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Ritornano, a sorpresa, i Rockets

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Avrete forse sentito in radio, in digitale, o trovato nella edizione limitata 45 giri il singolo “Kids from Mars”, brano che anticipava il nuovo album spaziale “Wonderland” dei Rockets uscito il 24 maggio.

I Rockets, anche se non più argentati come una volta, si preparano così a tornare sul pianeta Terra. Il testo di “Kids from Mars” racconta di alcuni bambini venuti da Marte con un messaggio di pace per l’umanità, un messaggio che contiene il segreto per salvare il mondo e riportare la purezza di un tempo.

Ci spiega Fabrice Quagliotti, leader della band : “Si tratta di un messaggio semplice, ma con un forte significato. Il colore predominante del nuovo album non a caso è il violetto. Migliaia di anni fa, il nostro pianeta aveva un aspetto violaceo dovuto a batteri e microorganismi acidi che intervenivano sul processo della fotosintesi clorofilliana, facendo assumere alla vegetazione una pigmentazione viola. Era un pianeta puro e sano. Sogno un pianeta così ripulito. I bambini saranno la salvezza del pianeta, almeno è così che vediamo le cose. Il futuro è qui: diamo spazio e fiducia ai bambini”.

Un brano scritto appunto da Fabrice Quagliotti e Tony Corizia che ci riporta indietro negli anni, ovvero ai ricordi di quando alla fine degli anni 70 alla televisione fummo impressionati da questo gruppo musicale dal look spaziale, con costumi di taglio fantascientifico, le chitarre e i bassi a forma di stella e che cantavano con voci elaborate in modo da sembrare provenienti da mondi alieni. Addirittura durante alcuni spettacoli i Rockets utilizzavano anche una specie di bazooka dal quale fuoriusciva una fiamma lunga tre metri.

Ma chi erano ieri e chi sono oggi i Rockets? I Rockets sono un gruppo musicale francese che ottenne il maggior successo in Italia e in Russia tra la fine degli anni 70 e i primi anni 80 con brani quali “Future Woman”“Space Rock”“One More Mission”, e soprattutto con la reinterpretazione di “On the road again” oltre al famoso brano “Galactica”, che permise loro di conquistare il Telegatto come miglior gruppo straniero in Italia.

La band era composta all’epoca da Christian Le Bartz (cantante e frontman), Geràrd L’Her (cantante principale e bassista), Fabrice Quagliotti (tastierista), Alain Maratrat (chitarrista) e Alain Groetzinger (batterista). Questa formazione rimase invariata fino al 1982, come anche il loro look tradizionale: teste pelate, vernice color argento addosso e costumi spaziali.

In quell’anno esce l’album “Atomic”, un disco che segna non solo alcuni cambi di musicisti ma anche la fine del “periodo argentato”. Nel 1984, i Rockets si ripresentano al pubblico senza Christian Le Bartz , sempre con le teste rasate a zero, ma con dei gilet gialli hi-tech che non hanno nulla a che fare con i costumi spaziali usati da sempre. In quell’anno promuovono il nuovo album “Imperception” il cui singolo “Under the Sun” diviene la sigla di chiusura del Festival di Sanremo di quell’anno.

Fonte: Onda Musicale

1 COMMENTO

  1. Una buona recensione ma che non approfondisce sul nuovo album Wonderland.
    Inoltre c’è un grossolano errore nel gruppo storico degli anni Silver e anche oltre il chitarrista dei ROCKETS non fu GUY MARATRAT ma bensì ALAIN MARATRAT (suo fratello).
    Inoltre terrei a sottolineare che il nuovo gruppo in voga dal 2005 è così composto:
    Fabrice Quagliotti al vocoder e sintetizzatori
    Rosaire Riccobono al basso
    Gianluca Martino alle chitarre
    Eugenio Mori alla batteria
    John Biancale alla voce

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