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Automat (1978): il capolavoro elettronico che fece dell’Italia una pioniera del suono elettronico

Nel 1978, mentre in Europa e nel mondo prendevano forma le prime sperimentazioni elettroniche, in Italia vedeva la luce un’opera visionaria destinata a rimanere nella storia: Automat, album interamente strumentale di Romano Musumarra e Claudio Gizzi, pubblicato da EMI Italiana sotto l’etichetta Harvest.

Un disco che, a quasi cinquant’anni di distanza, continua a sorprendere per modernità e coraggio, e che testimonia come anche l’Italia abbia contribuito da protagonista a scrivere le prime pagine della musica elettronica.

La particolarità di Automat sta nell’essere costruito esclusivamente con i suoni del MCS70 (Memory Controlled Synthesizer), uno dei primi sintetizzatori monofonici programmabili, progettato dall’ingegnere romano Mario Maggi. Uno strumento unico, capace di generare timbriche innovative e potenti, che aprì possibilità fino ad allora impensabili.

Fu lo stesso Musumarra, affascinato da quell’invenzione, a proporre a EMI la realizzazione di un album interamente elettronico. Nonostante i dubbi iniziali, l’etichetta accettò, chiedendo però il coinvolgimento di Claudio Gizzi, musicista e compositore con maggiore esperienza.

Il progetto dovette essere completato in fretta, con appena quattro settimane in studio e la supervisione tecnica di Luciano Torani. Persino l’ultimo brano, Mecadence, rimase incompiuto.

L’album è diviso in due anime, una per lato:

Lato A – Automat (16:44), suite in tre movimenti (The Rise, The Advance, The Genus) interamente composta e suonata da Musumarra, con le sequenze programmate da Maggi. Qui il suono oscilla tra atmosfere spaziali e progressioni elettroniche alla Kraftwerk e Jean-Michel Jarre, ma filtrate da un gusto tutto italiano, che già anticipava la futura Italo Disco. Bassi arpeggiati, pad eterei e melodie solenni creano un viaggio quasi cinematografico.

Lato B – firmato da Gizzi, contiene tre brani distinti: Droid, autentico gioiello proto-dance elettronico, con sequenze e groove che anticipano gli anni ’80; Ultraviolet e Mecadence, più sperimentali e senza beat, evocano atmosfere psichedeliche.

Se all’epoca Automat non ebbe grande fortuna commerciale oscurato da colossi come Oxygene di Jarre il suo impatto fu comunque rilevante. I suoi brani furono usati in pubblicità, film, sigle televisive (tra cui la celebre sigla della rete brasiliana Globo TV, che scelse Droid), mantenendo viva la sua eco negli anni.

Pubblicato in Italia ma destinato anche all’estero, uscì in diverse edizioni in Francia, Argentina e Brasile, oltre a versioni promozionali in Canada e Argentina. Nonostante la tiratura limitata, la prima vera ristampa in vinile arrivò solo nel 2019, mentre diverse versioni in CD comparvero già negli anni 2000.

Automat resta oggi una delle rarissime testimonianze di musica elettronica strumentale italiana degli anni ’70, un disco che non inseguiva le mode ma che provava a inventarle, ricordando al mondo che anche l’Italia seppe ancora guardare al futuro.

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