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“Provare per credere”: la favola chiamata Aiazzone

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Provare per credere

“Provare per credere”.
Per chi ha vissuto gli anni 80, questa frase rimane un ricordo indelebile.

Quando in Italia dell’IKEA nessuno aveva ancora sentito parlare, Giorgio Aiazzone ebbe l’idea di unire prezzi bassi a una pubblicità martellante, che diventano le chiavi di successo del mobilificio creato dalle basi fondate dal padre artigiano.

Giorgio Aiazzone con la moglie
Giorgio Aiazzone con la moglie

Erano gli anni delle prime tv private e fu proprio TeleBiella nel 1981 a sparare a raffica le televendite del mobilificio nel suo palinsesto.
A seguire tutte le altre tv private, in primis quelle del biscione, bombardarono le teste degli italiani di spot pubblicitari che hanno fatto storia.

Proprio TeleBiella, sostenuta dalle sponsorizzazioni Aiazzone, fu poi acquistata da Giorgio, e con essa una serie di altre piccole tv locali fino a fondare uno dei primi network televisivi italiani, il G.A.T. (Gruppo Aiazzone Televisivo).
Del gruppo facevano parte Teleradiomilano 2, Telebiella, Tele Jolly e Video Brianza.

“Aiazzone, Aiazzone, per i mobili è il massimo!”, “Vieni vieni vieni da Aiazzone, quanti mobili troverai, “Pagamento in 36 mesi senza cambiali”, “In tutta Italia, isole comprese”, “E al sabato la grande festa Aiazzone”,  erano alcuni degli slogan tormentone: sì, perché allora si andava di cambiali, altro che carte di credito o finanziamenti a tasso zero.

Guido Angeli, il signor “Provare per credere” (che diventò anche un disco), di toscana appartenenza, fu l’alter ego dell’azienda, tanto che in molti ai tempi credevano fosse lui il vero proprietario.
Angeli reduce da una serie di diversi lavori — dal gestore di alberghi e locali notturni al mercante d’arte e di antiquariato — approdò in televisione nel 1983, contattato da un amico gallerista che doveva piazzare con alcune televendite (la trasmissione si intitolava «Aggiudicato») una partita di quadri dell’800.
Rete A che noto in lui una spiccata predisposizione per le telecamere, gli propose la conduzione di «Accendi un’amica», contenitore di spazi commerciali in onda dalle 8 del mattino alle 15.
In questo contesto incontra il mobiliere Giorgio Aiazzone, del qualle divenne ben presto il suo testimonial.
E come non amare questo personaggio che ci regalava una televisione, che ci invitava a pranzo e a cena dal lunedì al venerdì, o per la tua vacanza gratuita sulle Alpi biellesi!

Il modus operandi delle pubblicità di Aiazzone e i loro effetti sulle vendite hanno portato molti esperti di marketing a definire “effetto Aiazzone” quel fenomeno per il quale un eccesso di campagna pubblicitaria produce l’effetto opposto a quello desiderato: disaffezione, invece che fidelizzazione.

L’impero Aiazzone è di fatto finito con l’uomo che aveva creato quel business: Giorgio Aiazzone morì a soli 39 anni in un incidente aereo nell’estate del 1986 e senza la sua guida per l’impero che aveva creato iniziò il declino.

Perché alla sua morte, Aiazzone aveva creato davvero un impero,
ma dopo di lui, nulla fu più come prima.
Al momento della scomparsa, l’azienda aveva oltre 170 dipendenti nell’unica sede di Biella, che allora si trovava ancora in provincia di Vercelli.
Spendeva la bellezza di 3 miliardi all’anno di pubblicità su un fatturato di circa 30 miliardi in lire, cifre ai tempi da far girare la testa.

La fama dei suoi mobili non era sicuramente il suo fiore all’occhiello, dato che a dire di molti si rompevano poco dopo la consegna e che questa, a differenza di quanto cantato dagli slogan, non era proprio gratuita.
Ovvero: era gratuito l’arrivo dei camion fin sotto casa degli acquirenti, ma per scaricare il tutto e sistemarlo nelle stanze bisognava pagare.

Nel 2008 il marchio “Aiazzone” viene rilevato da Renato Semeraro, che lo “resuscita” aprendo alcuni punti vendita a Milano e a Torino. Ma il destino non sorride all’impresa.

A partire dal 2010 tutti i punti vendita dell’impresa fondata a Biella iniziarono a chiudere, fino al tracollo nel 2011 di quel che restava dell’impero con lo scandalo dei 13 mila clienti truffati: clienti che avevano anticipato i soldi per comprare i mobili, i quali però non furono mai consegnati. Giù le serrande e man mano chiusi tutti i magazzini.

La città del mobile di Biella, creata con così tanta fatica, non esiste più e da anni spacciatori e giganteschi rave party clandestini occupano quello che fu un tempio fuoriporta degli adepti della “Milano da bere.”

Provare… per non crederci più.

La sede di Aiazzone oggi
La sede di Aiazzone oggi

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