Giocare è qualcosa di serio e certe volte sfocia quasi nel litigio. Non credete che sia così? Avete mai partecipato ad una gara di biglie sulla spiaggia?
Ebbene uno dei giochi più diffusi tra gli anni 70 e gli anni 90 era la gara delle biglie, oggetti sferici in plastica dura, composte da mezza sfera colorata e l’altra mezza trasparente, contenente la stampa di uno sportivo del panorama ciclistico. In seguito arrivarono le monoposto di Formula 1, le moto, le squadre di calcio ma le mitiche e uniche rimangono quelle dei corridori, e poi…
Regole, criteri e … var
Un gioco che coinvolgeva indistintamente bambini e adulti, in gare che potevano comprendere numerosi partecipanti per la durata anche di ore. Un’attività semplice e poco costosa, in quanto bastava avere un volontario che metteva a disposizione il suo… fondo schiena per tracciare il percorso, mentre qualcuno lo tirava per i piedi.
Poi in base al numero dei concorrenti si andava ad acquistare un sacchetto di biglie, il costo si aggirava tra le 200 e le 500 lire, al cui interno ve ne erano nove; più delle volte i partecipanti possedevano la propria, perché come in tutti i campi sportivi, anche in questo caso l’elemento scaramanzia aveva la sua importanza (io ne avevo una di colore blu il cui cartiglio raffigurava Moser).
Di solito queste gare si facevano verso il tardo pomeriggio, quando il sole iniziava ad essere meno intenso; il circuito era realizzato sul bagna asciuga in quanto la sabbia era umida e quindi di consistenza più solida e non vi era il pericolo che le sponde cadessero, specialmente le famose paraboliche che a volte raggiungevano altezze e curvature di una certa dimensione, oltre alla creazione di gallerie, rettilinei che non avevano niente da invidiare ai circuiti di Monza e Silverstone, salite pari al 90% di pendenza, buche, strettoie e altre trovate per rendere una passeggiata la famosa “Coppa Cobra” del film di Fantozzi.

Elemento importante era mettersi d’accordo sul regolamento prima dell’inizio della competizione, dato che spesso, i concorrenti giunti in vacanza da Regioni diverse, ognuno aveva una sua interpretazione. Infatti le discussioni maggiori erano in caso di uscita dalla pista della biglia e quindi riportarla al punto di partenza del tiro, il dilemma era c’era la possibilità di una seconda chance oppure no?
Altra discussione verteva sul fatto di potersi spostare sulla sponda della pista per tirare oppure se nel momento del colpo con le dita, in caso di “frana” del circuito questo aveva validità. Altro che var e doppio arbitro, anche perché vi erano situazioni molto contradditorie: colpisco la biglia di un avversario e questa torna indietro o viene spostata in avanti è regolare?
In tutto questo vi era un escamotage: Importante nell’acquisto delle biglie era di controllare le dimensioni della sfera, più questa era di dimensioni piccole, più era veloce e teneva meglio la pista.
Le biglie con l’effigi dei ciclisti
Quello che ha caratterizzato per almeno due o tre decenni, le biglie, erano la raffigurazione degli sportivi del ciclismo: Gimondi, Baronchelli, Fondriest, Moser, Saronni per citarne alcuni italiani ma anche Fignon, Hinault, Merckx… purtroppo questo sport da spiaggia è andato sempre più a scemare, prima i videogames, poi i cellulari, le partite di beach volley al ritmo di musica rap e latina o di racchettoni, le hanno fatte diventare obsolete e vintage, che sopravvive solo tra gli amarcord. Tutto questo ha portato le aziende a non spendere più per i diritti d’immagine e per questo, in quelle odierne vi sono disegni anonimi.

Tra le aziende che producevano queto tipo di biglie, vi era la “Giocattoli Torinesi”, l’attuale Quercetti, fondata nel 1950 che continua a produrre giochi tradizionali (chiodini pixal).
Il tempo passa ma l’ebrezza di partecipare a qualche gara è rimasta, a volte mentre passeggio in spiaggia mi capita ancora di vedere alcuni giocarci e se tali “atleti” sono dei coetanei, con disinvoltura chiedo se c’è una biglia libera per poter fare qualche tiro e mai nessuno dice di no, ognuno ha mantenuto il suo spirito battagliero di grande velocista sulle piste di spiaggia e per questo lo vuole mettere in mostra.
Ed ecco che per magia si torna indietro negli anni, le biglie prendono posto sulla griglia di partenza, i campioni che hanno scritto la storia del ciclismo sono pronti, Basso accanto ad Argentin, Chozas vicino a Hoste, pronti ad imprese al limite dell’immaginabile, si studia la strategia, come prendere la parabolica, come riuscire a staccare sul rettilineo, gufando contro l’avversario sperando che il suo tiro spedisca il suo corridore per la distesa della spiaggia…
l’adrenalina scorre e la tensione è palpabile, tutto mentre i curiosi iniziano ad avvicinarsi e a scrutare la “battaglia” che sta per aver inizio, proprio come gli spettatori si inerpicano sui percorsi mondani per vedere i campioni veri.

Cosa è rimasto?
Per color che sono amanti o nostalgici di questo passatempo leggendario, sappiano che esiste una Federazione con un regolamento sulla qualità delle biglie, nelle tecniche di tiro, sulla perizia nella costruzione di una pista.
Anche il termine è cambiato: “Cheecoting” facendo perdere quel fascino che ci ha accompagnati da bambini e anche oggi ci fanno ritornare indietro nel tempo con un pò di malinconia; sappiate che già gli antichi Egizi praticavano un gioco simile.
