Se siete cresciuti negli anni ’80 (e anche nei primi anni ’90), ci sono buone probabilità che abbiate giocato almeno una partita con uno di loro. O forse con entrambi. Stiamo parlando del mitico Super Santos e dell’intramontabile Super Tele, i leggendari palloni di plastica prodotti dall’azienda italiana Mondo.
No, non erano semplicemente dei palloni.
Erano uno stile di vita.
Due palloni, due personalità
A prima vista sembravano quasi identici: leggeri, coloratissimi, praticamente indistruttibili… almeno finché non incontravano il peggior nemico mai concepito dall’uomo.
Il rovo.
O il filo spinato.
O il cane del vicino.
Non ho assolutamente idea di quanti palloni di plastica ho bucato sulle rose del mio giardino, ma almeno cinque per ogni estate di sicuro.
Il Super Santos, con la sua superficie a piccoli rilievi, offriva una presa migliore e dava l’illusione di poter controllare il pallone come Maradona. Durava circa trenta secondi, poi ci si ricordava che si stava giocando su un parcheggio pieno di buche.
Il Super Tele, invece, era il fratello più liscio, più essenziale e, forse, ancora più imprevedibile. Bastava una folata di vento e decideva autonomamente quale squadra dovesse attaccare.
La fisica? Un’opinione
I moderni ingegneri studiano l’aerodinamica. Noi l’abbiamo imparata tirando un Super Santos.
Perché bastava prendere bene il pallone con il collo del piede per assistere a un fenomeno inspiegabile: la traiettoria non era più responsabilità del giocatore.
Il pallone decollava.
Non saliva.
Decollava.
Per qualche secondo tutti rimanevano con il naso all’insù, chiedendosi se sarebbe ricaduto in campo, nel cortile della signora Maria o direttamente sul balcone del quarto piano.
C’era sempre quel momento di silenzio assoluto, seguito dall’immancabile frase: “Secondo me torna…”
Spoiler: non tornava mai.
Più tempo a recuperare il pallone che a giocare
Le partite duravano due ore.
Il tempo effettivo di gioco? Forse quaranta minuti.
Il resto era dedicato al recupero del pallone.
Sul tetto del garage.
Dietro il cancello del vicino.
Dentro un cespuglio che improvvisamente sembrava la Foresta Amazzonica.
In un orto accuratamente coltivato da un pensionato che ci guardava come se avessimo appena invaso il suo territorio.
E naturalmente c’era sempre quell’amico che veniva eletto “recuperatore ufficiale”, semplicemente perché era il più magro del gruppo e riusciva a passare dove gli altri rimanevano incastrati.
Le porte? Bastavano due maglioni
Altro che campi regolamentari.
Le porte erano due zaini.
Oppure due felpe.
Nei casi di lusso, due mattoni.
Le linee laterali erano “più o meno qui”.
Il fallo di mano si decideva dopo una discussione di dieci minuti.
Il fuorigioco? Una leggenda metropolitana.
Ma nessuno si lamentava davvero.
L’importante era che qualcuno avesse portato il pallone.
Il miglior rapporto qualità-prezzo della storia
Ancora oggi il Super Tele costa circa cinque euro e il Super Santos poco più.
Un prezzo incredibile, considerando che negli anni sono stati protagonisti di milioni di partite improvvisate.
Li trovavi ovunque.
Edicole.
Tabaccai.
Cartolerie.
Negozi di giocattoli.
Supermercati.
Sembrava quasi che comparissero spontaneamente all’inizio dell’estate. E puntualmente qualcuno ne comprava uno nuovo perché il precedente aveva fatto una brutta fine contro un ramo troppo appuntito.
Il rumore dell’estate
Esistono suoni che riportano immediatamente all’infanzia.
Le cicale.
Il camion dei gelati.
Il jingle di Bim Bum Bam.
E quel caratteristico “TOC!” di un Super Santos calciato con tutta la forza che avevano le gambe di un ragazzino di dieci anni.
Era il segnale che la partita era iniziata.
E che probabilmente qualche finestra del quartiere era in pericolo.
I veri campioni erano i palloni
Noi pensavamo di imitare i grandi campioni della Serie A.
Facevamo le rovesciate di Platini, i dribbling di Maradona, le punizioni di Zico e i tuffi… involontari.
Ma i veri protagonisti erano loro.
Due semplici palloni di plastica che pesavano pochissimo, costavano pochissimo e riuscivano a trasformare qualsiasi cortile, parcheggio o strada chiusa al traffico nello stadio più importante del mondo.
Ancora oggi basta vedere un Super Santos o un Super Tele appeso fuori da un’edicola per tornare bambini per un istante.
E la prima domanda che ci viene spontanea è sempre la stessa: “Chissà se riesco ancora a tirarlo così forte da farlo finire sul tetto…”
La risposta, probabilmente, è sì.
Solo che oggi siamo noi a dover spiegare al vicino perché c’è un pallone di plastica nel suo giardino.
