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Michael Jackson: il fuoco dentro… e anche fuori

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Michael Jackson
Per tutti gli anni 80 Michael Jackson fu nel suo momento di massimo successo – diciamo appena sotto Dio – e di conseguenza molto richiesto come testimonial dalle aziende.

Celebre fu il caso dello spot della Pepsi. Dopo aver acquistato nel 1983 i diritti d’immagine di MJ per una cifra folle, i capi del marketing della bevanda si videro specificare da Michael richieste strettissime. Si arrivò comunque ad un accordo e si arrivò finalmente a girare un primo spot nel 1983 e un secondo l’anno dopo. E proprio il 18 aprile 1984, data delle riprese di quest’ultimo, sarebbe rimasta un giorno dalle conseguenze inaspettate, dolorose e irreversibili per Michael.

Durante le riprese MJ fu avvolto dalle fiamme per diversi secondi, inizialmente senza accorgersene, prima di essere messo in salvo dal personale di scena. Portato in ospedale, il cantante aveva subito ustioni di terzo grado al cuoio capelluto e alla base della testa, che lo avrebbero portato alla dipendenza da antidolorifici per lenire il dolore. Quel giorno fu il primo di molti interventi di chirurgia estetica per eliminare i segni dell’incidente, e che diventarono poi un’altra sorta dipendenza per il cantante.

Roger Enrico, amministratore delegato della Pepsi, voleva avvicinare i giovani ai propri prodotti con una figura giovane e alla moda, a differenza di Coca-Cola che aveva utilizzato il rassicurante (lasciamo perdere quel che è successo poi) Bill Cosby nelle sue pubblicità.

Jackson era la persona perfetta per la nuova immagine di Pepsi, che firmò un contratto per ben 5 milioni di dollari in cambio di due spot pubblicitari, una conferenza stampa e la sponsorship sul tour di Michael.

Ecco alcune delle richieste arrivate dal cantante: Billie Jean doveva essere usata al posto del jingle della Pepsi, e il suo volto non doveva apparire nello spot per più di quattro secondi. Cinque milioni per 4+4=8 secondi erano un decisamente un bel cachet, oltre che un colpo allo stomaco per i dirigenti che avevano firmato il contratto praticamente in bianco pur di averlo nei loro spot.

Fortunatamente per loro, già prima pubblicità uscita nel 1983 fu un successo, che spinse il fatturato della Pepsi ad aumentare di diversi miliardi di dollari.

Nel 1984 fu il momento della seconda pubblicità, che prevedeva Jackson sul palco insieme al resto dei suoi fratelli davanti a tremila fan. Durante le riprese, però, un problema a un dispositivo pirotecnico durante l’esecuzione di Billie Jean fece cadere scintille sui capelli carichi di gel di Michael, che presero fuoco.

Nonostante l’incidente e le sue conseguenze, Jackson non fece causa a Pepsi che gli pagò comunque un risarcimento (modesto, col senno di poi) di 1,5 milioni di dollari che il cantante donò in beneficenza a un centro medico californiano, il quale li utilizzò per finanziare una clinica a lui intitolata.

Secondo diverse testimonianze, tra le ripercussioni croniche dell’incidente ci furono devastanti emicranie che resero Michael dipendente dagli antidolorifici, senza contare che gran parte dei suoi capelli non crebbero più obbligandolo a portare una parrucca.

Jackson continuò comunque a sostenere Pepsi, girando un totale di quattro spot pubblicitari, l’ultimo uscito nel 1987.

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