Home Scuola La scuola negli anni 80 – le elementari

La scuola negli anni 80 – le elementari

3739
elementari

È arrivato settembre, il mese in cui il ricordo delle vacanze appena finite è ancora fresco intriso di nostalgia e sorrisi, ma si torna a pensare al quotidiano e si ritrovano i ritmi che l’estate aveva reso più tranquilli e rilassanti. Bisogna lasciarsi tutto alle spalle, e andare avanti con i propri progetti.

Settembre, per tutti i bambini, significa soprattutto il ritorno a scuola, ai propri doveri ma anche al divertimento, e il ritrovo delle amicizie. I grandi centri commerciali oggi espongono montagne di zainetti, astucci, quaderni e diari in supersconto con grandi cartelli colorati e invitanti. Ma negli anni 80 per noi bimbetti le cose funzionavano in maniera totalmente diversa.

Nessun centro commerciale, niente zainetti modello trolley, nessun diario di Star Wars (purtroppo!). Il corredo che in quel decennio mi ha accompagnato a scuola, come tutti i miei coetanei, lo posso tranquillamente dividere in due categorie, le stesse della scuola dell’obbligo: elementari e medie. E fra le due categorie intercorsero dei cambiamenti piuttosto evidenti.

Nel periodo delle mie elementari (1979/1984) si andava a scuola così.

La cartella

Sì, perché noi non avevamo gli zaini: a memoria non ricordo affatto che esistessero per la scuola, e comunque non esisteva il vocabolo. Avevamo la cartella. Una valigia rettangolare, con due sezioni interne (una grande per i libri, i quaderni e il diario, una più piccola davanti per astuccio e il materiale più piccolo), una grossa e robusta (non sempre) maniglia sopra, una tracolla sottile e due grosse clip davanti per chiusura.

La cartella era tutto, per noi. Dentro, oltre al materiale di scuola, ci si metteva qualunque cosa: per tre anni dovetti inserire anche il baracchino di ferro (tutte le elementari le feci a tempo pieno, una rarità per allora) e dovevamo farci stare anche la merenda composta da una brioche (o pizzetta per il mattino) e l’immancabile succo di frutta Billy, con la cui confezione ci si improvvisava calciatori nelle aule fino a farla scoppiare dopo averlo gonfiato dentro, da buoni bulletti. E ovviamente, le figurine.


Vi erano cartelle di ogni tipo, colore e grandezza. La forma rimaneva pressoché identica in tutti i modelli. E naturalmente ci campeggiavano sopra gli eroi delle nostre tv e fumetti: da Daitarn3 a Poochie, passando per Dolce Remì fino ad arrivare a Goldrake, Snoopy e ai giocattoli più in voga in quegli anni (Barbie, He-Man, Big Jim e molti altri).

Il primo anno delle elementari avevo quella bellissima con Jeeg Robot d’acciaio. Quanto mi mangio le mani ad averla dovuta buttare, qualche anno dopo. Mi chiedo ancora PERCHE’!?!?!?!?!?!?!?!

Negli anni successivi ricordo di averne avuta una color granata e blu, senza disegni. Anche quella mi manca oggi…
La cartella diventava tutto. Da seggiolino per sedersi a cuscino per riposare sui prati del cortile della scuola. E immancabilmente diventava anche il palo delle nostre porte da calcio immaginarie.
Sì, la cartella era la nostra più fedele amica di scuola.

L’astuccio portapenne

Il secondo must di ogni scolaro anni 80 era l’astuccio portapenne.
Questi altro non era che uno scrigno ripieno di ogni ben di dio.
Matite colorate, penne, gomma, temperino (rotondo o rettangolare, doppio o singolo), forbicine da carta (con le punte arrotondate) fino al righello e ai pennarelli. Agli inizi era una riproduzione in piccolo della cartella, con il bottone grande in mezzo e l’astuccio che si apriva in due a mo’ di libro.
Poi arrivarono quelli rettangolari, con robuste cerniere a chiudere tutto, a due “scompartimenti” più una sorta di separé centrale che divideva la sezione “scrittura” da quella “colorazione”. Con poche varianti, sono in voga ancora oggi.


I più ricchi e temerari, pochi anni dopo, arrivarono a farsi comprare la versione extralusso: un tomo gigantesco composto da 4 sezioni (e quindi 6 facciate più la copertina) dove vi erano alloggiati anche la colla stick e un armamentario di pennarelli davvero notevole. Come con la cartella, l’interno dei nostri portapenne era pieno di materiale extra scolastico, figurine in primis (nascoste agli occhi delle maestre). Inutile aggiungere che ogni portapenne era rappresentato da un personaggio dei cartoni, dei fumetti, di giocattoli e anche di campioni dello sport.

La calcolatrice

Arrivati in terza elementare si cominciava a fare sul serio.
Venivano aggiunte le materie come la storia, la lingua straniera e soprattutto un po’ di matematica. Dal chiedere il “permesso” di portare una calcolatrice… all’obbligo di possederne una, il passo fu brevissimo. Pur dovendola usare per le cose più basilari, vi era sempre il solito ricco (e sborone) che si dotava di una autentica arma non convenzionale: la calcolatrice scientifica!

Una cosa gigantesca, costosissima, piena di tasti, minitasti e microtasti con i simboli più differenti e perlopiù ignoti. Con un display lungo come tutta la calcolatrice e il coperchio per richiudere il tutto a completare l’opera. Veramente irresistibili, soprattutto vedendole usare, in modi misteriosi, dai “secchioni”.
Con le calcolatrici si facevano anche dei giochini: ricordo vagamente una sequenza di numeri calcolo che, se letta a testa in giù, permetteva di leggere messaggi tipo “sei bello” e di rispondere: schiacciando il tasto = usciva “lo so”. Ma non rammento come ci si arrivasse!

Poco dopo iniziammo ad avere con noi anche le calcolatrici “solari”, sottili e comode da portare. Ma con evidente meno fascino delle altre a batteria, almeno ai miei occhi. La mia calcolatrice personale la possiedo ancora, come potete vedere in foto. Funziona benissimo ed è ancora bellissima da vedere.

I quaderni

Anche i quaderni seguivano il percorso scolastico che si affrontava. Agli inizi erano i piccoli, con i quadrati molto grandi e le righe dei margini molto in evidenza. Di solito sulle copertine di questi quaderni vi erano i personaggi più in voga in quel periodo legati all’infanzia: Calimero, Braccio di Ferro, il sempreverde Paperino. Ma anche i più “moderni” Capitan Futuro, Goldrake, Danguard ed altri robottoni. Per il mondo femminile Candy Candy, Bia, Snoopy ed altre eroine che noi maschietti snobbavamo bellamente.

Dopo arrivavano i quaderni con le righe.
Alternate grandi e piccole, i primi anni.
Solamente a righe grandi negli ultimi.

Il mio quaderno
Il mio quaderno

Anche le copertine cambiavano, passando per gli idoli della tv, dello sport e anche i giocattoli (Big Jim e He-Man per maschietti, Barbie e Poochie per le femminucce… come le cartelle e gli astucci insomma, a creare una sorta di corredo in abbinato).

Il primo foglio all’interno del quaderno era sempre dedicato all’intestazione, e compilarlo era un rito: Nome, Cognome, Classe, Scuola/Istituto, Anno Scolastico. Con le varianti Alunno/a, Materia, Insegnante. Sempre corredato da un disegno che ricordava il personaggio in copertina, o l’ambientazione.

Nei quaderni i primi anni si era più ligi. Si usavano prettamente per gli esercizi alternandoli a disegni di varia natura. Una cosa curiosa, a pensarci adesso. In una pagina si facevano gli esercizi di grafia con le lettere, e subito dopo ti facevano disegnare la tua famiglia. Con il passare del tempo il quaderno ampliava la sua funzione diventando, clandestinamente, un mix di elenco figurine mancanti, disegni più o meno ingenuamente spinti, lunghe partite a scelta fra Impiccato, Nomi Città Animali etc etc, Tris, Battaglia Navale, barzellette di ogni natura.

Per un lungo periodo a scuola da me andarono per la maggiore i Labirinti. Se ne disegnavano di tutti i tipi. Con ostacoli di ogni tipo, oppure semplici ma più articolati, di solito con più vie da scegliere ma solo una che portava all’uscita o al tesoro. Andavamo avanti per ore a disegnare e scambiarci i percorsi.
Ovviamente tutte queste opere d’arte venivano, successivamente, eliminate strappando le pagine (soprattutto la mitica pagina centrale doppia!). Con buona pace di mamme e maestre, che vedevano assottigliarsi sempre più i nostri quaderni.

Il diario

Diario Cosmo
Diario Cosmo

E qui si entra nel mito. Il diario è e sarà sempre ciò che ci rappresenta di più a scuola. Qui l’universo è davvero immenso, e lo era anche negli anni 80!

Pur non essendoci ancora le agende che hanno preso piede nel decennio successivo, la scelta era davvero ampia anche ai quei tempi. Io ne ho avuti diversi, avendo dovuto cambiare scuola anche durante l’anno già in corso. E quindi via con gli UFO (il cosmodiario), il calcio (il mitico GOAL!), Capitan Harlock, l’immancabile Paperino ma anche quelli “lisci”, tipo agenda, che costavano meno e che avevano inevitabilmente meno fascino.

Per le bambine il discorso era identico.
Molti con copertina morbida, altri imbottiti, alcuni stile quaderno, in cartonato ma anche in similpelle. Insomma, di tutto un po’.

Diario Goal
Diario Goal

E nel diario si faceva davvero ogni cosa, specialmente nei giorni di sabato e domenica (almeno io, dato che facendo il tempo pieno il sabato non si andava a scuola). Quelle paginette venivano utilizzate per disegnini, mini fumettini, ancora giochi come coi quaderni e decine di altre alternative. Ovviamente nei giorni ampiamente passati, in quelle pagine che ormai le maestre non avrebbero più controllato. In più le mitiche pagine prestampate. Intestazione personale, orari provvisori, orari definitivi, elenco libri scolastici, le assenze in apertura diario.
L’agenda per indirizzi e numeri di telefono dei compagni di classe, e le “pagine vuote” a fondo diario, che ogni tanto sfogliavi di soppiatto, per annusare il profumo dell’estate e chiederti come sarebbe stata.

Il diario era il nostro universo. E quante lacrime per i brutti voti e le punizioni, le note e i rimproveri fra quelle pagine…

Il prossimo episodio vi parlerò delle scuole medie!

Articolo precedenteBenvenuti nel “1982” (tanti auguri a noi)
Articolo successivoCHE GIORNATA MERAVIGLIOSA, GRAZIE ITALIA UNO.
Tunch
Attore, doppiatore, speaker, bassista e anche autore. Nato nella metà degli anni 70, vive gli anni 80 fra scuole elementari, scuole medie e tutte le mode che ne hanno segnato il passo. Dalla musica new wave ai paninari, fino al cinema che ha segnato anche la sua futura carriera. Nel 1987 debutta ,infatti, prima col cinema e poi con il teatro, continuando gli studi recitativi fino agli inizi degli anni 90. I quegli anni si leva diverse soddisfazioni, fra cui assistere alla vittoria dei mondiali del 1986 della “sua” Argentina con Maradona. Chiude gli anni 80 vedendo in concerto i Pink Floyd. Due volte. Insomma, la fine più che degna per questo decennio.

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il tuo commento
Inserisci il tuo nome

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.