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Matia Bazar – Ti sento

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Chi lo ha detto che le love songs si debbano solo ascoltare, al massimo canticchiare di nascosto? Si possono anche ballare. Si devono anche ballare. È quello che pensiamo tutti noi sentimental dancers, anche per merito di una band italiana da brividi lungo la schiena.

I Matia Bazar a metà degli 80s ormai da tempo hanno abbracciato l’elettronica, proponendo hits che ancora occupano un posto d’onore nell’immaginario collettivo italiano (do you remember l’oro, l’argento, le sale da tè, il profumo di Vacanze romane?).

Ma è nell’anno di grazia 1985 che il loro synthpop scuote senza ritorno la penisola. Primo singolo dell’album Melanchólia, che vede Celso Valli sul ponte di comando a produrre, con Ti sento la voce di Antonella Ruggero esplode nelle radio. Grida al mondo “Mi ami o no?”, e lo ripete mentre il mondo ci scoppia dentro, polverizzato in quei dieci secondi eterni e primigeni d’acuto finale.

Un’apnea emozionale.

Ti sento scala la classifica italiana fin su al numero uno, e poco dopo (complice anche una versione in lingua inglese, I feel you), raggiunge le vette di tutte le chart europee (Inghilterra compresa). Arriva il successo internazionale. Entra in classifica in Giappone, Australia, Sudamerica. Anche Freddie Mercury, che lo definiva un brano bellissimo, ne rimane stregato. E come dargli torto?

Ti sento (scritta e composta da Aldo Stellita, Carlo Marrale e Sergio Cossu) è un’invocazione, una laude postmoderna da up and down, s’inerpica elegante e selvaggia fin su le vette dell’anima e scende nelle profondità del sentimento che tutti più o meno conosciamo. Ci fa ballare l’amore. E poi ci fa stare seduti, sdraiati, impacciati. Tra i petali d’orchidea. Sudati e frementi.

Pezzo riempipista, in Ti sento ritmo, melodia e parole sono i tre colpi di un killer senza pietà. Fanno pieno centro. I Matia Bazar hanno già alle spalle una lunga serie di successi commerciali e di critica, sempre osando, puntando in alto. Eppure, questa volta si superano davvero, consegnano alla storia delle canzoni d’amore (e del dancefloor) una gemma purissima, inarrivabile, senza tempo. Dopo verranno molte altre canzoni riuscite, ma questa nella sua perfezione li cristallizza come un punto di riferimento del pop.

Ci saranno poi cambi di formazione, avvicendamenti, addii, ritorni, anche lutti. E un moniker che ancora oggi si accende e si spegne, a luci alterne. Antonella – esploratrice della sua voce – ha una carriera solista, seguita dai numerosi fans che negli anni i Matia Bazar hanno saputo raccogliere intorno a un progetto che non ha trovato eredi nel far battere piede e cuore all’unisono. Ancora.

Lo senti sempre quel brivido lungo la schiena, baby? Sì?

È l’amore.

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