O, per dirla alla D’Annunzio:
“Settembre, andiamo. È tempo di migrare“.
Insomma, che siate anglofoni o romantici neo-decadenti, ex paninari o ex seguaci di altre mode socio-cultural-musicali, per tutti il mese di settembre era il vero spartiacque dell’anno. Altro che capodanni, cenoni o settimane bianche: la prima campanella di settembre sanciva il vero inizio del nuovo anno.
L’anno scolastico aveva riti e feticci ben codificati: abbigliamento, accessori, materiale didattico. Non necessariamente in questo ordine di priorità!
Ribaltando quanto appreso dalla psicologia, per la quale prima viene il contenuto e poi il contenitore, nei luccicanti anni 80 il ribaltamento era radicale: assolutamente prima il contenitore.

Il contenitore per eccellenza? Lo zainetto. Ça va sans dire: il Jolly Invicta! Bicolore per i più conservatori, fluo per i più arditi (e le più ardite). Ma rigorosamente dipinto, scritto, riempito di graffiti per renderlo unico e inconfondibile.
Dentro al contenitore, il contenuto più importante.
Prima ancora di libri e quaderni: quello che da piccini era il diario, ma che per gli adolescenti di allora era l’agenda! Naj-Oleari per le fanciulle, oppure l’imperatrice delle agende: la Smemoranda. Un accessorio trasversale (destra e sinistra, uomini e donne) che nel corso dei mesi si gonfiava a dismisura. A giugno occupava, lei sola, metà Invicta.

Dall’universale al particolare.
Le gomme per cancellare. Immancabile, perché infilate a forza dalle mamme, la terribile gomma Pelikan BR 40. Bicolore blu e rosso mattone o l’ancora più temibile Pelikan ottagonale blu con profilo bianco. Capace di scavare buchi profondi nelle pagine di quaderni, appunti e compiti in classe. Noi, però, preferivamo le inutili ma coloratissime e profumate gomme a forma di ghiacciolo, di panino o di bottiglia di Coca-Cola.

L’astuccio (il cui ruolo sociale era soprattutto quello di confermare la fede calcistica) conteneva penne multicolor ed evidenziatori Stabilo Boss, belli anche se molto ingombranti. E poi ancora il compasso: utile solo nell’ora di disegno ma presenza e minaccia costante, dato che pungeva e si infilzava nel tessuto dell’astuccio.
E poi la vera chicca: una boccetta con pennellino di color bianco dall’aria innocua. Il bianchetto, o scolorina, o correttore… ogni città o regione lo definiva in modo diverso. Amico di mille correzioni, ci si doveva dotare di pazienza perché bisognava aspettare che si asciugasse… ma l’attesa era vivacemente ingannata da profonde inalazioni di solvente 1,1,1-tricloroetano. Oggi vietato e probabilmente uno dei principali colpevoli del buco nell’ozono. Ma regalava piacere ed oblio come solo la Maga Circe ad Ulisse. E a chi nega di averlo abbondantemente sniffato, peste lo colga!

E parlando di colori e profumi tossici inebrianti: la dotazione di Uni Posca. Coloravano zaini, cartelle, tubi o valigette Polionda portadisegni. Ma anche scarpe, pantaloni… negli anni 80 il colore era ovunque e andava generosamente spolverato su qualsiasi cosa!
Abbiamo dimenticato nulla? Ah… già! I libri! Che sbadati! Spesso erano solo un dettaglio decorativo, ma era consigliabile dotarsene, per lo meno per salvare le apparenze.
I costi per una dotazione di un set originale di libri di testo più vocabolari di greco e latino? Il PIL del Nicaragua.
Ma esistevano due uscite di emergenza dalla panic room: gli ex studenti che offrivano vecchie o nuove edizioni dei libri fuori dalla scuola (“…all’uscita di scuola i ragazzi vendevano i libri…” – L. Battisti, I Giardini di Marzo, 1972) oppure la mecca assoluta del risparmio librario. Almeno per gli adolescenti meneghini, esisteva in Via Corsico, a pochi passi dalla stazione della metro di Porta Genova, il Libraccio. Libri, bigini, vocabolari, dizionari di greco e latino: una fiera del sapere a disposizione di tutte le tasche.

Accessori per il nuovo anno? A ciascuno il suo kit personale, a seconda delle inclinazioni estetiche, culturali e musicali. Spille dei gruppi o cantanti preferiti per addobbare giubbotti e zaini. Timberland per gli amanti del genere paninaro, giubbotti in pelle nera per gli aficionados del mondo del metallo o del genere gotico.

Il nuovo Swatch (farsi vedere con quello dell’anno scolastico precedente era abbastanza da barboni) per i modaioli, e un Casio con calcolatrice e fusi orari di Tokyo o New York incorporati per quelli più nerd.
Siamo pronti, che abbiano inizio le danze. E tu, bidello, pigia pure quel maledetto interruttore. Spalanca le porte alla nuova bolgia scolastico-dantesca.
Perché sappiamo bene per chi suona la campan(ella)!

