Home Cartoni Animati I cinque cartoni animati che forse non ricordi

I cinque cartoni animati che forse non ricordi

12562
cinque cartoni animati

Cinque cartoni animati da riscoprire.

Diciamo la verità. Il presente fa abbastanza schifo, ma noi quarantenni e oltre, abbiamo se non altro avuto una gran bella infanzia. Almeno, televisivamente parlando.

Fra la fine degli anni ’70 e lungo tutti gli anni ’80 ci hanno tenuto compagnia una valanga di personaggi fantastici, da Fonzie a Zorro, da Sandokan a Mork. E poi i cartoni animati con i robottoni, una meraviglia irripetibile. Furono una autentica rivoluzione i vari Goldrake, Mazinga, Capitan Harlock… ma anche le eroine per bambine come Heidi, Candy Candy o Anna dai capelli rossi. Protagonisti di storie che ci hanno inevitabilmente segnato.
Questa volta però non vorrei tornare ai successi che tutti ricordano, ma parlarvi di cinque serie di cartoni animati un po’ dimenticate. Storie che magari di primo acchito non ricordiamo, ma di cui basta sentir fischiettare il motivetto della sigla, o vedere una foto, per farci esclamare “Ah, sì!!!” . O magari, perché no, scoprire personaggi che non avevamo conosciuto. Con qualche piccola chicca.

Il Fantastico Mondo di Paul

Comincio con la serie più famosa fra quelle in elenco.
Le avventure del giovane Paul e della sua amica Nina, del peluche con poteri soprannaturali, del cane fifone e di tutti i mondi paralleli e immaginari in cui viaggiavano.
Una serie assolutamente psichedelica, al limite fra horror, commedia e droghe lisergiche. E con il cattivo più figo mai apparso: Belt Satan.

Ma soprattutto lo yoyo. Quanto amavo lo yoyo usato come arma da Paul. Ho sempre invidiato il modo in cui poteva usarlo per combattere. Ora non ricordo bene come iniziò, ma Paul si ritrovò di punto in bianco a poter viaggiare in mondi paralleli grazie al suo peluche, che prendeva vita mentre fermava il mondo reale. In uno di questi mondi paralleli si scontravano con Belt Satan, che rapiva la bionda Nina e in un combattimento perdeva anche un corno. Quello che ricordo bene erano le atmosfere assolutamente assurde, psichedeliche e anche horror. Il tetro grigio nel mondo di Belt Satan, i colori sgargianti di alcuni mondi e tanta, ma davvero tanta follia. Meraviglioso.

La storia ha anche un finale, relativamente “happy end” il cattivo soccombe davanti all’eroe, la giovane ragazza viene salvata e la magia svanisce di colpo così come si era presentata.

Ryu ragazzo delle caverne

Il secondo cartone animato, anche questo piuttosto noto, è la storia del giovane cavernicolo Ryu, nato con la pelle bianca in un mondo di uomini con la pelle scura. Questa particolarità diventa una discriminante, la prima della storia: anzi della preistoria, popolata ancora da dinosauri (qui l’accuratezza storica non è proprio il massimo, ma pazienza) e da una civiltà sul nascere. I personaggi tentano in tutti i modi di uccidere il povero Ryu, e se non è lui l’altrettanto povero T-Rex senza un occhio, probabilmente l’ultimo della sua specie.

Una delle poche cose positive nella vita di Ryu (considerato fra l’altro anche un porta sfiga da tutti gli uomini del suo villaggio), è la presenza della bella Ran, con cui ha subito una attrazione dolcemente ricambiata. Tristi anche le due sigle, testa e chiusura, ancora molto conosciute. Sono fra quelle canzoni che si ricordano da subito, anche se non si ricollegano direttamente al cartone. Il cantante della sigla di testa era il Fogus di “Jeeg robot d’acciaio”, e già questo lo eleva a livelli alti, quasi a sfiorare il fighissimo. La sigla di chiusura è un superclassico. Sinceramente non ricordo chi fosse la cantante, ma già l’intro “un milione di anni fa, o forse due…” dovrebbe farvi venire un brividino lungo la schiena.

Questa serie era l’opposto del Paul di cui sopra. Se il primo era sì con tratti horror e atmosfere plumbee, ma sempre con una buona dose di ironia, in questa le atmosfere si fanno molto più drammatiche. Rendendo però bellissima la serie.

The Monkey

Qui si vira decisamente sul “o lo hai visto e te lo ricordi, o non lo hai visto e non sai nemmeno di cosa stia parlando”. Ma sono sicuro che alcuni elementi vi ricorderanno sicuramente qualcosa.
C’è una scimmia.
Che viaggia su una nuvola.
Che combatte con un bastone che si allunga a comando.
Viaggiando con alcuni amici alla ricerca di qualcosa di prezioso.
Il cui punto debole è la propria coda.
E che di nome fa Goku.
Esatto, non è Dragon Ball. Ma The Monkey.

Tratto da una leggenda cinese, da cui anche Toriyama si ispira per il suo Goku, il cartone era un susseguirsi di vicissitudini comiche e caricaturali con il protagonista cocciuto, testardo e capriccioso, accompagnato da una bambina coi capelli rosa, in grado di trasformarsi in qualsiasi cosa: un monaco mingherlino, un maiale sempre affamato e un vecchio scorbutico, sempre alla ricerca di tesori da scoprire, assolutamente adorabile. Le avventure si susseguivano durante il viaggio del gruppo incontrando maestranze, reali e combattendo mostri.

La sigla, ad opera del gruppo I Coccodrilli, è una di quelle che entra in testa subito e che difficilmente dimentichi.
Quello che ricordo benissimo sono i pomeriggi passati a seguire le loro avventure, sempre affascinato dalla nuvola d’oro che permetteva al protagonista di viaggiare a velocità supersonica, cercando di imitare le mosse di Goku sul divanetto cantando la già citata sigla.

Immaginate la mia sorpresa quando, parecchi anni dopo, mi ritrovai in sala di doppiaggio a lasciare miei contributi nella prima stagione di Dragon Ball e vedere che il protagonista era praticamente lo stesso, con tutti i cambiamenti del caso… Buffa la vita.

Astroganga

Qui, amici miei, si va sul ricercato. Questo è un cartone davvero per appassionati. Non che fosse bello anzi, me lo ricordo anche particolarmente brutto. Ma è una autentica chicca.

Sarà perché, a quanto mi risulta, venne trasmesso nel 1980 e raramente replicato in seguito (e sempre con scarsi risultati). In più andò in onda su un canale che doveva ancora crescere, la poco conosciuta ai tempi Telemontecarlo, quindi non ha potuto godere della spinta dei canali nazionali come Goldrake o Mazinga Z, e nemmeno della potenza dei canali privati che trasmettevano a più riprese cartoni quali Jeeg e il Grande Mazinga in più canali regionali. Ma, diciamoci la verità, non godeva nemmeno del fascino di questi altri robot. Con quella faccia lì, non aveva lo stesso appeal.

Ed infatti sarebbe anche scorretto chiamarlo “robot”, in quanto Astroganga era un autentico essere vivente, costruito con uno speciale metallo vivente. Era infatti un umanoide senziente. Il giovane protagonista del cartone animato, Charlie, non guidava il robot ma veniva “assorbito” all’interno di esso grazie a un amuleto che lo trasformava in una specie di raggio e inglobato in un ciondolo che Astroganga aveva in petto. Insomma, ci siamo capiti no?

Detto ciò, io ne rimasi comunque innamorato. Talmente tanto che, quando finì, mi misi a piangere. Ho ricordi vaghi dell’ultima battaglia e di Astroganga che, finita la missione, si suicidava dentro un vulcano. Ora, leggendo wikipedia ho scoperto che Astroganga si rigenerava proprio grazie al calore lavico dei vulcani, quindi molto probabilmente ho sprecato lacrime per una mala interpretazione da bimbetto di 6 anni. Ma chissene!

La sigla, beh… qui si è avanti decenni a tutti.
Un giro di basso CLAMOROSO, molto funky e molto in voga in quegli anni, quando le sigle venivano suonate da band e da orchestre, mica sintetizzate come da metà/fine anni ’80 in avanti.
Meditate, amici. E godiamocela!

La famiglia Mezil

Qui, miei cari, arriviamo a quello che posso considerare il top del top. Uno dei miei cartoni animati preferiti. E, caso raro, non giapponese! Arrivava infatti dall’Ungheria la famiglia Mezil, composta da papà, mamma, figlia e figlio. Una famiglia che può sembrare normale, anzi persino noiosa. Ma che tale non è.

Le serie, tre, erano tutte autoconclusive e con parametri differenti. Nella prima la famiglia Mezil era in grado di comunicare con un loro pronipote nel futuro, abitante sulla luna che comunicava solamente via telepatica. Ricordo che usavano una vecchia radio transistor mentre il vecchio pronipote (un anziano con lunga barba bianca) tramite un casco pieno di fili. Chiedendo aiuto all’anziano nel futuro, questi spediva loro sempre dei macchinari che avrebbe dovuto aiutare la famiglia del passato a risolvere differenti problemi. Avrebbe. Perché invece complicavano sempre tutto. Anche se alla fine si arrivava sempre ad una soluzione.

Nella seconda serie il piccolo Alazar Mezil, ormai cresciuto, possedeva un razzo gonfiabile che teneva sotto il letto. Assieme al suo cane Fofi, in ogni episodio esplora un pianeta diverso. Tutti da scoprire. La terza serie, la meno bella ed interessante, vede l’intera famiglia in giro per il mondo per una vacanza che pare interminabile.

L’atmosfera che si respirava in questo cartone animato è assolutamente differente da tutti gli altri cartoni che eravamo abituati a vedere nelle nostre televisioni anni ’80. Già il tratto grafico europeo si differenziava enormemente da quello giapponese dei robot o delle bambine con storie sfigate. Erano anche le storie ad essere differenti, più vicine alla nostra cultura europea di quanto non siano mai state quelle del Sol levante.

Io ho mille ricordi di questo cartone animato, prima in Rai ad inizi anni ’80, poi sulla neonata Italia 1, che ci deliziò anche della nuova sigla rock’n’roll stile anni ’50. Mille ricordi tutti meravigliosi.
La serie è stata editata qualche anno fa in Dvd, e spero vivamente vi venga voglia di vederla. Perché è un autentico gioiellino, unico nel suo genere.

E i vostri cartoni animati che quasi non ricordate? Quali sono?
Articolo precedenteTorna il Muppet Show in Tv
Articolo successivoBasta con i tarocchi! Vogliamo i Ray-Ban originali!
Tunch
Attore, doppiatore, speaker, bassista e anche autore. Nato nella metà degli anni 70, vive gli anni 80 fra scuole elementari, scuole medie e tutte le mode che ne hanno segnato il passo. Dalla musica new wave ai paninari, fino al cinema che ha segnato anche la sua futura carriera. Nel 1987 debutta ,infatti, prima col cinema e poi con il teatro, continuando gli studi recitativi fino agli inizi degli anni 90. I quegli anni si leva diverse soddisfazioni, fra cui assistere alla vittoria dei mondiali del 1986 della “sua” Argentina con Maradona. Chiude gli anni 80 vedendo in concerto i Pink Floyd. Due volte. Insomma, la fine più che degna per questo decennio.

5 COMMENTI

  1. Un altro articolo genatore dei ricordi più profondi della mia infanzia e penso anche di tanti che sono nati a cavallo tra gli anni ’70 ed ’80.
    Davvero ispiratore di tanti pensieri felici!
    Io di Astroganga di cui ricerco sempre le digitalizzazione in attesa dei dvd originali,dopo avere perso le conversioni da registratore che avevo,ricorso un finale anche per me strano anche se riferito ad un’astronave che esplodeva ed una scia arancione che volava via(spero sempre si sia salvato 😀 ).Ero triste anche io come Charlie e come te.
    Per il resto in quegli anni sono stati sfornati tanti cartoni da competere con il piccolo e simpatico fornaio del Mulino Bianco 😀 .Ne ricordo uno in particolare che penso ricorderai anche te : L’Uccellino Azzurro,tratto dall’opera di uno scrittore Premio Nobel belga Maurice Maeterlinck ed intriso di tanti valori sulla vita e sull’esser felici.
    https://www.youtube.com/watch?v=SCJg3RQH_Ac

  2. E tu ricordi un cartone animato che si chiama Temple e Tam Tam .. disegnato malissimo e che raccontava di una strampalata compagnia di artisti di strada

    oppure Kum Kum ambientato nell’eta’ della pietra…

  3. Il romanzo da cui e’ tratto THE MONKEY, e’ il famosissimo (in Oriente) “Viaggio in Occidente”in cui, lo scimmiotto Goku, o Goko, deve scortare, per redimersi, un monaco buddista fino in India alla ricerca delle ” 3 Ceste”, ovvero gli insegnamenti originali del Buddha. In Cina e’ considerato un po’ come il “nostro” Don Quichote”. Quasi 2000 pagine, un racconto a tratti divertentissimo. Ve ne consiglio la lettura, sempre che riusciate a trovarlo..Ciao e complimenti per le vostre rubriche imperdibili

  4. Li ricordo TUTTI. Ma non solo questi 5, io li ricordo proprio tutti i cartoni animati degli anni 70/80 e li ho visti tutti! La maggior parte fino all’ultima puntata, altri saltando da un episodio al’altro. E li ho amati profondamente. A tal proposito; la sigla di Astroganga è cantata dal Maestro Enzo Polito, di cui mi fregio dell’amicizia. Grande compositore, arrangiatore e musicista. E a proposito di Cartoni da ricordare: che ne pensi de “Lo scoiattolo Banner”? Grazie per i tuoi ricordi condivisi, che probabilmente sono quelli di tutti noi, comprese le lacrime.

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il tuo commento
Inserisci il tuo nome

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.