Home Sport Wrestlers ieri & oggi – parte 2

Wrestlers ieri & oggi – parte 2

679
Wrestlers

Kamala


“Panzone che vien giù dall’Uganda!” gridava Dan Peterson durante i suoi mitici commenti su Italia 1, quasi a voler sminuire e ridicolizzare la spaventosa figura del gigante di colore che invece veniva presentato come una specie di animale selvaggio e sanguinario. Una carriera trentennale costellata di incontri prestigiosi quella di James Harris, che al contrario è una persona sensibile e gentile: musicista e politico, è impegnato da anni nella battaglia alla discriminazione razziale. Complicazioni dovute al diabete lo hanno portato all’amputazione di entrambe le gambe nel 2011 chiudendo definitivamente la sua carriera sul ring, ma questo sembra non aver scalfito il suo ottimismo e la determinazione nel portare avanti un impegno politico importante.

 

King Kong Bundy


Questa specie di “Uomo della Pubblicità di Marshmallow” in scala 1:1 è stato uno dei giganti più spaventosi che abbia mai calcato il ring. Pallido, glabro, inamovibile, spietato e talmente sicuro di sé da chiedere all’arbitro il conto di 5 durante lo schienamento dell’avversario, al posto del canonico 3. Pur avendo esordito nei primi anni 70 il suo picco di popolarità arriva a metà anni 80, quando si contrappone a star del calibro di André The Giant ed addirittura Hulk Hogan, con il quale combatte nel main event di Wrestlemania 2. A differenza del suo aspetto grottesco e minaccioso, però, Bundy era una persona estremamente gioviale al punto che fuori dalle arene prese parte a diverse sit-com, spettacoli comici ed addirittura un film con Richard Pryor (“Un folle trasloco” del 1988). Purtroppo muore nel marzo del 2019 per via di complicazioni dovute al diabete ma il “condominio ambulante” resta una delle figure più imponenti della disciplina.

Koko B. Ware


Gli ingredienti che concorrono al successo di un wrestler sono molteplici e spesso la componente meramente atletica è proprio quella meno incisiva. Aspetto, dialettica, creatività, capacità di improvvisazione, propensione all’intrattenimento e, soprattutto, carisma sono doti fondamentali per riuscire ad entrare nell’Arca della Gloria. James Ware ha avuto tutto questo ed anche una straordinaria vocazione per il canto (suo padre Leon fu uno dei protagonisti della Motown), che hanno fatto di lui uno dei beniamini del pubblico degli anni 80. E poi ci sarebbe anche quella cosa dell’andarsene in giro parlando con un pappagallo sulla spalla che nella vita reale porterebbe direttamente al TSO ma che nel magico mondo del wrestling diventa un valore aggiunto. La carriera dell’uomo-uccello è proseguita a ritmi sostenuti fino alla prima metà dei 2000 per poi rallentare e concedersi qualche sporadica apparizione in federazioni minori… un po’ per sopraggiunti limiti d’età e un po’ per la defezione dell’amato pappagallo Frankie, arrostito in un rovinoso incendio della sua casa in Tennessee.

Jake “The Snake” Roberts


Avete visto “The Wrestler” con Mickey Rourke? (se non lo avete ancora fatto, remediate!) Seppur con qualche citazione biografica di altri wrestler, il film è ispirato alla vita sofferta e inquieta di Jake Roberts. Pur non dotato di un fisico prestante, Jake è riuscito a ritagliarsi un ruolo da protagonista della nostra decade preferita sfruttando le sue incredibili capacità interpretative e oratorie: mentre tutti aggredivano gli avversari urlando, lui sussurrava minaccioso guardandoli negli occhi. Altra nota distintiva del personaggio quella di farsi accompagnare sul ring dal (vero) pitone Damien, al quale veniva dato “in pasto” l’avversario sconfitto. Memorabile il suo ingresso a Wrestlemania nel 1987 con un altro inquietante soggetto che di serpenti se ne intende: Alice Cooper. A differenza del protagonista del film prima citato, però, Jake è riuscito a combattere e sconfiggere i propri demoni grazie all’aiuto dell’ex wrestler “Diamond” Dallas Page (oggi reinventatosi life coach ed istruttore joga) e attualmente è in giro per gli States con una serie di conferenze a metà fra stand-up comedy e racconti di aneddoti della sua incredibilmente intensa carriera.

 

Jesse “The Body” Ventura


Nella sua variegata carriera, il buon (?) James è stato: un militare, una guardia del corpo dei Rolling Stones, un discreto combattente, un irritante commentatore a bordo ring, un culturista (come Arnold Schwarzenegger), un attore per TV e cinema (due film su tutti: “Predator” e “L’Implacabile”, entrambi con Arnold Schwarzenegger) e governatore di uno stato USA (proprio come Arnold Schwarzenegger). A differenza di Arnold Schwarzenegger, però, non è tornato alla disciplina che lo ha reso famoso ed è rimasto attivo in politica: oggi porta avanti le sue battaglie un po’ fricchettone, partecipando a programmi televisivi in cui presenta i propri libri ed espone fantasiose teorie complottiste.

Mr. Perfect


Curt Hanning è riconosciuto universalmente come uno dei wrestler più tecnici di tutti i tempi. Figlio d’arte (suo padre era il pioniere Larry Hanning) è nato e cresciuto a Robbinsdale, una piccola cittadina di 15.000 abitanti nella quale menare le mani doveva essere molto in voga: suoi compagni di scuola sono stati campioni quali The Battle Cat, The Berzerker, Hawk (dei Legion of Doom), Smash (dei Demolition) ed il suo fraterno amico Rick Rude (di cui parleremo più avanti). Professionale e particolarmente dedito alla disciplina, ha trascorso la maggior parte degli anni 80 lottando nella federazione AWA (American Wrestling Association), ma il successo lo raggiunge solamente firmando un contratto con la WWF nel 1988, quando viene presentato come l’imbattibile Mr. Perfect e vince il prestigioso titolo intercontinentale. Negli anni successivi rimane sempre ai “piani alti” della disciplina finché un’overdose di cocaina lo stronca nel 2003. Oggi la memoria delle sue gesta sul ring è perpetrata (malamente) dai figli Curtis ed Amy.

Nikolai Volkoff


La storia di Josip Peruzović è singolare e segue parallelamente il percorso della storia recente. Nato in Croazia quando questa faceva ancora parte della Jugoslavia, in gioventù fa parte della nazionale olimpica di lotta greco-romana. Nel 1967, durante un torneo a Vienna, fugge rocambolescamente dal regime comunista verso la Terra della Libertà, gli Stati Uniti. Nel 1970 debutta ironicamente nel ruolo dell’inarrestabile lottatore sovietico e inizia la scalata ad un veloce successo, al punto che già nel 1974 combatte contro il mitico Bruno Sammartino nel tempio del wrestling, l’altrettanto mitico Madison Square Garden di New York. Il personaggio sembra funzionare anche negli anni 80, grazie ad una situazione politica internazionale in fermento ed anche alla magistrale interpretazione di Nikolai, che attira l’odio delle folle cantando personalmente l’inno nazionale sovietico in apertura degli incontri. Nel 1989 cade il muro di Berlino e il “wind of change” soffia così forte da spazzare via gli ultimi residui di guerra fredda, assieme all’indole da comunista cattivo del lottatore che dopo due decenni passa finalmente tra le fila dei buoni. E’ morto nel 2018 all’età di 70 anni.

 

“Macho Man” Randy Savage


Pochi nella storia della disciplina possono vantare l’appellativo di “fondamentale”: Randall Poffo è stato non soltanto un atleta fra i più tecnici di sempre, ma anche colui che con il proprio talento ha delineato i tratti del wrestler moderno, creando di fatto un modello di riferimento per i decenni successivi che ancora oggi ritroviamo sui ring di tutto il mondo. Il nome d’arte non è scelto a caso visto che le donne hanno sempre avuto un ruolo importante sia nella vita dell’uomo che in quella del personaggio, ad iniziare dalla storica manager (ed una delle mogli nella vita reale) Miss Elisabeth. Sportivo eccellente, a seguito di un incidente nel 1973 deve abbandonare un promettente futuro nel baseball, ripiegare nel “business di famiglia” e diventare un lottatore come il padre e il fratello. Il successo è quasi immediato, in una rapida ascesa verso la notorietà e palchi sempre più importanti. Quando nel 1985 Savage esordisce finalmente in WWE, il suo carisma è talmente dirompente da scalzare addirittura il simbolo della federazione Hulk Hogan, con il quale instaurerà un rapporto molto complesso nella vita reale. Negli anni 80 si contano decine e decine di incontri spettacolari di questo artista del ring, ma uno in particolare va citato ed è quello a Wrestlemania III contro Ricky “The Dragon” Steamboat, considerato uno dei migliori match nella storia. Rimase al top fino al ritiro di metà anni 2000, fra incontri, ruoli televisivi e cinematografici e addirittura un (inascoltabile) disco rap a suo nome. Nel 2011 un infarto mentre era alla guida porta via per sempre uno dei più grandi di tutti i tempi, un campione che con la propria intensità è stato in grado di lasciare un segno nella cultura pop moderna.

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il tuo commento
Inserisci il tuo nome

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.