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Hammamet: il fu Bettino Craxi

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Anche se sono appassionato sia di storia moderna che di politica, evito di parlarne in pubblico, su internet e nei social: soprattutto negli ultimi anni, in cui la violenza verbale di chi non la pensa come te si è fatta più forte e il dialogo è un ricordo lontano.

Chi ha vissuto come me gli anni 80, non può dimenticare il periodo governato da Bettino Craxi, un uomo sicuramente affascinante e controverso allo stesso tempo, tanto amato prima quanto contestato poi e infine abbandonato a se stesso.

Il giudizio storico su Craxi non è ancora consolidato, comunque alcuni punti fermi ci sono, come la sua ambizione di aumentare il peso internazionale dell’Italia. Con risultati che non paiono oggi eclatanti, anche se va detto che il buon Bettino una cosa riuscì ad aumentarla in maniera netta e incontrovertibile: il debito pubblico. Durante i quattro anni del suo governo (1983-87) il debito pubblico passò da 400mila a 1 milione di miliardi di lire, lanciandoci nella non invidiata classifica dei paesi più indebitati al mondo. L’economia crebbe, ma anche grazie a manovre spregiudicate e squisitamente anni 80 come l’esplosione della spesa pubblica e l’abusivismo selvaggio, favorito dal suo mega-condono edilizio. Furono gli anni della “manica larga” e il rapporto debito-Pil passò dal 70% al 92%.

Sappiamo tutti come finì la faccenda: con Mani Pulite, Craxi fuggito in Tunisia e il debito pubblico ancora saldamente sul nostro groppone. Eppure come dicevamo la figura di Craxi rimane controversa, immersa in luci e ombre. Una nuova riflessione in proposito arriva ora grazie ad “Hammamet”, film diretto da Gianni Amelio (un regista che amo particolarmente) che parla degli ultimi anni di vita del leader del partito socialista.

A interpretare Craxi è un magistrale Pierfancesco Favino, che riesce ad imitare il ras socialista nella voce, nell’aspetto, nei gesti e movimenti, eccezion fatta (per ovvi motivi di tempi narrativi del film) per le celebri lunghe pause del leader politico.

Il regista Amelio ha spiegato di essersi voluto concentrare “più sull’uomo che sul politico” dicendo “Non volevo fare una biografia, né il resoconto esaltante o travagliato di un partito. Meno che mai un film che desse ragione o torto a qualcuno”.

Il film (realizzato con l’aiuto della vedova Craxi e dei due figli Bobo e Stefania) sviluppa la storia del rapporto tra Bettino e la figlia durante i suoi ultimi anni di vita (in esilio o in latitanza, a secondo di chi ne parla) in Tunisia.

Il film inizia con una scena ambientata nel 1989, durante il 45° Congresso del PSI, nel quale Craxi fu confermato per la sesta volta segretario.

Sul 1989 il film resta però poco, per poi passare direttamente agli anni di Hammamet, dove Craxi visse tra il maggio 1994 e il 19 gennaio 2000, giorno della sua morte. Nel film ci sono riferimenti alle vicende degli anni in cui Craxi fu presidente del Consiglio, in particolare alla famosa “crisi di Sigonella” e ci sono diversi momenti in cui il protagonista espone le sue idee su quel che gli è successo.

Bobo Craxi, figlio di Bettino, ha parlato a Repubblica del padre e del film. “Inizialmente ho avuto uno scazzo con Amelio e la produzione perché l’elemento romanzato prevale su quello politico”. Ma poi ha aggiunto: “C’è un elemento di libertà dell’artista che non può essere sindacato da nessuno. Credo che Amelio avesse in mente la stessa operazione che fece Carlo Lizzani sugli ultimi giorni di Mussolini”.

Craxi era colpevole di aver rubato per se stesso o lo aveva fatto per il partito, come tutti gli altri leader, perché questo era il sistema politico (come da lui affermato nel discorso al parlamento del 1992)? Una questione che Amelio pone e che non intende certo risolvere nel suo film. Perché non gli interessa questo aspetto. Ciò che vuole sottolineare è la figura dell’uomo, la sua sofferenza morale e fisica, il suo travaglio interiore e la consapevolezza di essere stato abbandonato da tutti.

Amelio ha dichiarato: “Volevo, come penso sia compito del cinema, rappresentare comportamenti, stati d’animo, impulsi, giusti o sbagliati che fossero. Cercando l’evidenza e l’emozione. Ho provato ad avvicinarmi ai personaggi quel tanto che permettesse non a me, ma allo spettatore, di giudicarli. Se avessi voluto fare un film in gloria di Craxi, magari mi sarei concentrato sulla notte di Sigonella, non sulla sua caduta. Ho scelto di metterlo a confronto, nei suoi ultimi mesi di vita, con una figlia appassionata e decisa, che ho chiamato Anita, come Anita Garibaldi”.

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