Ci sono artisti che appartengono a un’epoca e altri che, in qualche modo, riescono a diventare l’epoca stessa. George Michael è senza dubbio uno di questi. Il suo volto, la sua voce, il giubbotto di pelle, gli occhiali da sole, la barba appena accennata e quella sicurezza da popstar arrivata finalmente al centro della scena sono diventati una delle immagini più riconoscibili della seconda metà degli anni ’80.
Ed è proprio a quel George Michael, giovane, bellissimo e all’apice del successo, che è dedicato George Michael: The Faith Tour, il nuovo film-concerto che porterà sul grande schermo le immagini del tour del 1988. Il trailer ufficiale, diffuso in questi giorni, permette di dare finalmente uno sguardo a un materiale rimasto per decenni lontano dal pubblico e recuperato da vecchie pellicole girate durante due concerti a Parigi.
Per chi è cresciuto negli anni ’80, non si tratta semplicemente di un nuovo film musicale. È quasi come aprire una porta e ritrovarsi improvvisamente nel 1988, quando George Michael era uno dei nomi più importanti della musica mondiale e Faith era molto più di un album: era un fenomeno culturale.
George Michael nel momento in cui diventò una superstar
Quando parte il Faith Tour, George Michael ha appena compiuto 24 anni e si trova in una situazione che pochi artisti possono raccontare. Dopo il successo planetario ottenuto con gli Wham!, aveva deciso di intraprendere una carriera solista, una scelta che avrebbe potuto essere rischiosa ma che si trasformò rapidamente in un trionfo.
Nel 1987 arriva Faith, un album capace di trasformare definitivamente Michael in una superstar internazionale. Il disco contiene alcuni dei brani più celebri della sua carriera, da Faith a Father Figure, passando per I Want Your Sex, e conferma una capacità straordinaria di muoversi tra pop, soul, funk e R&B senza perdere quella leggerezza apparentemente tipica della musica degli anni ’80.
Il tour del 1988 rappresenta quindi qualcosa di molto particolare: è il momento in cui il ragazzo degli Wham! lascia definitivamente spazio a George Michael, l’artista solista che ha ormai imparato a gestire palcoscenici enormi, folle oceaniche e un successo internazionale difficilissimo da controllare.
Il materiale utilizzato per il film proviene in particolare da due concerti tenuti al Palais Omnisports de Paris-Bercy, oggi Accor Arena, durante la parte europea del tour. Le immagini furono girate con 14 telecamere su pellicola 35 mm, una scelta che oggi rende quelle riprese ancora più affascinanti, perché restituisce al pubblico una fotografia autenticamente anni ’80, lontana dall’estetica digitale delle produzioni contemporanee.
Guardando il trailer è difficile non provare una certa nostalgia. Bastano pochi secondi di immagini per ricordare quanto fosse particolare la musica pop di quegli anni, quando videoclip, concerti, radio e televisione contribuivano tutti insieme a costruire il mito di una star.
George Michael era perfettamente dentro quel meccanismo, ma allo stesso tempo aveva qualcosa che lo distingueva. Non era soltanto un cantante di successo. Era autore, musicista e produttore, e dietro l’immagine patinata della popstar esisteva un artista estremamente consapevole delle proprie capacità.
Nel trailer ritornano alcuni dei brani che hanno definito quella stagione. C’è Careless Whisper, nata durante gli anni degli Wham! e diventata successivamente uno dei pezzi più identificativi dell’intero percorso artistico di Michael. Poi arrivano Father Figure, I Want Your Sex e naturalmente Faith, la canzone che più di tutte rappresenta quell’immagine del cantante con la chitarra, gli occhiali da sole e il celebre look che sarebbe diventato immediatamente riconoscibile in tutto il mondo.
Ed è proprio questo il bello di un’operazione come The Faith Tour: non sembra soltanto di assistere a un concerto, ma di osservare una fotografia in movimento di un mondo che non esiste più.
La magia della pellicola ritrovata
Il fascino maggiore del progetto probabilmente sta proprio nella storia delle immagini. Non si tratta infatti di un concerto girato oggi utilizzando vecchie registrazioni come semplice materiale d’archivio. Il film nasce dal recupero di riprese originali realizzate nel 1988 e successivamente restaurate e rimasterizzate.
È un dettaglio importante, perché significa poter rivedere George Michael esattamente nel periodo in cui la sua immagine era diventata una delle più potenti della cultura popolare internazionale.
La pellicola 35 mm conserva inevitabilmente quella grana, quella fotografia e quella sensazione quasi fisica delle produzioni cinematografiche dell’epoca. Per gli appassionati degli anni ’80 è un particolare tutt’altro che secondario: significa ritrovare non soltanto le canzoni, ma anche l’atmosfera visiva di quegli anni.
A completare il progetto ci sarà inoltre Finding Faith, un cortometraggio diretto da Mary McCartney. Il film utilizzerà un’intervista inedita di George Michael, insieme a fotografie mai viste prima realizzate da Herb Ritts e immagini dietro le quinte legate alla realizzazione del videoclip di Faith.
È come se, dopo quasi quarant’anni, qualcuno avesse trovato una vecchia videocassetta dimenticata in un armadio e avesse deciso di riportarla alla luce, solo che questa volta quella videocassetta è un pezzo della storia della musica pop.
Il George Michael che abbiamo dimenticato
Oggi George Michael viene ricordato soprattutto attraverso le sue grandi canzoni. Last Christmas, Careless Whisper, Faith, Father Figure, Freedom! ’90 e molti altri brani continuano a essere ascoltati da generazioni diverse.
Ma il George Michael del 1988 era qualcosa di diverso. Era una giovane superstar che sembrava incarnare alla perfezione tutto ciò che gli anni ’80 stavano diventando: glamour, videoclip, moda, musica pop, sensualità, tecnologia e una cultura dell’immagine sempre più importante.
La sua figura era ovunque. Sulle copertine delle riviste, nei negozi di dischi, alla radio, nei videoclip trasmessi dalla televisione e sui poster nelle camerette degli adolescenti. La sua immagine era parte integrante della cultura pop dell’epoca.
E forse è proprio questo che rende particolarmente interessante il nuovo film. Non vedremo soltanto George Michael sul palco. Vedremo gli anni ’80 attraverso George Michael.
Un viaggio nel 1988 quasi quarant’anni dopo
Il film arriverà nelle sale italiane il 6 novembre 2026, distribuito da Universal Pictures.
Per chi ama la musica degli anni ’80 sarà quindi una piccola macchina del tempo. Non una ricostruzione nostalgica fatta a posteriori, ma immagini realizzate proprio nel cuore di quella decade, quando il mondo era ancora molto diverso da quello di oggi.
Niente streaming, niente smartphone, niente social network. Per ascoltare un album si comprava un vinile o una musicassetta. Per vedere un videoclip bisognava aspettare che passasse in televisione. E per vivere un concerto bisognava essere lì, in mezzo alla folla.
George Michael era una delle persone che rendevano tutto questo ancora più grande.
Rivederlo oggi sul palco, con quelle luci, quei vestiti, quella musica e quella platea del 1988 significa quindi tornare a un momento preciso della nostra storia recente. Un momento in cui una giovane popstar britannica sembrava avere davanti a sé un futuro infinito.
Quasi quarant’anni dopo, quelle immagini sono ancora lì.
E quando parte Faith, per qualche minuto, è come se il tempo decidesse di tornare indietro.
