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Indiana Jones e il quadrante del destino

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Partiamo col dire che “Indiana Jones e il quadrante del destino” è sicuramente meglio del quarto episodio, so che non ci voleva molto, ma è già un buon motivo per vedere il nuovo film della saga.

Nella nuova pellicola si parte con un lungo flashback (con Harrison Ford ringiovanito grazie alla computer grafica) ambientatto nella seconda guerra mondiale e successivamente ritroviamo Indy pensionato, quando di più lontano dall’eroe anni 80, ma il nostro eroe ci mette poco a indossare cappello e frusta per questa nuova avventura.

La macchina di Anticitera, uno strumento dalle capacità sconfinate che avrebbe costruito Archimede a Siracusa è il nuovo oggetto da recuperare.

Primo film non diretto da Steven Spielberg che passa le redini a James Mangold, che si muove con sicurezza nella pellicola ma si imbatte nell’errore tipico dei sequel di grandi saghe cinematrografiche, ovvero quello di inserire continui rimandi ai capitoli precedenti, un pò per carenza di idee, un pò per strizzare l’occhio ai fan di lunga data.

E quindi via all’inserimento di nazisti, animali striscianti, scazzottate, inseguimenti con qualsiasi mezzo e camei come quello di John Rhys-Davies nel ruolo di Sallah, amico di sempre di Indiana, fino ad arrivare al finale con un ospite ripreso dai capitoli precedenti.

In ogni caso il film risulta piacevole, lungo in certe sequenze (come quella iniziale) e invece un pò troppo frettoloso nel finale, certo che non non uscirete dalla sala con il disagio avuto dopo la visione de “Il regno del teschio di cristallo”.

Grandiosa la colonna sonora di John Williams che riesce a marcare ogni singola scena in modo perfetto e maniacale.

Indiana Jones e il quadrante del destino è quello che ci si aspetterebbe da un Indiana Jones: meno sbalorditivo, più contorto, ma con sempre tanto intrattenimento sullo schermo.

Il film funziona, ma non è perfetto, certamente non equiparabile ai primi tre episodi, dei quali rappresenta una costola in chiave moderna, comunque ben costruito e con un Harrison Ford in stato di grazia.

E’ difficile non innamorarsi di Indy, anche se un pò accciaccato non perde la sua verve e forse come è successo a me con questa pellicola vi verrà una gran voglia di riguardarvi i primi tre capitoli.

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