Ricordo ancora la prima volta che vidi Saranno famosi di Alan Parker. Ero troppo piccolo per cogliere ogni sfumatura, ma la forza travolgente di quel film mi rimase dentro. È una di quelle pellicole che non si limitano a raccontare una storia: ti fanno sentire parte di qualcosa. Ti mettono sul palco, sotto i riflettori, tra lacrime, speranze e passi di danza.
Uscito nel 1980, Fame (questo il titolo originale) non è solo un film sulla danza e il canto. È un ritratto potente e realistico di giovani che inseguono un sogno nella celebre High School of Performing Arts di New York, affrontando le sfide dell’adolescenza con il cuore pieno di passione e le scarpe consumate dalla fatica.
I protagonisti: anime diverse, stesso sogno
Il film non ha un vero protagonista unico, ma un cast corale in cui ogni personaggio ha una voce distinta e autentica. C’è Coco Hernandez, interpretata da una magnetica Irene Cara, carismatica e determinata, simbolo della ragazza che vuole sfondare ad ogni costo, anche a rischio di perdere l’innocenza.
Poi c’è Leroy Johnson, il ballerino ribelle (Gene Anthony Ray che ci ha lasciati nel 2003) che non sa leggere la musica ma ha il talento nel sangue e la rabbia negli occhi. Indimenticabile. E ancora Bruno Martelli, timido genio della musica elettronica (Lee Curreri), e Doris Finsecker, goffa e dolce (Maureen Teefy), che lotta con la sua timidezza e con una madre iperprotettiva.
Ognuno di loro rappresenta un frammento della giovinezza: chi vuole essere amato, chi vuole scappare, chi vuole solo essere visto per quello che è.
La musica: cuore pulsante del film
Ma se c’è una cosa che davvero fa battere il cuore del film, è la musica. La colonna sonora è semplicemente indimenticabile, e non solo per la celebre title track Fame, cantata da Irene Cara, diventata un inno generazionale. Una canzone che esplode di energia, voglia di vivere, di farsi strada. Ancora oggi, quando parte quel ritornello — “I’m gonna live forever!” — non riesco a stare fermo.
Le musiche sono perfettamente intrecciate alla narrazione: non sono solo sottofondo, ma parte integrante della storia, raccontano ciò che i personaggi a volte non riescono a dire a parole. Alan Parker, che già aveva dimostrato di saper usare la musica in modo magistrale con The Wall e Evita, qui tocca un nuovo vertice.
L’Oscar e il riconoscimento
Non sorprende che Fame abbia conquistato due Premi Oscar: Miglior colonna sonora originale e Miglior canzone originale (Fame), oltre a numerose altre nomination, tra cui miglior montaggio e miglior sceneggiatura. È raro che un film musicale riesca a toccare anche i critici più esigenti, ma Saranno famosi ci riesce perché è vero, perché racconta il talento ma anche il prezzo da pagare per seguirlo.
Rivedendolo oggi, Saranno famosi ha un sapore un po’ vintage, certo, con quegli abiti sgargianti e il sapore metropolitano degli anni ’80. Ma il messaggio resta attuale: credere in sé stessi, mettersi in gioco, sbagliare, rialzarsi, e soprattutto trovare la propria voce.
È un film che parla ai giovani di allora, ma anche a quelli di oggi — e a chi, anche da adulto, non ha mai smesso di sognare.

