Home Cartoni Animati Ho ritrovato Lady Oscar 30 anni dopo

Ho ritrovato Lady Oscar 30 anni dopo

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Lady Oscar

Solo regali anni ’80, lo scorso dicembre, sotto l’albero di Natale.
E le soddisfazioni non sono mancate.
Mentre i bimbi scoprivano il fantastico mondo dei Micronauti (a proposito: un “Force Commander” come nuovo mi è costato una follia!), con i dvd di Lady Oscar ho fatto commuovere mia moglie. Non rivedeva quel cartone praticamente da una trentina d’anni e ho fatto bene a procurarle una scorta di fazzolettini Kleenex.
Stamattina ho trovato sulla scrivania del mio studio questa lettera di ringraziamento.

Dvd di Lady Oscar
I Dvd di Lady Oscar

“Rivedere Lady Oscar per me significa ritrovare la bambina di ieri con la consapevolezza della donna di oggi.
E comprendere che il comandante delle guardie reali di Maria Antonietta non combatteva soltanto con la spada ma anche con la propria identità, con le regole imposte, con gli stereotipi di un mondo che si evolveva velocemente al grido rivoluzionario di ‘Liberté, égalité, fraternité‘, la cui eco risuona ancora contemporanea,” si legge nelle prime righe.

Oltre a non perdere una puntata su Italia 1, mia moglie possedeva un’invidiabile collezione di gadget e libri che ora vuole assolutamente riportare alla luce. Spero siano davvero nel vecchio baule in soffitta, ma dopo quattro traslochi in dieci anni incrocio le dita.

“Passavo dal cartone animato su Italia 1 al mitico album delle figurine Panini, dall’ansia di perdere la messa in onda delle puntate risolutive – quelle dove, come raccontavano ridendo le mie compagne di classe delle elementari, ‘Oscar e André si baciano nudi’ – all’emozione di quando i miei genitori mi regalarono il libro ‘Il romanzo di Lady Oscar’, Fabbri editori (il secondo volume, ‘Il ritorno di Lady Oscar‘, era un seguito della storia completamente inventato e non mi piacque)”: i primi ricordi che i dvd hanno fatto tornare a galla.

L'album di figurine di Lady Oscar
L’album di figurine di Lady Oscar

In qualche soffitta potrebbero essere conservati anche i disegni usciti direttamente dai pomeriggi anni 80.

“Oscar, l’eroina in uniforme della mia infanzia, con il suo coraggio e la sua forza d’animo non tradiva mai le mie aspettative.
Si stagliava sfolgorante sul suo cavallo bianco con la stessa grandezza di una figura epica classica.
Da piccola la disegnavo imprimendomi nella mente ogni particolare delle sue uniformi (bianca, poi rossa, infine blu, a ripensarci ora i colori della bandiera francese) e della sua chioma bionda che puntata dopo puntata si allungava diventando, come la donna a cui apparteneva, sempre più ribelle e selvaggia“, si legge nella lettera.

Passione e ammirazione incondizionata, dunque, ma anche una malcelata avversione per le storiche sigle italiane.
“Ora, da quarantenne che nel frattempo si è letta ‘Berusayu no Bara‘, ovvero ‘Le rose di Versailles‘, lo splendido manga di Riyoko Ikeda che ha dato origine all’anime, e grazie al bel libro ‘Lady Oscar’ di Valeria Arnaldi che mi ha ispirata con chiavi di lettura molto ben documentate e argomentate, sono tornata al cartone animato attivando il livello di lettura adulto e consapevole delle complesse tematiche che il mio biondo mito d’infanzia andava a sfidare a colpi di spada.

Riyoko Ikeda - La rosa di Versailles
Riyoko Ikeda – Le rose di Versailles

Infastidita dalla sigla de ‘I Cavalieri del Re‘, quella dove ‘il buon padre voleva un maschietto ma ahimè sei nata tu’, che ha inevitabilmente risentito dei decenni passati, e non avendo mai amato particolarmente nemmeno quella successiva cantata da Cristina D’Avena, ho invece potuto apprezzare la struggente sigla giapponese, ‘Bara wa utsukushiku chiru‘, che parla di quelle ‘rose che appassiscono in bellezza’ che alludono al titolo del manga e restituisce tra l’altro un senso anche alle immagini che scorrono sulle note”.

Non da meno la delusione per il film “in carne e ossa”, però con giudizio finale sospeso, che annovera nel cast anche Patsy Kensit bimbetta e la “meteora” Caroline Loeb (‘C’est la ouate’, vi ricordate?)

Patsy Kensit“Che fiacco il film di Jacques Demy! Tra tra l’altro non lo vidi nemmeno per intero perché, a giudizio di mia mamma, era inadatto e osé per una bambina. Proverò a recuperarlo in dvd, chissà…”

E’ nelle righe conclusive della lettera che si può comprendere che cosa rappresenti oggi Lady Oscar per le bambine degli anni ’80.

Solo trent’anni dopo ho compreso a pieno il sacrificio di Oscar: costretta ad indossare abiti che non corrispondevano alla sua vera identità, ma in grado finalmente di trovare il suo sé più autentico quando decide di seguire la propria strada, di combattere per i propri ideali, di fare pace con la donna che è diventata.
Purtroppo la tragedia incalza e la morte si abbatte sulla sua presa di coscienza, soprattutto sulla tardiva scoperta dell’amore per André, al suo fianco da tutta la vita. Insomma un’eroina proto femminista in abiti maschili, una donna in cui tutte le donne, anche oggi, possono identificarsi.
Grazie, Oscar“.

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Michele Borghi
@mixborghi: Giornalista saldamente ancorato agli anni 80. Appassionato di film e televisione. Profondamente convinto che Cinecittà sia morta e sepolta con la scomparsa del cinema di genere. Guarda e riguarda vecchi horror-thriller italiani, nell'attesa che qualcuno giri un nuovo film all'altezza di quei classici.

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