Francesco De Salvin
Francesco De Salvin
Su questa Terra dal 1987. Giornalista Pubblicista dal settembre 2009. Amo tutto ciò che ha a che fare con la comunicazione. Il mio motto è “La Musica a chi la sa vedere”, nell’arte e nella vita di tutti i giorni.

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Prince e la bellezza sterile di Timeless

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Senza girarci troppo intorno, ascoltare Timeless è un’esperienza tanto esaltante quanto lacerante: da un lato c’è l’estasi di ritrovare la voce e il genio puro di Prince, dall’altro l’amara certezza che nessun restauro postumo potrà mai sostituire la presenza viva dell’unico vero architetto del suo suono. Questa nuova raccolta estratta dal famigerato Vault del folletto di Minneapolis, è una gemma brillante e un tributo doveroso, ma è impossibile non avvertire una sottile e costante sensazione di incompiutezza.

La produzione è spettacolare e tirata a lucido, i bassi spingono forte, eppure l’intero lavoro suona come un abito di altissima sartoria stirato alla perfezione da mani terze, privato di quelle pieghe anarchiche e di quelle imperfezioni geniali che solo Prince sapeva imprimere in studio.

​Sarebbe ingiusto, tuttavia, non celebrare la qualità strabiliante del materiale che è stato riportato alla luce. Il disco viaggia su picchi emozionali altissimi: l’energia funk trascinante di I Am You e la gemma grezza di Tick Tick Bang (nella sua versione originale del 1981) dimostrano come le intuizioni di Prince fossero decenni avanti rispetto a chiunque altro, mentre la carica pop-drammatica di With This Tear e l’intensità dal vivo di How Come U Don’t Call Me Anymore ricordano la grandezza assoluta di un interprete senza pari.

Le canzoni funzionano, divertono ed emozionano con una naturalezza disarmante, confermando che persino gli scarti d’archivio di Prince riescono a ridicolizzare buona parte della produzione musicale odierna.

In definitiva, Timeless merita di essere celebrato come un evento prezioso e un regalo immenso per chiunque ami la musica, a patto di ascoltarlo senza autoinganni. È un ottimo album ma “congelato”, il monumento luccicante a un’eredità inestimabile che continua a farci ballare ed emozionare, pur ricordandoci a ogni nota quanto l’assenza di Prince sia incolmabile.

In parole povere, si tratta di un’opera promossa a pieni voti per il valore inestimabile del suo contenuto, ma che resta la fotografia fedele di un genio rievocato, e mai davvero replicabile

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