Diciamocelo chiaramente: negli anni Ottanta, mentre molti suoi colleghi della cosiddetta New Hollywood cercavano di ripulirsi l’immagine o rincorrevano il blockbuster rassicurante, Brian De Palma ha deciso di alzare il volume, saturare i colori e spingere l’acceleratore sul feticismo visivo. In soldoni, il caro vecchio Brian non è un regista per chi cerca la “misura”; è un regista per chi vuole che il cinema sia un’esperienza quasi tattile, un gioco di specchi dove la tecnica non è un mezzo, ma il messaggio stesso.
Gli 80s, dicevamo. Il decennio si apre con il botto sanguinolento di Dressed to Kill (1980) e con quel capolavoro di Blow Out (1981). In questi film, De Palma non si limita a omaggiare Hitchcock, lo seziona. Il suo uso dello split-screen e della deep focus trasforma lo spettatore in un guardone complice. In Blow Out, in particolare, trasforma un fonico (un John Travolta mai così in palla) in un detective dell’invisibile, regalandoci un finale che è un pugno nello stomaco sul cinismo dell’arte: il grido perfetto esiste, ma a che prezzo?
Poi arriva il 1983 e il mondo cambia faccia con Scarface. Snobbato dalla critica dell’epoca che lo trovava eccessivo e volgare, il film è diventato l’icona pop definitiva. De Palma prende la sceneggiatura di un giovane e geniale Oliver Stone e la trasforma in un’opera lirica intinta nella cocaina e nelle luci al neon. Non è solo un gangster movie; è la decostruzione del sogno americano al ritmo di synth-pop. Tony Montana è l’antieroe di cui non sapevamo di aver bisogno, un mostro di carisma che divora l’inquadratura in un tripudio di violenza barocca.
Ma De Palma sa anche essere un artigiano del brivido più puro e “sporco”, come dimostra “Omicidio A Luci Rosse – Body Double” (1984). Qui il regista si diverte a provocare, mescolando voyeurismo, i video musicali dell’epoca e una trama che è un puzzle di ossessioni. È il suo film più sfacciato, una lettera d’amore e odio verso l’industria dell’immagine che conferma la sua tesi: nel cinema di De Palma, guardare è sempre un atto pericoloso, e la verità è solo un’invenzione ben montata.
Il decennio si chiude con il trionfo di The Untouchables (1987), dove il Nostro dimostra di saper domare anche il grande budget hollywoodiano senza perdere un grammo di stile. La sequenza della carrozzina alla stazione di Chicago, citazione colta di Ejzenštejn, è una masterclass di suspense che farebbe invidia a chiunque. Con Sean Connery e Robert De Niro al servizio della sua visione, De Palma trasforma la cronaca in mito, chiudendo gli anni Ottanta con la prova definitiva del suo immenso talento formale.
Rivalutare De Palma oggi significa riconoscere che non è mai stato un “copione” di Hitchcock, ma un architetto del caos che ha saputo filmare l’ossessione come nessun altro. I suoi anni Ottanta sono stati un laboratorio di audacia visiva che ancora oggi fa scuola. Se il cinema è l’arte di mentire per dire la verità, De Palma è senza dubbio il bugiardo più onesto e brillante della sua generazione.
