Intervista a Simona Norato

360

Come per agli altri amici intervistati ti facciamo salire sulla DeLorean per riportarti nel decennio 80, cosa fai per prima cosa?
Se davvero potessi tornarci, correrei nella casa in cui ho trascorso i mie primi anni di vita.. Vivevamo in un quartiere ‘pulp’ di Palermo, la Noce. Vorrei vedermi bambina e ricordare tutti i giochi che facevo con mio fratello.. Vorrei guardarmi negli occhi e scoprire se brillavano di più quando non conoscevo ancora l’imperfetto mondo. Credo però che i miei occhi siano rimasti gli stessi, curiosi e felici per ogni scoperta.

Cosa ti piace di quel periodo e cosa invece ti sembra sopravalutato dello stesso?
Degli anni ottanta mi piacciono gli eccessi, il gusto barocco applicato a ogni cosa e perpetrato senza vergogna. Mi piace l’iperrealismo delle giacche con le spalline, dei capelli alti e degli snare profondissimi, riverberati, solenni .. Adoro quegli insolenti ma rassicuranti square synth spalmati su tutti gli arrangiamenti! Mi piace il segno che il decennio baggiano ha lasciato sui suoi adolescenti.. quell’attitudine cioè a non farsi troppe domande. Noi pischelli degli anni Novanta invece abbiamo un bisogno impellente di trovare risposte.
Mi piacevano i telefoni a gettoni e la rassicurante certezza di non essere trovata in ogni momento da un satellite.
Di quegli anni abbiamo però sopravvalutato il boom economico, la calma finanziaria dei vecchi.. Ci abbiamo creduto fortemente, eravamo solo dei bambini. E mentre sognavamo di diventare professionisti comodi come i nostri padri, continuavamo ad impoverirci e contemporaneamente a rivalutare i motivi per cui siamo al mondo. Più poveri dei nostri genitori ma più attenti al significato vero dell’esistenza.

Simona Norato
Simona Norato

C’è qualcosa di quel decennio che grazie alla macchina del tempo vorresti cambiare e/o modificare (anche della tua vita)?
‘Non ci si può bagnare due volte nello stesso fiume’ .. Tutti i passaggi esistenziali sono necessari, soprattutto i minimi storici. Sarebbe inutile mettere un dito nel passato per migliorare il presente, questa giovane umanità che non ha imparato molto dai ricorsi storici ha ancora bisogno di cadere in ginocchio per accorgersi che siamo al mondo per altri scopi e che non siamo circondati da estranei ma da particelle straordinariamente diverse della stessa materia.
Un cosa su cui metterei la mano di Dio però c’è .. Vorrei ancora poter correre verso la casa di mia nonna per trovarla indaffarata in cucina. Avrei voluto congelare quel posto e quel cuore per sempre.

Cosa ti manca degli anni 80 (vale anche cibo, oggetti, auto, etc)?
Mi manca il Drive In! Mannaggia .. In tv fanno ancora l’A-team, Supercar e Hazzard .. Ma il Drive In non è stato più riproposto sul piccolo schermo, nemmeno dalle peggiori emittenti dei bar di Caracas! Perché? Firmiamo un appello.

Tu sei un autrice e compositrice dei tuoi brani, chi sono i tuoi punti di riferimento? Qualcuno proveniente dagli ottanta?
Il mio modello è la magica Creamy. Pura ma furba, sincera ma piena di segreti, donna bambina. La mia musica è così. Parimpampum .. Eccomi qua.

Parlaci del singolo “Negli anni 80” e del tuo meraviglioso video.
Intanto grazie dei fior! Il brano è contenuto in un disco che ho pubblicato l’anno scorso con la complicità di un grande maestro, Cesare Basile, che ne curato la produzione artistica. È il brano più ignorante del disco, lo dico con orgoglio .. Metto sempre un cameo barocco tra le mie produzioni musicali! Mi riferisco alla scelta di camuffare l’esistenzialismo spinto del testo con una composizione musicale armonicamente elementare. Amo i contrasti tra leggerezza e profondità, tra sacro e profano, tra serio e demenziale. La lirica di questa canzone pretende di centrare il focus sulla complicatissima questione dell’amor proprio. Alcuni biotipi umani infatti (io tra loro) tendono, con moto perpetuo e uniforme, a schierarsi alternativamente dalla propria parte – in primavera – per poi diventare – in inverno – il peggiore tra i propri nemici. Un’abitudine questa che rischia di annientare la forza di chi la pratica senza autocritica, una droga esistenziale troppo seria per non immergerla nella dance music in quattro quarti!
Il video è nato dalle menti giovani ed extra-ordinarie di Giuseppe Lanno e Isabella Tortola. È loro l’idea di contrapporre nella clip paesaggi naturali ed urbani che potessero rappresentare la mia doppia natura, il mio bene e il mio male. Un ballo fatto coi vestiti in mezzo a decine di corpi nudi; un’immersione nel mare cristallino di San Gregorio e una posa sfocata che ansima tra gli alberi bruciati di Monte Pellegrino; un ‘hamburger di massa’ mangiato in un campo di grano color oro; una storia raccontata alle piante, ascoltatrici pazienti, e vissuta davanti a un armadio in cui non si trova mai l’abito giusto. Un esorcismo ‘dance’ sulle dipendenze umane.

A differenza degli anni 80, oggi non si vendono più dischi, la musica è digitale e insomma la gente non spende più soldi, se non per andare ai concerti.
Come fa a campare un artista oggi? Cosa bisogna inventarsi di nuovo, di diverso?
Se solo provassi a raccontarti la psicologia di un artista Italiano contemporaneo e indipendente, non riusciresti a trattenere i lacrimoni. Il circuito è molto povero e i meccanismi sono sempre più simili a quelli del mainstream in cui la musica non è più il centro della questione. Pensa cosa succede agli artisti quando i loro ‘padroni’ ragionano da Major Label senza però avere quel potere economico … Razzie, scempi. Semmai fosse vero che negli ultimi vent’anni è nato un nuovo De André , di certo quel genio è andato a vivere fuori città e si coltiva l’orto.
Questa consapevolezza però non uccida le nostre anime!
Basta farlo per se stessi, per la proprio crescita.. farlo nel modo migliore possibile. Basta fare dei buoni dischi. Basta guardarsi allo specchio e riuscire a visualizzare un samurai che ha imparato tutta l’arte della lotta senza dover lottare mai. Diventare bellissimi e condividere una gran pace, quella che manca alle cronache.
Ciò che bisogna inventarsi di nuovo è dunque un tratto interiore, una profonda consapevolezza interna, che ci svelerà la nostra natura personale. Solo così è possibile diventare unici e scrivere capolavori irripetibili.

Tu compri ancora dischi?
Compro dischi con la stessa frequenza con cui mi innamoro letteralmente di un’opera o di un artista, molto di rado. Se compro un disco rimane nei miei annali personali con un peso simile a quello delle foto di famiglia.

Ti piace il vinile?
Amo i vinili esattamente come amo il teatro e tutto ciò che questo dannato progresso non è riuscito a seppellire. Certe forme di bellezza viscerale, atavica, non moriranno mai. Compro spesso i 33 giri che vendono a Palermo nei mercati, sui marciapiedi. A pochi euro ho scovato tanti capolavori della tradizione autoriale Italiana, i gloriosi degli anni 60/70/80. E poi conservo con una sacralità maniacale tutti gli Lp che mio padre portava dall’America quando da ragazzo andava a trovare i suoi parenti grassi in Illinois.

Simona Norato“La fine del mondo” è il titolo dell’album, raccontaci qualcosa in più del progetto e di quello che vedi nel tuo futuro.
La fine del mondo marcio dei discografici senza coscienza, la fine di quella me che si vendeva ai miserabili della musica italiana. È un disco che parla di rinascita, personale e professionale. Un disco svincolato dalla Siae, da cui mi sono dimessa dopo quindici anni di sfruttamento. Un disco che è riuscito ad esistere anche sotto un marchio fantasma, una label che non esiste e che dimostra quindi l’inutilità di alcune forme di prostituzione musicale. Questo non si significa che non darò mai più fiducia a un discografico.. Proprio come succede in altre categorie, tra i medici per esempio, ogni tanto uno onesto e appassionato al suo mestiere si trova. Pochi, pochissimi .. Ma esistono! Per il disco dell’anno scorso ho preferito una scimmia smanettona .. Il prossimo anno si vedrà.
In questi mesi ho ricominciato a scrivere, vorrei registrare a gennaio e partorire in primavera. Ho appena finito la sessione di registrazione del nuovo disco di Cesare Basile nel quale, oltre a suonare tastiere e percussioni, ho avuto il privilegio di cantare interamente un brano. Uscirà a febbraio per Urtovox. Il futuro è colmo di canzoni, concerti, condivisione.
Io cresco, è tutto ciò che serve.

Grazie di avermi cercata e di aver mostrato interesse per la mia opera, per il mio pensiero. Vi auguro palate di felicità declinata in forma di cocktail di gamberi e farfallette al salmone. Baci a voi tutti.

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il tuo commento
Inserisci il tuo nome

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.