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90° Minuto un fenomeno di costume

“In Italia si può cambiare tutto ma non la fede calcistica”

La storia del calcio, nel caso di quello italiano, coincide con la storia di alcuni programmi tv diventati cult tra i tifosi ma anche per i semplici sportivi.

Per decenni, la Domenica, è stata la giornata del Campionato di calcio, una liturgia a cui nessuno poteva rimanere escluso: volente o dolente, prima che anticipi, posticipi, pay-tv nel nome del dio-denaro, distruggevano un rito “sacro” che monopolizzava i pomeriggi delle famigli italiane; chi scappava allo stadio dopo il pranzo o chi, attraverso la radiolina, ascoltava il programma “Il calcio minuto per minuto”, il quale faceva sussultare i tifosi, ad ogni intervento dai vari campi collegati, in quanto sopraggiungeva prima il boato dei tifosi e poi la voce del radiocronista.

Poesia pura, in quanto attraverso questi nuovi cantastorie del secolo moderno, sapevano raccontare e quindi fare immaginare a chi ascoltava, cosa succedeva sul prato verde.

La radiolina, che ci si portava durante la passeggiata con mogli, fidanzata o parenti veri, attirava coloro che sfortunatamente non potendo, per amor della santa quiete famigliare, usufruire del mezzo tecnologico, si avvicinavano e chiedevano: “cosa sta facendo….?”.

Oggi con internet, i cellulari è tutto molto più semplice ma si è perso un certo fascino magico, anche a livello di socializzazione, quante Domeniche passate insieme a mio papà vicino alla radiolina, novanta minuti di sofferenza, di gioie e delusioni ma un momento unico che, dopo una settimana di lavoro e di impegni vari, condividevo del tempo con lui.
Milioni di appassionati sparsi per tutta la Penisola, uniti da questo rito.

I cantastorie (delle partite di calcio) moderni

Il rito prendeva, ad una certa ora, un nuovo stravagante rituale: in qualunque posto ci si trovava, come un richiamo mistico, si faceva rientro a casa per le ore 18:00, perché iniziava la Trasmissione per antonomasia, esatto con la “T” maiuscola, alla quale nessuno poteva mancare: 90° Minuto.

Il programma nacque nel 1970 ideato dai giornalisti Maurizio Barendson ( nel 1975 con la riforma Rai, divenne Capo della Redazione sportiva di TG2 e ideò un nuovo programma storico: l’altra Domenica), Remo Pascucci e Paolo Valenti, trasmesso sulla Rai per la prima volta dallo studio 12 di via Teulada il 27 Settembre 1970 con la dicitura “Novantesimo minuto”, solo in seguito venne utilizzato il numero, in cui venivano dati i risultati della schedina, trasmesse le azioni più significative delle partite di seri A con un occhio di riguardo anche per la Serie B, con le relative reti.

Realizzato in maniera molto frizzante e coinvolgente, grazie anche a giornalisti competenti e capaci di dare il giusto entusiasmo in maniera imparziale dando quel tocco di teatralità popolare che catalizzò l’attenzione di tutta l’Italia.

Per quasi tutti gli anni 70, la messa in onda non comprendeva proprio tutte le partite del massimo campionato, ci si limitava a qualche immagine saliente, era il giornalista che con la sua capacità era in grado di dare la visione di quello che era accaduto; inoltre quasi tutte erano messe in onda in bianco e nero, il colore stava muovendo i primi passi. Tra le curiosità, nel 1977 venne trasmesso il primo filmato a colori.

Anni 80
E’ negli anni 80 che ha la sua massima consacrazione, si parla di più di 12milioni di spettatori che fermavano per vedere 90° Minuto, risultando così uno tra i palinsesti di maggior successo, un appuntamento giornalistico diventato uno spettacolo. Per tutte le squadre era riservato un servizio di ugual durata, in modo che tutte ricevessero la stessa attenzione, brevi interviste ai protagonisti e soprattutto le immagini delle partite una dietro l’altra, senza inutili polemiche e chiacchiere, in quanto i goal erano i protagonisti principali.

Indimenticabile il grande Paolo Valenti (conduttore dal 1970 al 1990, quando purtroppo venne a mancare) che conduce, in maniera garbata e gioviale, come un direttore d’orchestra fa con i musicisti, dallo studio di Roma dava il via ai collegamenti con i corrispondenti dalle varie sedi regionali: da Milano Gianni Vasino, da Torino Cesare Castellotti, da Genova Giorgio Bubba, da Napoli Luigi Necco (famosa la sua frase Milano chiama … Napoli risponde), da Ascoli Tonino Carino (…qui da Ascoli Tonino Carino), da Roma Fabrizio Maffei, da Firenze Marcello Giannini, da Bari Franco Strippoli, da Verona Ferruccio Gard…. Volti che divennero famigliari, i quali con il loro linguaggio semplice ma incisivo, narravano le vicende calcistiche della domenica, entrando così, attraverso lo schermo, nelle case degli italiani in punta di piedi e diventandone parte integrante.

Il Declino
Con la morte di Paolo Valenti avvenuta il 15 Novembre 1990 e la rottura della sacralità del calcio, dovuto con i posticipi iniziati nell’Agosto del 1993 (Foggia -lazio), si perse quel fenomeno di costume che aveva appassionato tanti italiani, diventando un programma come tanti altri, anche perché molti di quei giornalisti storici, Maffei fu colui che lo sostituì per poi esserci molti avvicendamenti alla conduzione, che con il loro modo unico, professionale e nei momenti giusti anche goliardico, si stavano dirigendo verso la fine della carriera e l’entrata delle nuove leve, non possedevano quel carisma e quel tocco di originalità, la sfumatura geniale del momento, rimanendo molto asettici, intrappolati in un giornalismo gessato, privando di magie il racconto delle partite.

Cosa ci rimane…
Dei bellissimi ricordi che emergono appena si sente l’Inconfondibile sigla, rimasta sempre la stessa, “Pancho” un brano jazz composto da Julius Steffaro, di cui vennero utilizzata gli ultimi sedici secondi.

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