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Come facevamo a sapere quale fosse l’auto più veloce?

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Negli anni 80 amavamo le automobili.
Incondizionatamente.
Erano brutte e non bisognerebbe amare degli ammassi di metallo e plastica.
Eppure, quando oggi sento dire che una volta le auto erano uno status symbol, devo ammettere che è vero.

In tutti i sensi.
La macchina che possedevi dichiarava fedelmente il tuo stato sociale.
Oggi non è più così: grazie ai finanziamenti tutti hanno l’impressione di potersi permettere qualsiasi tipo di auto.
Ma la più grande differenza rispetto ad oggi è che negli anni 80 tu con una macchina bocciata in giro non ci potevi andare.

Non importava se tu avessi una meravigliosa Audi 80 o una modesta Fiat Uno.
Se te la graffiavano andavi dal carrozziere e la facevi sistemare; subito, prima che qualcuno la vedesse e pensasse che fossi un barbone.
Oggi ho spesso a che fare con carrozzieri disperati perché nessuno sistema più l’auto. Non solo le macchinette, ma anche quelle grosse e costose.

Fiat Uno Turbo
Fiat Uno Turbo

Negli anni 80 ogni auto era un gioiello.
Carrozzeria perfetta e sempre pulita, interni curati e passati in continuazione con lo straccio.
Guai a lasciare in macchina una cartaccia o a sporcare.
Mangiare in auto era semplicemente impensabile!
Non a caso, se non ricordo male, i McDrive in Italia non si sono visti prima degli anni 90.

E poi c’era – ma questa credo ci sia ancora – l’eterna competizione.

Io sono cresciuto con i miei cugini.
Per noi era estremamente importante che il nostro papà guidasse la macchina più veloce. Come facevamo a sapere quale fosse?
Tutti d’accordo sul fatto che la velocità massima si calcolasse esattamente con la formula [Cifra scritta sul tachimetro – 20].

La Peugeot 304 di mio papà non aveva speranze: fondoscala a 180, quindi andava a 160. Quando mio zio Mario comprò l’Alfa 75 ci diede una batosta notevole: 220, quindi 200 all’ora. Mi sentivo un verme. Mise d’accordo tutti Attilio, il cognato di mio zio Mario, con una Golf che poteva raggiungere i 240 (c’era scritto 260).

Alfa 75
Alfa 75

Forse triste per avermi rovinato la vita, il mio papà, che aveva sempre sognato un’Alfa Romeo, andò in un concessionario e si fece dare un po’ di dépliant. Era vero che stavamo cambiando la macchina per causa mia, ma non per il motivo che credevo. Successe questo: in quegli anni le cinture di sicurezza non solo non venivano usate, ma su molte macchine neanche esistevano. In un viaggio in montagna prendemmo un tornante in maniera allegra, la forza centrifuga fece spalancare la porta posteriore non più perfetta e io rischiai di volare fuori dall’auto in corsa. Mia sorella mi prese al volo e mi salvò probabilmente la vita. La ringrazio per questo e per almeno un milione di altre cose.

In realtà la vita me la salvò di più mio fratello. In senso figurato e psicologico. Mio papà tornò a casa con un dépliant di questa nuova macchina prodotta dall’Alfa in collaborazione con i giapponesi. Un progetto unico, chiamato Alfa Romeo Nissan Auto. Scritto così potrebbe non dire nulla, ma pensate all’acronimo: ARNA.

Poche volte in vita mia ho visto gli italiani così d’accordo su qualcosa. Ancora si litiga su quale fosse la nevicata più grande tra quella dell’85 e quella del 2006, se fosse più forte Rivera o Mazzola e su mille altre cose.
Ma su questo non ci sono dubbi: l’Arna è la macchina italiana più brutta di sempre.

Alfa Romeo Arna
Alfa Romeo Arna

Mio fratello Luca, che ai tempi era maggiorenne, si era trasferito a Milano e sapeva molto prima di noi quello che succedeva nel mondo. Fece aprire gli occhi a mio papà. Lo avvisò del fatto che saremmo stati additati e derisi per sempre, e che questo avrebbe potuto portare grossi problemi di accettazione sociale all’ultimogenito, che poi ero io. Lo ringrazio per questo e per almeno un milione di altre cose.

Comprammo un’Alfa 33.
Andammo tutti insieme al concessionario a ritirarla.
Ricordo bene quel viaggio, perché eravamo tutti e 5 e io sedevo in mezzo dietro, sempre per il rischio che volassi fuori.
Volli essere il primo ad entrare nella macchina nuova. Ignorai l’odore di nuovo. Ignorai tutto, tranne il tachimetro.
Non ci volevo credere.
Solo 200, quindi andava a 180.
Avevo la macchina più nuova, ma ero ancora il più lento di tutti.

Alfa 33
Alfa 33

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