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Gli Anni Ottanta e Michael Jordan

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Gli Anni Ottanta italiani. Un caleidoscopio di novità che sembrava provenire direttamente da un futuro lontano, tipo quello ipotizzato nei (bei) film di fantascienza di allora. In ogni attività o disciplina, naturalmente.

Anche in quelle del patinato mondo dello Sport. Già. Perché quando si parla di eighties da un punto di vista sportivo, si tende ad identificare il decennio più edonista che l’umanità ricordi solo ed esclusivamente con la cosiddetta golden age del Calcio Italiano. Del resto, parliamo di un campionato – quello della Serie A italiana dell’epoca – che dall’Ottanta al Novanta ha sciorinato un bel po’ di campioni.

Ci riferiamo a gente come Baggio, Gullit, Platini, Bruno Conti, Rummenigge, Van Basten, Vialli, Paolo Maldini. Oltre che al calciatore più grande di sempre, ovviamente: Diego Armando Maradona.

Negli 80s del belpaese, però, c’è stato spazio (più allora che oggi, in verità) pure per il football americano (indimenticabili le telecronache del vecchio Guido Bagatta) e, soprattutto, per il basket NBA. Come dimenticare, infatti, le favolose incursioni cestistiche di Dan Peterson?

La parola “showtime”, in pratica, deve la sua diffusione proprio alle telecronache dell’iconico giornalista (tra le altre cose) statunitense. Non solo. L’”universo NBA” deve la sua diffusione (in Italia e nel resto del mondo) anche ad un altro personaggio epico, quasi in odor di mitologia, che di certo non ha bisogno di presentazioni. A chi ci riferiamo? Beh, al grande Michael Jeffrey Jordan, chiaramente.

Jordan ha rappresentato per il basket mondiale ciò che Ayrton Senna e Muhammad Alì hanno rappresentato – rispettivamente – per Formula Uno e Pugilato. Sì.

Perché sul finire degli Anni Ottanta, infatti, non vi era un solo ragazzino che non ammirasse il talento e le gesta della carismatica star dei Chicago Bulls. Per entrare ancor più nello specifico, da Milano a Napoli, da Roma a Firenze, giocare a basket significava ispirarsi a Michael Jordan. Poco da dire. Certo, anche Magic Johnson dei Lakers e Larry Bird dei Boston Celtics potevano vantare una fanbase piuttosto nutrita, ma Michael Jordan era Michael Jordan.

Non foss’altro che per l’iconica linea di scarpe creata dalla Nike proprio in onore del cestista cresciuto nel nord Carolina. In parole povere, gli Anni Ottanta furono il decennio della prima espansione NBA sul mercato italiano.

Sia in termini prettamente commerciali che di immagine. Basti pensare che dai 90s ai giorni nostri, il basket ha trovato una sua collocazione più preponderante proprio grazie alle (ottime) basi gettate negli Ottanta. Appassionarsi alle giocate di Jordan, però, non era solo una prerogativa dei ragazzini. Anche tra gli adulti, infatti, il viso di Michael risultava alquanto familiare. Pure tra quelli che non bazzicavano più di tanto le trasmissioni sportive. Segno, quest’ultimo, della fama mondiale raggiunta dal Nostro.

Piccola nota divertente, il papà di un mio compagno di classe elementari, confondeva il cestista americano con il Re Del Pop, Michael Jackson. Forse, ipotizzo adesso, per una certa assonanza tra i rispettivi nominativi dei due Michael più famosi di sempre (Facciamo tre, aggiungendoci Michael J. Fox).

Ma anche questo rappresentava un sintomo della notorietà raggiunta dal cinque volte Campione NBA. Insomma, gli Anni Ottanta sono stati un frullatore di idee, eventi e personaggi, difficilmente riscontrabili in altre epoche. Per dirla con un linguaggio cestistico, il decennio con il numero otto davanti è stato un fantastico tiro da tre punti. Proprio come quelli che metteva a segno Jordan. Ovvio.

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