Home Cinema Pacific Rim: il ritorno dei robottoni (e delle promesse da mantenere)

Pacific Rim: il ritorno dei robottoni (e delle promesse da mantenere)

124
robottoni

Quando nel 2013 leggendo una rivista mi imbattei nel primo fotogramma tratto da Pacific Rim, ebbi un tuffo al cuore. Oddio: vero è che come tutti i bambini degli anni 80, intimamente sapevo che prima o poi, esaurito il filone Marvel, la Sony (che per quanto americanizzata resta fino a prova contraria giapponese) si sarebbe decisa a guardare in casa sua e avrebbe tirato fuori i robottoni. Non cartoni animati più o meno ben fatti, ma film con protagonisti in ferro e ossa: Goldrake, Mazinga e Daitarn III.

Visto che la popolarità di Spiderman e degli Avengers non accennava (né accenna) a diminuire, la faccenda si collocava però in un futuro indefinito, e così quel fermo immagine mi spiazzò. Non si trattava di Goldrake né di Daitarn III, ma di un robot che con tutta evidenza richiamava Gundam. La cosa aveva una sua logica, perché Gundam ha le caratteristiche più credibili e la trama più complessa e adulta tra le serie animate giapponesi classiche. Difatti Gundam resta per me un oggetto misterioso: troppo adulto quando lo trasmisero la prima volta, e irreperibile da lì in poi, visto che non venne mai più trasmesso (pare perché Italia1 non aveva pagato i diritti) e che non ero il tipo da andare in caccia dei VHS che giravano nelle fumetterie. Bene: Pacific Rim non era un filmetto da nerd, ma una produzione americana a grosso budget, con un regista come si deve (Guillermo del Toro): sembrava insomma che le premesse per far bene ci fossero tutte.

Come per tutti i maschi italiani senza devianze particolari, da bambino i robottoni erano in cima a tutte le mie preferenze, e ricordo che in un tema alle elementari in cui la maestra chiedeva se fosse meglio Pinocchio o un cartone animato moderno, argomentai per otto pagine in favore di Kyashan (lo penso tuttora). Pacific Rim, per farla breve, prometteva di farmi rivivere quelle emozioni non riproponendo agli episodi dell’epoca (ormai sbiaditi) bensì con un giocattolone confezionato alla grande. Se, come probabile, di Pacific Rim non avete mai sentito parlare, è perché le cose poi non sono andate così.

Cominciamo col dire che la Universal non è la Sony, e questo già spiega alcune cose: basta confrontare, che so, “Transformers” e “I Guardiani della Galassia”. Ma mentre Transformers – sulla carta ancor più una boiata – è stato un successo, Pacific Rim come dicevamo è stato un flop al botteghino, su DVD, su Sky, su Netflix, InfiniTV, YouTube e in qualunque altro formato vi possa venire in mente. Le recensioni parlano di attori senza carisma (il carisma per me è un’altra cosa: diciamo piuttosto “senza la carica erotica di Megan Fox“), problemi dello schizzinoso pubblico americano con un film ambientato sulla costa sbagliata del Pacifico (in Cina e non in California) e troppe scene di combattimento al buio e sotto la pioggia, magari tecnicamente pregevoli ma che hanno tolto ai nerd il gusto della scazzottata “come una volta”.

Vi dirò: ai protagonisti e alle scene di lotta al buio non ci sono nemmeno arrivato, per cui il mio punto di vista è quello di uno che ha smesso di guardare il film dopo 10 minuti. Trama troppo lenta, troppo superficiale, troppo incomprensibile (peggio di Blade Runner 2049, per dire). Guillermo Del Toro, sarai anche un grande regista ma non sono sicuro che da bambino tu abbia mai guardato i cartoni animati giapponesi. Forse in Messico non arrivavano. E comunque due cose sulla sceneggiatura vorrei dirtele.

Ma per tornare a noi, questo lungo preambolo è solo per dirvi che nonostante il flop, hanno trovato il coraggio e soprattutto i soldi per fare un sequel (la perseveranza è la madre di ogni successo, del resto). Pacific Rim 2 è in arrivo a breve, con un regista meno celebrato (Steven DeKnight) ma più disposto a rinunciare al taglio autoriale in favore:
(1) di una storia più semplice e
(2) di farci vedere le scazzottate fra robottoni e mostri cattivi che ci sono mancate così tanto per tutti questi anni.

La trama? Stavolta non me ne importa molto, perché ci andrò con mio figlio, a cui dei robottoni finora non frega nulla. Se questo film gli fa cambiare idea, rendendolo un po’ meno decenne e un po’ più ottantenne, per quanto mi riguarda Pacific Rim 2 sarà un grande successo.

Articolo precedenteOlivia e John di nuovo insieme
Articolo successivoE per il 2018, un Sanremo anni 80
cavaz
Nato nel 1973, ha di conseguenza preso gli anni 80 in piena faccia, e non si è più riavuto. Ha vissuto tra Piacenza, Milano, Parigi, Roma e Torino facendo il raccoglitore di pomodori, il programmatore, l'ingegnere, il ricercatore, l'insegnante, il dipendente pubblico, il pugile, il giornalista, il traduttore, il cassintegrato e il disoccupato. Si sposta solo in moto, detesta i social media e rilegge sempre gli stessi libri.

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il tuo commento
Inserisci il tuo nome

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.