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Lamù

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«Sarà un amore strano questo qua, che brucia fuori, dentro, qua e là». E ancora il ritornello: «Com’è difficile stare al mondo, se non possiamo sbagliare mai»! Se questi versi non vi dicono niente, forse non avete ancora compiuto trent’anni. E, lasciatevelo dire, vi siete persi una tra le saghe più divertenti dell’animazione giapponese.

Lamù, la ragazza dello spazio, spegne 35 candeline.
Il 14 ottobre 1981, infatti, la tv giapponese mandò in onda per la prima volta Urusei Yatsura (che significa Gente Rumorosa), tratto dal manga pubblicato tre anni prima: ed è subito successo!
A guardarla oggi non si direbbe: coperta solo del suo succinto e super sexy bikini, Lamù sembra una teenager. Invece, l’aliena dalla scarica elettrica facile diventa coetanea di molti tra noi, che negli anni ’80 seguivano le sue paradossali avventure incollati al televisore. Sempre sulle emittenti locali, però, perché stranamente questa serie non ha mai raggiunto il mainstream dei canali generalisti (né si è mai guadagnata uno spazio all’interno del programma per bambini per eccellenza, ovvero Bim Bum Bam). Poco male: almeno, così Lamù non ha subito censure.

Siamo convinti che i più giovani debbano colmare un’imperdonabile lacuna, recuperando il fumetto originale e soprattutto la serie animata, perché mai (ci sembra) un cartone ha raccontato vicende talmente strampalate.
Al genio di Rumiko Takahashi (che tra i suoi successi vanta un’altra serie CULT, ovvero Ranma ½) il merito di aver messo su un teatrino assolutamente folle (nei limiti del racconto per bambini e giovanissimi, ovviamente), popolato dai personaggi più strambi.

Tutto ha inizio quando gli alieni chiamati Oni invadono la terra. Una sola è la possibilità concessa agli umani per mantenere il controllo del pianeta: riuscire a toccare le corna di Lamù, la figlia del capo extraterrestre. Per l’impresa viene scelto (attraverso un sorteggio) il giovane e debosciato Ataru Moroboshi (famoso per superficialità e strafottenza). Da allora la vicenda, ambientata a Tomobiki (cittadina immaginaria del Giappone) si colora in ogni episodio di tinte grottesche e paradossali: Lamù è convinta che Ataru (il suo ‘Tesoruccio’) voglia sposarla; Moroboshi, però, è un incorreggibile don Giovanni.
Sullo sfondo, un gruppo di personaggi dalla comicità irresistibile: i genitori del protagonista, rassegnati alla sua immaturità, i compagni di scuola (tra cui l’aristocratico Mendo) e la prima fidanzata Shinobu; il monaco buddhista Sakurambo e sua nipote, la sensuale sacerdotessa Sakura.

Il filo rosso che tiene insieme questi assurdi individui e le loro avventure è il legame tra Ataru e Lamù: manifesto (pure troppo) nel caso di lei, inconsapevole e nascosto per lui. Il giovane Moroboshi si accorge di tenere all’aliena solo in situazioni di pericolo; in quelle circostanze è capace di rischiare la vita per difendere il suo amore, ma un attimo dopo (scongiurati i rischi) torna ad essere un donnaiolo inguaribile.
La loro relazione è simile a molte altre che appartengono alla realtà, anche nei momenti di tenerezza (come quello raccontato in un episodio natalizio, in cui Ataru per la prima volta tiene per mano Lamù passeggiando sotto la neve).

Auguri, dunque, alla ragazza dello spazio dal micro bikini tigrato: le emozioni che ci regalano le soubrette sui social oggi, vestite come Lamù o addirittura più scoperte, hanno certo vita più breve dell’originale.
Non c’è paragone.

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