grande formato, arricchite da approfondimenti editoriali e da un’illustrazione che si completa progressivamente sul dorso dei volumi.
Ma perché Dylan Dog è ancora così attuale?
Forse perché le paure cambiano, ma alcune rimangono sempre le stesse.
Quando Dylan Dog comparve nelle edicole non esistevano smartphone, social network e streaming. C’erano videocassette, sale giochi, televisione, dischi, cabine telefoniche e soprattutto il piacere di entrare in edicola e scegliere cosa portarsi a casa.
In quel mondo Dylan Dog sembrava quasi un oggetto arrivato da un’altra dimensione. Era horror, ma non soltanto horror. Era adulto senza essere necessariamente serio, ironico senza trasformare tutto in una parodia e inquietante senza avere bisogno di mostrare continuamente sangue e mostri.
Forse è proprio per questo che, dopo quarant’anni, il suo nome continua a evocare immediatamente un’atmosfera precisa: una notte londinese, una strada deserta, una finestra illuminata e quella sensazione che, dietro qualcosa di apparentemente normale, possa nascondersi un’altra storia.
E allora c’è qualcosa di particolarmente bello nel ritrovare oggi Dylan Dog in edicola. Perché per una volta non si tratta soltanto di recuperare un vecchio fumetto. È come riaprire una porta su un’epoca nella quale bastavano poche pagine, una copertina e un personaggio vestito di nero per trasformare un pomeriggio qualunque in un viaggio dentro l’incubo.
La nuova collezione parte proprio da lì: dal 1986, da L’alba dei morti viventi, e da quel Dylan Dog che quarant’anni fa entrò nelle nostre edicole senza sapere che sarebbe rimasto così a lungo nella nostra memoria.
