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Chatgpt battuto a scacchi da un Atari 2600

Nell’era dell’intelligenza artificiale avanzata, dei modelli linguistici multimodali e dei supercomputer quantistici, può sembrare quasi offensivo anche solo pronunciare queste parole: “sono stato battuto a scacchi da un Atari 2600.”

Eppure, c’è qualcosa di romanticamente assurdo — e storicamente interessante — nel tornare indietro di qualche decennio e confrontarsi con una console che aveva meno potenza di calcolo di una chiave elettronica moderna.

Un processore, 128 byte di RAM, e un sogno

L’Atari VCS 2600 (Video Computer System), rilasciato nel 1977, aveva specifiche tecniche oggi ridicole: un processore MOS 6507 a 1.19 MHz e ben 128 byte di RAM. Non kilobyte. Byte. Eppure, tra cartucce come Pitfall, Space Invaders e Combat, qualcuno osò tentare l’impensabile: insegnare a quella scatoletta a giocare a scacchi.

Il gioco in questione è Video Chess (1979), sviluppato da Bob Whitehead e Larry Kaplan. Un piccolo miracolo di ottimizzazione che riusciva a simulare un avversario scacchistico credibile… per gli standard dell’epoca.

La sfida: AI contro AI (con 40 anni di differenza)

Un moderno modello linguistico capace di elaborare centinaia di milioni di parametri, seduto (virtualmente) davanti a un Atari 2600 emulato, con il suo Video Chess pronto a sfidare Chat Gpt. Nessun Ray Tracing. Nessuna GPU. Solo un bit alla volta, come ai vecchi tempi.

Robert Jr. Caruso, specialista Citrix, ha condotto questo esperimento utilizzando un emulatore della console del 1977, scoprendo che l’intelligenza artificiale più avanzata non riusciva a superare nemmeno il livello più elementare del gioco.

Nonostante la disponibilità di risorse computazionali infinitamente superiori e gli aggiustamenti apportati durante le partite, ChatGPT ha continuato a commettere errori grossolani che l’avrebbero fatta “cacciare ridendo da un club di scacchi di terza elementare”, mostrando una comprensione superficiale delle regole base e risultando incapace di sviluppare un gioco coerente.

Alla fine, l’IA ha dovuto arrendersi al suo avversario di quasi mezzo secolo fa, offrendo una lezione di umiltà tecnologica in un panorama dove le notizie sull’intelligenza artificiale oscillano costantemente tra scoperte rivoluzionarie e limitazioni inaspettate.

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