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Phil Collins live a Milano

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La sarabanda finale vede il pubblico alzarsi e ballare su You can’t hurry love ed è subito Billionaire, perché soprattutto quelli delle prime file, che hanno pagato 300 euro più prevendita per il biglietto, non sono propriamente dei rocker o dei vecchi hippies quanto piuttosto una schiera di camicie bianche da Milanese Imbruttito “pago pretendo” che conosce Phil Collins per avere ballato Easy Lover sui tavoli del Papeete di Milano Marittima, dunque l’effetto Briatore è un po’ straniante, ma la sequenza finale sul palco è perfetta con un’esplosione di coriandoli all’attacco di Sussudio e una sontuosa Take Me Home a chiudere.

I’m not dead yet” è il titolo del tour, come del bel libro autobiografico di Phil Collins. Non sono ancora morto.

Forse è stata l’ultima volta che lo abbiamo visto in concerto, ma certo ci ha voluto dimostrare non solo di essere ancora vivo, ma di avere un repertorio sterminato di canzoni immortali, e la voglia di farcele sentire ancora una volta.

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cavaz
Nato nel 1973, ha di conseguenza preso gli anni 80 in piena faccia, e non si è più riavuto. Ha vissuto tra Piacenza, Milano, Parigi, Roma e Torino facendo il raccoglitore di pomodori, il programmatore, l'ingegnere, il ricercatore, l'insegnante, il dipendente pubblico, il pugile, il giornalista, il traduttore, il cassintegrato e il disoccupato. Si sposta solo in moto, detesta i social media e rilegge sempre gli stessi libri.

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