Paolo Ravelli
Paolo Ravelli
"Avevamo tutti quell´etá in cui non hai ancora deciso de mettere su famiglia o perderti per il mondo." Mediterraneo. Film datato 1991, in realtá ultimo film di Salvadores degli anni 80. Dopo aver vissuto gli '80 da teenager, é arrivata la scelta di: perdermi per il mondo! Prima la Germania, poi 15 anni di Asia (passati tra Shanghai, Tokyo e Singapore) e da qualche anno il Messico. Passioni? Il Design, la fotografia, i viaggi , la musica. E la buona cucina.

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Il Natale… prima di Mariah!

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Domanda delle domande: sono esistiti anche Natali senza Mariah? Ce lo siamo chiesto e ri-chiesto… ed abbiamo scoperto che: ebbene, si! Abbiamo vissuto, senza saperlo, ben 1994 Natali senza “All I want for Christmas is you“.

Scavando nei ricordi, ripescando anche i fortunati spot come quello della Coca Cola (ricordate il “vorrei cantare insieme a voi, in magica armonia “?) ci siamo accorti che anche prima di Mariah abbiamo fischiettato, ascoltato in auto o sentito alla radio mentre si addobbava l’albero o si sistemavano il bue e l’asinello nel Presepio delle dolci, romantiche, a volte un po’ malinconiche ma sempre piene di buoni sentimenti, canzoni natalizie.

E non mi riferisco agli immortali Jingle Bells o alle musiche sacre che celebrano ogni dicembre la nascita di Nostro Signore nei cori delle Chiese.
Parliamo proprio di musica leggera, quella che fa da colonna sonora delle nostre vite. E che ci accompagna in tutte le stagioni dell’anno. Incluso, naturalmente, il Natale.

E quale musica più leggera di quella dei leggerissimi anni 80??

Anni che anche in campo natalizio non ci ha deluso e nè mai ci deluderanno. Con chicche (musicali in questo caso) davvero di assoluta qualità. A voi, cari amici vicini e lontani, un elenco, non esaustivo e, come sempre, selezionato ad insindacabile giudizio del vostro umile scriba, alcuni tra i pezzi più strepitosi in salsa natalizia. Pezzi che hanno scaldato i nostri cuori, i nostri sentimenti ed hanno accompagnato qualche timido bacio sotto il vischio, nei favolosi Ottanta!

Direi di iniziare dalla canzone natalizia anni Ottanta per eccellenza.
Last Christmas. Wham!
Era il 1984 ed anche se il tema della canzone era in realtà un amore finito un anno prima (last Christmas I gave you my heart but the very next day, you gave it away), il video in maglione bianco, la neve, i regali, la location (uno chalet nelle Alpi svizzere), lo rendono la quintessenza della canzone natalizia anni Ottanta.
Un dato triste: la morte di George Michael proprio il Giorno di Natale. Avvenne qualche anno dopo (nel 2016) ma un avvenimento, quella della prematura scomparsa di George, che rende la canzone ancora un po’ più speciale.

Sempre grati al duo di Bushey, nel Herfordshire, per averci offerto splendidi assist a balli lenti anzi lentissimi con la loro Last Christmas. Che peró non raggiunse mail la vetta delle hit parade mondiali. Superata infatti da un altro pezzo immortale.

Al top delle classifiche dei più venduti, si piazzò una canzone che parlava del Natale degli ultimi del pianeta, quello dei bimbi dell’Africa, e più precisamente l´Etiopia. Paese che nel 1984 fu colpito da una terribile siccità. E fu pensando ai bimbi etiopi che Bob Geldof costruì il suo progetto Band Aid, dedicando loro la strepitosa: “Do They Know it´s Christmas?“.
Un disco che però seppe svegliare le coscienze, un po’ intorpidite, del mondo dello showbusiness mondiale.

Un progetto che riuscì a mettere sul palco, contemporaneamente, dello Stadio Wembley di Londra ed il JFK Stadium di Filadelfia, il meglio del meglio della musica mondiale.

Il progetto made in UK trovò eco, l’anno successivo, negli Stati Uniti. Con il Progetto altrettanto umanitario, ma targato Stelle e Strisce. Ovvero in formato extra large!
Era il 1985 quando Harry Belafonte riuscì a mettere insieme Lionel Richie e Michael Jackson, Bruce Springsteen e Steve Wonder ed altri 45 pesi massimi della musica leggera e del rock americano per produrre uno dei pezzi più iconici degli ottanta (o forse di sempre): We are the world.

Ma scavando un po’ più a fondo nello scatolone dei ricordi delle canzoni natalizie anni ottanta, si scoprono altri tesori.

Mi piace ricordare “The Power of Love“ dei Frankie Goes to Hollywood. Gruppo che fece le sue fortune con canzoni provocatorie (il gruppo stesso lo era!) ma che in questa canzone va alla ricerca di una spiritualità profonda. Religiosa.
Il testo in sè non tocca specificamente il tema Natale, ma le sonorità ed il videoclip con le immagini dei Magi, della stella cometa, Maria a cavallo dell’Asinello, i pastori, gli Angeli e la capanna sono una simbologia che più natalizia non si può.

Dal Sacro al Profano. Dai ritmi lenti e le carezze musicali al duro rock and Roll targato Ramones. Che nel 1987 eseguono I Dont Wanna fight tonight! Una tregua, un patto di non belligeranza nel rispetto della santità della Natale. Ma nella canzone non si parla di trincee o fili spinati, bensì di una tregua tra fidanzati. Un giorno, almeno uno, nel quale non litigare! Il video si apre con un accenno addirittura a Jingle Bells per poi lasciare il posto alle immortali schitarrate di Johnny Ramone.

Per gli amanti del rock anni 50, nel 1983 Daryl Hall e John Oates si cimentano nell’ennesima cover di un super classico natalizio: Jingle Bell Rock.
Anche in questo caso, il video (di un kitsch ostentato) è un frullato di tutti i possibili cliché natalizi: il caminetto con calze appese, i maglioni verdi e rossi. E poi pacchetti, pacchettini da scambiarsi davanti ad un albero di Natale stra carico di addobbi, di luci e di palline colorate. Manca solo Kevin di Mamma ho perso l’aereo!

Per gli amanti delle strade imbiancate, I fiocchi che cadono sul parabrezza spazzati via a fatica dal tergicristallo ed i paesaggi fiabeschi: Driving home For Christmas di Cris Rea.
Le musiche relax sono quelle che possono accompagnare un viaggio in solitaria. Il video molto particolare; una telecamera fissa sulla strada davanti a noi, per un Natale da dedicare a chi anche il 25 se lo passa on the road! Fiocchi o non fiocchi!

E’ il 30 luglio 1987 quando a Glasgow, Scozia, Bono e suoi compagni intonano un pezzo degli anni 60 dedicato al Natale: Christmas (Baby Please Come Home). Un successo. Come sempre quello che seppero tirar fuori gli U2.
La performance, estemporanea, piacque da morire ai Fab Four di Dublino. Tanto da convincerli a dedicare al pezzo 4 minuti del loro lungometraggio Ruttle and Hum. Film girato negli Stati Uniti, girato in bianco e nero, e che narra del viaggio di quattro irlandesi attraverso gli States.

Chiudo la carrellata dedicata alle note natalizie anni Ottanta al MIO PEZZO PREFERITO.
Interessi privati in atti d’ufficio? si! Sempre quando si parla di Shane MacGowan.
La storia che narra il testo della canzone in questione è quella due irlandesi a New York. Un lui ed una lei. Il giorno di Natale.

Lui, è un irlandese di quelli rovinati dal troppo alcool, dalle troppe sigarette. Da troppo… tutto. Lui è Shane MacGowan, frontman, viso, voce ed essenza stessa dei Pogues. Lei è Kristy MacColl ed insieme intonano uno dei pezzi più assurdamente belli, strazianti di sempre. I due pieni di amore, di rancore, di passione come solo i figli di Madre Irlanda possono dare alla luce.

Fairytale of New York è un pezzo del 1988. Come dice il testo, è una fiaba. Una racconto, però, senza elfi o folletti. Senza fatine. Senza il verde di Connemara, senza le bianche nubi che attraversano il cielo, senza le case colorate e l’azzurro profondo della baia di Galway.
É una fiaba ambientata nel cemento. Nel freddo senza riparo dell’inverno di New York. Che neppure i cori del Dipartimento di Vigili del Fuoco riesce a scaldare.
Una vigilia senza magia senza slitte e sicuramente un 25 dicembre senza regali. Solo automobili grosse come bare che sfrecciano per le strade affollate.

Un Natale di promesse non mantenute. Di sogni infranti. Del sogno americano che, visto da vicino, si trasforma in un incubo. Quasi un richiamo alla vecchia “Paddy´s Lament“ (indimenticabile nell’interpretazione di Sinead O’Connor).
Ma un Natale che due esseri umani che si amano riescono a colorare, a scaldare semplicemente baciandosi e ballando. Tutta la notte.

“Un Natale che avrei voluto diverso. Perché io avrei potuto essere qualcuno“, dice Kristy a Shane. “Avevo dei sogni e me li hai portati via. Il giorno stesso in cui di ho conosciuto“.
“Ti sbagli“, dice Shane.
“Tutti i tuoi sogni io li conservo dentro di me. Per proteggerli. Per fare scudo con il mio corpo“.
“Mentre io, io“ dice Shane, “i miei sogni, i miei sogni più profondi, li ho costruiti attorno a te. Perché da solo non avrei mai potuto realizzarli“.

Sto dimenticando qualcosa o qualcuno? Sicuramente.
Per esempio, 2000 miles dei Pretenders, Wonderful Christmastime di Paul McCartney, Christmas Holli dei Run-DMC… come non ricordare la cover commovente di Winter Wonderland degli Eurythmics.
O ancora “Santa Claus llegó a la ciudad“, la versione messicana di Santa Claus is coming to town, interpretata da Luis Miguel.

…e chissà quante altre.

Ma d’altra parte, come diceva il refrain più anni 80 di ogni Natale… chi sono io? Babbo Natale?

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