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Quando sequel e remake avevano un’anima

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Nei favolosi anni 80 capitava persino che al cinema uscissero sequel o remake superiori all’originale.
Altri tempi davvero rispetto alla cronica mancanza di idee che ha contagiato Hollywood ai giorni nostri.

Il primo titolo che mi viene in mente è “La cosa” (1982) di John Carpenter. Nelle mani del maestro americano del brivido, il rifacimento del fantascientifico “La cosa da un altro mondo”di Christian Nyby (1951, con Howard Hawks non accreditato) diventa un gioiello horror-splatter per le future generazioni di cinefli.
Future perché all’epoca ben pochi si accorsero del reale valore della pellicola di Carpenter: i riflettori erano tutti puntati su “E.T. l’extra-terrestre” di Steven Spielberg, al punto che l’infido alieno parassita, riportato alla vita in Antartide, si rivela incredibilmente un fallimento al box office.
Ci penseranno i passaggi televisivi (attenzione però alle sequenza tagliate della censura) e l’home video a trasformare il flop in un cult.

Quattro anni dopo, nel 1986, David Cronenberg tenta un’operazione per molti versi analoga e centra un blockbuster mondiale.
Il regista canadese prende il B-movie “L’esperimento del dottor K” (1958) di Kurt Neumann, lo riscrive e accade il miracolo: dalla capsula del teletrasporto esce un capolavoro. Alla notte degli Oscar “La mosca” viene celebrato giustamente per il miglior trucco, ma sarebbe ingiusto ridurre i punti di forza del film ai soli effetti speciali. Tutto funziona a meraviglia e, se avete dubbi, andate a recuperarlo in blu ray, vedrete che trent’anni dopo non ha preso una ruga.

Sempre nel 1986, la regola aurea del sequel “sempre e comunque” inferiore al capostipite viene mandata in soffitta da James Cameron.
L’autore di “Terminator” (1984) regala infatti agli spettatori un sequel potente e notevole di “Alien” di Ridley Scott, science fiction con sequenze shock uscito nel 1979.
Senza il numero 2 nel titolo ma con un “s” in più che moltiplica lo xenomorfo all’infinito, “Aliens – Scontro finale” per molti fan è addirittura migliore dell’originale.

Allo stesso modo, tanti appassionati di horror sostengono che sempre in quegli anni Sam Raimi con “La casa 2” (1987) avesse superato “La casa” (1981) e se stesso.
In molte classifiche di gradimento, pure “Scarface” (1983) di Brian De Palma sarebbe superiore alla versione del 1932 diretta da Hawks.

DE GVSTIBVS NON EST DISPVTANDVM“, scriveva Moschino su felpe e magliette anni ’80.
E’ vero, ognuno ha i suoi gusti.

Ma quanto sapeva emozionare il cinema del nostro decennio preferito?

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