Certe pellicole ti restano addosso. Non perché siano dei capolavori assoluti, ma perché ti sorprendono, ti fanno ridere nel modo più assurdo possibile e, soprattutto, ti portano indietro nel tempo.
Weekend con il morto (titolo originale: Weekend at Bernie’s) è proprio uno di quei film che, se hai vissuto anche solo un pezzo degli anni ’80 o sei un nostalgico cronico come me, ti ritrovi a riguardare con un sorriso storto, di quelli che dicono: “Ma davvero questa cosa ha funzionato… e pure bene?”
Una trama fuori di testa (nel senso buono)
Uscito nel 1989 (ma arrivato in Italia nel 1990) e diretto da Ted Kotcheff (sì, proprio lo stesso che diresse Rambo), il film racconta la storia di due impiegati di New York, Larry (Andrew McCarthy) e Richard (Jonathan Silverman), che scoprono una frode contabile nella loro compagnia. Il loro capo, Bernie Lomax, apparentemente riconoscente, li invita nella sua casa al mare negli Hamptons per un weekend. Ma Bernie ha un piano diverso: vuole farli fuori, perché sono troppo vicini alla verità. Peccato che venga ucciso prima lui da un sicario mafioso.
Ed è qui che inizia il vero delirio. I due protagonisti, per non finire nei guai (e per continuare a godersi il weekend di lusso), fingono che Bernie sia ancora vivo. Da qui parte una serie infinita di gag in cui il cadavere di Bernie viene manipolato, trascinato, animato come se fosse ancora in vita. Il risultato è un cocktail surreale di humour nero, slapstick, e situazioni che sfidano ogni logica… ma in modo assolutamente spassoso.
Perché funziona ancora oggi?
C’è una leggerezza anni ’80 che non si replica più. Il film è assurdo, a tratti quasi demenziale, ma ha un ritmo perfetto, battute ben assestate, e una strana alchimia tra i protagonisti. Andrew McCarthy, già idolo dei teen movie (Pretty in Pink, St. Elmo’s Fire), è lo scapestrato del duo, mentre Jonathan Silverman interpreta il più razionale ma facilmente trascinabile. Insieme fanno scintille.
E poi c’è Bernie. Interpretato magistralmente da Terry Kiser, il personaggio diventa leggenda… da morto! Muoversi come un cadavere rigido e renderlo credibile in situazioni sempre più assurde è una performance fisica degna di nota. A tal punto che Bernie è diventato una vera e propria icona pop.
Curiosità che (forse) non sapevi
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La camicia di Bernie è diventata un simbolo cult: quella a righe verdi e blu è stata replicata in fiere del cinema e party a tema anni ’80. Alcuni fan la considerano quasi un “costume ufficiale” della cultura pop retrò.
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Il film ha ispirato balli virali: negli anni 2000, è nata una challenge chiamata “Doing the Bernie”, dove la gente imitava i movimenti da cadavere del protagonista. Una delle prime sfide virali pre-TikTok.
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Ci fu anche un sequel, Weekend con il morto 2 (1993), con un Bernie… ancora morto, ma rianimato magicamente tramite voodoo e danzante ogni volta che sente musica. Già, non si sono fatti mancare nulla.
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Terry Kiser si fece davvero male: durante le riprese subì varie contusioni per le scene fisiche (cadute, trascinamenti, ecc.). Insomma, essere un cadavere non è per niente una parte semplice.
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Roger Ebert lo stroncò, definendolo “una delle commedie più inutili dell’anno”. Ma il pubblico lo adorò. E in fondo, chi ha vinto?
Oggi un film come Weekend con il morto forse non vedrebbe nemmeno la luce: troppo scorretto, troppo assurdo, troppo… tutto. Eppure, proprio per questo è diventato un cult. Non cerca di essere qualcosa che non è. È grottesco, divertente, e ti fa ridere di cose che non dovrebbero far ridere. E lo fa con un’irriverenza tipica di quegli anni in cui il politically correct era ancora lontano.
Rivederlo oggi è come aprire una finestra su un’epoca in cui il cinema si permetteva di essere folle. E Weekend con il morto lo è, nel senso migliore del termine. Se non lo hai mai visto, preparati a ridere… con un cadavere. Se invece lo conosci già, sai benissimo che a volte, per passare un gran weekend, basta solo un morto e due amici disperati.
