In tutto il mondo ci deridono.
Come potete fare colazione solo con cappuccio e brioche? Come potete rinunciare a festose ed abbondanti porzioni di grassi saturi ed insaturi, insaccati, formaggi, uova sfrigolanti, striscioline di pancetta semicarbonizzata, mixando dolce, salato, acido, ciambelle, e chi più ne ha (di panza da riempire) più ne metta (nell’esofago)?
“scusate, non mi lego a questa schiera, morrò pecora nera“
ebbe a scrivere Guccini diversi lustri fa.
Beh… credo che a parte quando si viaggia o in qualche avventuroso brunch domenicale, noi italiani resteremo fedeli nei secoli al rito del “cappuccio-e-brioche”!
Me è sempre stato così? Nei colorati e frizzanti ottanta, di cosa era fatta la colazione degli italiani?
Un breve excursus storico.
Fino ai 70 la colazione come la intendiamo oggi, non esisteva.
Negli anni Cinquanta l’Italia contadina consumava una specie di pasto a metà mattino. Un brunch ante litteram (avevamo già inventato tutto, noi!). Formaggio, latte, uova, polenta, pane duro. Insomma, quello che era avanzato dalla sera prima.
Poi il miracolo economico e gli anni 70. E con essi la democratizzazione dei biscotti. Che da prodotto di lusso per accompagnare il tè delle sciurette, era diventato un bene accessibile per tutti i bimbi del Bel Paese.
Fu negli anni Settanta che nutrizionisti, medici di famiglia, pediatri sentenziarono che il bambino aveva bisogno di una prima colazione nutriente.
Farina, zucchero, burro e uova. Ecco confezionata la ricetta per affrontare con slancio la nuova giornata!
Tazza di caffelatte e fragranti biscottini da inzuppare e gustare di corsa prima che arrivi lo scuolabus!
Poi però arrivarono loro. Gli Ottanta!
E qui, come dice, le cose cambiano.
La colazione del campione non può prescindere anzitutto da un caffelatte (o ancora meglio latte insaporito al cioccolato) e brioscina!
In principio fu il nesquik.

La magica polvere di cacao che trasforma la noiosa tazza di latte caldo in una bevanda (quasi) dionisiaca.
Gli svizzeri della Nestlé dovettero affrontare una ardua sfida contro un feroce competitor; il barattolone rosso dello Sprint.
E dividere così le famiglie ed i bimbi italiani tra coppiani-nesquik e bartaliani-Sprint.
(ps. Personalmente ero del team giallo nesquik!)

Ma i veri protagonisti della tavola della prima colazione furono… biscotti e brioscine.
Packaging accattivante, pacchetti di figurine nella scatola, regali e sorprese rendevano le merendine autentici oggetto del desiderio.
E poi la santa “pubblicità“. Sacro Graal degli ottanta ha accompagnato il boom dei tesori racchiusi in buste di plastica colorate.
E giù zucchero raffinato, burro industriale, coloranti artificiali, pseudo cioccolato ed olio di palma… come se non ci fosse domani!
Passiamo in rassegna qualche ricordo… in ordine sparso:
Kinder Brioss

Era presente in realtà già da qualche anno sulle tavole dei bimbi. Un evergreen.
La GIRELLA

Forse la più amata dagli italiani. Rotonda iconica ipnotizzante spirale di bontà.
Il buondì

Altro capolavoro dell’industria dolciaria italiana. Antesignano delle merendine impacchettate. Spugnoso, ma divino quando inzuppato nel caffelatte.
Abbiamo dimenticato qualcuno? Ah …già! il mulino bianco!
Il soldino

Dite la verità; iniziavate dal soldino di cioccolato o attendavate pazientemente di terminare la merendina prima di addentare la preziosa moneta di burro e cacao?
Io ero del team: “il buono alla fine“.
La crostatina

Praticamente, la crostata della nonna ma in formato mignon. Rassicurante.
E poi il capitolo biscotti….
Anche qui, un doveroso tributo ed omaggio a chi sin dagli anni ´50 regalava anelli di felicità! I bucaneve!

Impissibile non infilarsene uno nell´indice, da inzuppare nel latte caldo ed ovviamente ustionarsii!!
La famiglia Mulino Bianco.
Pan di Stelle. Datati 1983!

Con il tempo ed il successo commerciale, furono declinati anche come torte o come merendine … ma noi adoravamo vedere le stelline bianche tuffarsi nella tazza di caffelatte.
Gli Abbracci

Nessuno credeva realmente che si trattasse di panna e cacao. Di qualunque ingrediente fossero composte e colorate, era un meraviglioso ying e yang quello che finiva sotto i nostri denti dopo aver inzuppato l´anello croccante nel latte.
A buona distanza nella corsa alla conquista dei cuori e delle tavole della prima colazione italiana, veniva la familia Saiwa.
Anche se la fortunata campagna pubblicitaria aveva lanciato nel firmamento il mitico Urrá (no… non l´ho mai provato)

Il wafer ricoperto di cioccolato oggetto tanto ambito da parte di chi non lo aveva mai provato, non ha permesso alla azienda produttrice di superare i successi dl mulino piú amato dagli italiani.
Da segnalare tuttavia un evergreen della fabbrica genovese: gli oro.

Hanno attraversato la storia.. anche negli ottanta avevano schiere di affezionati.
Due i punti debili! Il primo gravissimo: si scioglievano istantaneamente nel latte caldo e ci toccava recuperare il recuperabile sul fondo, armati di cucchiaino. Il secondo punto debole: la nuova sfida che si stava giocando sul fronte del marketing, dei regali. Oro purtroppo non seppe stare al passo con il nuovo tempo.
La creatività dei maghi della pubblicità degli ottanta, delle tv private (o le “commerciali“) arricchì la proposta “culinaria“ con gomme per cancellare (che non cancellavano), fumetti, collezioni di regali da collezionare.
La merendina giá non era più qualcosa per sfamare il corpo, ma gli occhi, il cuore, le emozioni.
E allora… buona colazione a tutti!
Che sia ricca, povera, esagerata, salutare, multivitaminica, biodinamica…
Io, nel mio piccolo, mi godrò la mia bella ed immortale …tazzurella ‘e café! (ca’ sigaretta ‘a coppa pe nun vedé!!!)!
