John Carpenter ha riacceso le speranze dei fan dichiarando sul palco del Fan Expo Philadelphia che un sequel di “La Cosa” è “in lavorazione”, pur smorzando subito l’entusiasmo con un prudente “non so, vedremo”. La notizia circola da giorni tra siti e social legati all’horror, confermando che quantomeno un movimento progettuale attorno al titolo esiste.
Cosa ha detto Carpenter
-
Alla domanda diretta su The Thing 2, Carpenter ha risposto: “We’re working on it now… I don’t know. We’ll see.”
-
Il contesto è il Fan Expo Philadelphia, dove il regista ha partecipato a un panel con Q&A dal pubblico.
Quanto è concreto il progetto
-
Le parole del regista suggeriscono una fase embrionale: c’è attività, ma nulla di ufficialmente annunciato da studio o partner produttivi.
-
Rumor e “discussions” su nuovi sviluppi di The Thing circolano da anni, anche con ipotesi di reboot/espansioni legate a Frozen Hell e a coinvolgimenti Blumhouse, ma senza sbocchi definitivi.
Perché The Thing conta ancora
-
L’opera del 1982, tratta da Who Goes There? di John W. Campbell Jr., racconta la paranoia assoluta in un avamposto antartico assediato da un’entità che imita e divora la vita organica.
-
Stroncato all’uscita e poi rivalutato come capolavoro, il film è oggi un pilastro dell’horror-sci‑fi, con un’eredità che spazia da videogiochi a interi filoni estetici ed emotivi basati su isolamento e sospetto.
Le strade possibili del sequel
-
Sequel diretto: riprendere l’enigma del finale, esplorando sopravvivenza, contaminazione e ambiguità morale dopo l’ultima inquadratura.
-
Espansione dell’universo: prequel laterali, filoni paralleli o un “midquel” che connetta linee temporali, in scia ai precedenti sviluppi discussi negli anni.
-
Coinvolgimento di Carpenter: potrebbe essere produttore/mentore più che regista, come già accaduto con altri suoi franchise, dato il tono prudente delle sue frasi.
-
L’entusiasmo è giustificato dal peso culturale del titolo, ma la mancanza di conferme industriali invita a una “cautela attiva”: attendere annunci ufficiali senza dare per scontato l’avvio di riprese o casting.
-
Finché non emergono dettagli da studio o partner, “stiamo lavorando” resta un segnale d’interesse, non una garanzia di uscita.
