Home Giocattoli Il cubo di Rubik: Croce e Delizia di un classico intramontabile

Il cubo di Rubik: Croce e Delizia di un classico intramontabile

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Il cubo di Rubik
Impossibile negarlo: il Cubo di Rubik ha segnato la vita di chi ha vissuto gli anni 80.

A dire il vero il Cubo nasce nel 1974, ma trova la vera popolarità solo nel 1980, quando la Ideal Toys ne acquista i diritti per venderlo e farlo conoscere in tutto il mondo.
Nessuno avrebbe potuto prevedere che si sarebbero venduti 100 milioni di pezzi – solo nel 1982! – e parliamo di un rompicapo matematico, non di un gioco mainstream.

Ma perché Cubo di Rubik? Il giocattolino colorato prende il nome dal cognome del suo inventore, un signore ungherese che di mestiere faceva il professore di architettura e lo scultore.
Il simpatico Ernö realizzò il cubo a scopo didattico, convinto che avrebbe attirato l’attenzione, tuttalpiù, di qualche matematico.
Invece ebbe un successo strepitoso tanto che il Cubo, al momento, è il giocattolo più venduto di tutti i tempi e rese Rubik l’uomo più ricco del Paese.

Se pensavate di essere bravini e vi viene voglia di provare date un’occhiata qui:

Non è un caso che siano stati creati dei campionati di speedcubing, gare internazionali in cui si sfidano nerd, scusate: ragazzi di tutto il mondo, impegnati a risolvere il Cubo nel minor tempo possibile.
E come se non bastasse, la risoluzione a tempo avviene in diverse modalitá: bendati, con i piedi, a una mano, con la bocca mentre porti a spasso il cane (ok, questa è finta ma le altre no).

Su wikipedia potete trovare traccia dei diversi algoritmi sviluppati negli anni per risolvere il cubo (uno dei primi fece vendere un milione di copie al ragazzino inglese che lo descrisse in un libro). Anch’io ho sviluppato un mio algoritmo, si chiama “Bang the Cube”. Per settimane, ogni volta che prendevo in mano il cubo il massimo che riuscivo a fare era una facciata, a volte neanche quella. Mi rimaneva sempre un quadratino giallo. Che urto! Finché una volta, sopraffatto dalla rabbia, l’ho scagliato contro il muro.
Il Cubo è esploso in una decina di frammenti: buona parte dei cubetti si erano staccati dallo snodo centrale. In quel modo sono riuscito a staccarli tutti e a ricomporre in modo omogeneo le sei maledette facce colorate.

L’unico problema è che questo metodo, ripetuto nel tempo, ha condotto alla “sfera di Rubik”: il giocattolo ha perso la battaglia contro la parete così tante volte che gli angoli si sono smussati, ho dovuto quindi comprarne uno nuovo. Se fosse venuta voglia di farlo anche a voi, qui ce n’è per tutti i gusti: https://eu.rubiks.com/store/.

Oggettivamente non si può dire che il Cubo non sia bello, no? Eppure io lo odio quel maledetto coso. Probabilmente è la cosa cosa che odio di più… dopo MacGyver. E per lo stesso motivo: mi facevano sentire stupido.
Almeno fino a quando ho prodotto il secondo algoritmo per risolverlo: si chiama “Pimp the Cube” e funziona benissimo. Devo solo trovare un pennarello per completare la faccia gialla…

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