I nostri Oscar anni Ottanta
Di Paolo Ravelli / Nicola Coropulis
Ecco…ci siamo!
Le luci si abbassano, le note dell’orchestra accompagnano l’entrata dei presentatori della serata.
Il pubblico è in estasi; dietro le quinte fervono gli ultimissimi preparativi ed anche gli artisti più consumati si affidano a riti e scaramanzie per allontanare panico e fibrillazioni!
Milioni di telespettatori, in tutto il pianeta, hanno già preparato vasche di popcorn (o termos di caffè, dipende dal fuso orario…) per godersi ogni istante della serata più glamorous dell’anno. Gli Academy awards night! Meglio conosciuta come La Notte degli Oscar!
Dal lontano 1929, quando si tenne la prima edizione dell’evento – durato 15 minuti in tutto, applausi compresi – davanti ai 270 invitati, ad oggi, la Notte delle statuette non ha mai smesso di crescere diventando un evento globale. Dal punto di vista della produzione cinematografica, gli Ottanta sono stati un contenitore di assoluto valore: per creatività espressa, per temi trattati, e per la generazione di attori che ne sono stati il volto e la voce. Dieci anni di capolavori. Dieci anni di emozioni che ripercorriamo, anno per anno, secondo la più rigida delle regole imposta dalla Academy: 3 nominations ed un solo vincitore.
Anzi, no! Un vincitore e nessun vinto! Solo applausi per tutti.
1980.
Le nominations:
– Ultimo Metrò di Francoise Truffaut. perché come Bergman, anche Truffaut ci insegna che l’arte è libertà. E perché Caterine Deneuve è l’incarnazione dell’eleganza.
– The Blues Brothers. perché anche dopo 46 anni siamo sempre in missione per conto di Dio!
– Shining. Per colpa di Kubrick vediamo due gemelle al fondo di ogni corridoio di hotel!
The winner is: The Blues Brothers… Abbiamo visto la luce!
1981
Le nominations:
– Ricomincio da Tre. A tutti, almeno una volta nella vita, è capitato un Robertino da riportare alla realtà, ma non tutti lo sanno fare con il garbo, il gusto e l’ironia di Massimo Troisi
– Momenti di Gloria. Racconta con raffinata eleganza una storia di valori, sport, amicizia e lealtà accompagnata da una colonna sonora sublime
– I predatori dell’Arca perduta. Indiana Jones è un simpatico paraculo capace di infilarsi in un mare di guai inseguendo le sue passioni e di venirne sempre fuori, come piacerebbe a tutti noi
The winner is: ricomincio da tre. Dove sta scritto che si deve sempre ricominciare da zero?
1982
Le nominations:
– Blade runner. Abbiamo pianto tutti, insieme a Roy, nella pioggia post nucleare, ricordando le navi da combattimento in fiamme al largo dei bastioni di Orione
– Fanny e Alexandre. Bergman celebra ancora una volta l’opera salvifica dell’arte. E perché la fotografia del film ha cambiato la storia del cinema
– Pink Floyd The Wall. perché la musica dei Floyd è immortale, perché la marcia dei martelli è scolpita nella memoria di ciascuno di noi
the winner is: Blade Runner… il futuro non è più quello di una volta…
1983
Le nominations:
– Il grande freddo. Non tutti i sogni diventano realtà e non puoi sempre avere ciò che vorresti, ma vale la pena averci creduto e lottato. Accompagnato da della grande musica
– Zelig. Allen riprende la lezione di Pirandello, e ci mostra come si possa essere uno, nessuno o centomila
– Una poltrona per due. Nella vita, a parità di ingegno e capacità, vince chi ha avuto in sorte una condizione sociale migliore. Ma a parità di sorte, vince chi è più bravo e capace.
The winner is: una poltrona per due. Basta il titolo ed è già Natale!
1984
Le nominations:
– C’era una volta in America. Sergio Leone si congeda da noi, dicendoci che la vita non è bianco o nero. É un fiume che scorre lento e dove dentro c’è tutto: amore, morte, dolore, felicità.
– Paris, Texas. uno sguardo (europeo) sulla solitudine americana. Un western moderno “on the road“, alla ricerca disperata di contatti umani reali
– Bianca. pare che ci sia ancora qualcuno che non ha mai assaggiato la Sacher Torte. Va beh … continuiamo così. Facciamoci del male…
The winner is: C’era una volta in America…l’epopea di un sogno che la storia ha infranto.
1985
Le nominations:
– Ritorno al futuro. collega idealmente due decenni (i 50 e gli 80) caratterizzati dalla stessa spensieratezza e vitalità esplosiva, unendo Chuck Berry all’Heavy Metal in un simpatico e divertente crossover temporale in cui, alla fine, vincono i buoni.
– La mia africa. un colossale affresco di altri mondi e altre epoche nel solco della migliore tradizione hollywoodiana, il racconto di una grande storia d’amore, la rappresentazione dell’irriducibilità delle differenze fra il mondo dei colonizzatori europei e quello africano.
– Fandango. Porta l’archetipo del road movie che ha segnato il cinema americano degli anni 70 ad un livello di malinconica raffinatezza in cui nel passaggio alla vita “adulta” aleggia l’ombra della morte
The winner is: ritorno al futuro. “strade? Per dove stiamo andando non c´è bisogno di strade“
1986
– Platoon. Stone manda in scena il Vietnam nella forma più cruda, realistica. Senza eroi. Senza retorica. Senza vincitori. Soldati semplici lasciati soli nella assurdità della guerra.
– Regalo di Natale. una istantanea spietata, targata Pupi Avati, della avidità, del gioco, del tradimento. Come un Dostoevskij, racconta del vuoto incolmabile della dipendenza dal gioco, che porta fino all’autodistruzione. Nella notte di Natale, quando il mondo dovrebbe essere più buono.
– Speriamo che sia femmina. Monicelli regala a quattro regine del cinema (Deneuve, Ullmann, Sandrelli, DeSio) l’occasione di dimostrare che la famiglia è donna.
The winner is: Platoon…la verità definitiva sul Vietnam
1987
– Full Metal Jacket. Perché fra imparare a fare la guerra e farla davvero passa la stessa differenza che c’è fra l’ordine geometrico di una scuola di addestramento e il caos senza senso di un campo di battaglia. Il tutto in un crescendo di tensione emotiva e partecipazione che si stempera solo con il canto liberatorio della Mickey Mouse March nella scena finale, mentre i fuochi della battaglia ardono ancora e il buio della notte arriva sulle note di Paint It Black. Capolavoro
– Gli intoccabili. De Palma è riuscito a far convivere, esaltandone le differenti personalità, 3 giganti del cinema come Costner, Connery e De Niro in un film che miscela gangster movie, legal thriller e western, con citazioni da antologia (la sparatoria alla Union Station che riprende e carica di suspense la scena clou de La Corazzata Potemkin).
– L´ultimo imperatore. non solo è uno dei film più premiati della storia del cinema, ma è anche capace di ricreare con un impianto narrativo epico, una cura maniacale dei dettagli e l’ausilio di una fotografia e di una colonna sonora superbe, lo spirito di un mondo arcaico travolto per sempre dall’avanzare del tempo e di nuove esigenze sociali
The winner is: full metal jacket. Le guerre di Kubrick iniziano dentro l’anima dell’uomo. Non fuori.
1988
– Nuovo Cinema Paradiso. dopo DeSica e Fellini un altro italiano, Tornatore, tornava a vincere l’Oscar per il miglior film straniero. Con una storia fatta di ricordi, passione (per il cinema) e frammenti di baci rubati!
– Mujeres al borde de un ataque de niervos. In una Madrid post-Franchista, Almodovar crea uno stile nuovo: un umorismo caotico alla Dalí, una estetica tra malinconica e decadenza…. Ah! E che voglia di provare il gazpacho!
– Rain Man. racconta il tema della malattia, l’autismo, con leggerezza, senza pietismi. Raymond/Rain-Man è quel “fratello ritrovato “, per dirla alla Uhlman, ci ha emozionato e commosso fino alle lacrime.
The winner is: Nuovo Cinema Paradiso…il trionfo della magia del cinema
1989
– Music box. è al tempo stesso un incalzante legal thriller e un raffinatissimo dramma introspettivo sullo sfondo dell’immane tragedia dell’Olocausto, in un’atmosfere livida e tesa fino al climax del colpo di scena finale
– L’attimo fuggente. un esemplare racconto di formazione che educa al valore della cultura, del dubbio e alla ricerca dei valori profondi della vita, con un Robin Williams superlativo e un gruppo di eccellenti giovani attori guidati dalla sapiente mano di Peter Weir. Da brividi la scena finale con i ragazzi in piedi sui banchi a gridare “Capitano, mio capitano”
– Leningrad Cowboys go to America. Un road movie atipico e stralunato che unisce gli spazi sconfinati della tundra con le highways americane, unendo, all’insegna del ciuffo alla Elvis e della musica, due mondi che fino ad allora sono stati divisi dalla Guerra Fredda.
The winner is: l’attimo … fuggente… come lo furono i nostri adorati ´80.
