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He’s a Maniac

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Maniac

Rivedendo la Parisi ballare sulle note di “Maniac” con le sue movenze da gatta (sempre brava, ma è difficile non preferire Jennifer Beals), mi sono accorto di non sapere assolutamente quale volto di fosse dietro l’indimenticabile canzone che fece la fortuna di Flashdance.

Una mancanza ragionevole, perché se nel 1983 vivevi in un paesino di provincia, le probabilità di scoprirlo rasentavano lo zero. Videomusic non era ancora nata (lo avrebbe fatto l’anno dopo), per cui o eri un frequentatore assiduo di negozi di vinili, o beccavi per puro fondoschiena una ospitata a Discoring oppure – ed era l’opzione di gran lunga più probabile – niente da fare.

Trentacinque sciagurati anni dopo, invece, grazie alla triade Google-Wikipedia-YouTube ci ho messo meno a scoprirlo che a pensarlo: trattasi di Michael Sembello, musicista americano di un certo talento e di chiarissime origini italiane. Il problema era piuttosto che l’immagine mentale che mi ero fatto, sedimentata per 35 lunghi anni, era totalmente sbagliata. Mi ero immaginato un aitante americano con la mascella glabra e squadrata, alla Don Henley o Corey Hart; invece Sembello è un po’ il prototipo dell’immigrato italiano addetto, che so, a scaricare i mercantili al porto di New York: alto e muscoloso, ma anche rotondo come Bud Spencer e peloso come Lucio Dalla.
E il fatto di presentarsi a cantare in canottiera non avvalora esattamente l’immagine di un Mozart degli anni 80, insomma.

Ma come sempre l’abito non fa il monaco, perché il buon Michael si rivela fin da giovane un fine musicista: polistrumentista e arrangiatore, lavora con Stevie Wonder, Michael Jackson, Diana Ross e Barbra Streisand, solo per citarne alcuni; poi nel 1983 pubblica il primo album, Bossa Nova Hotel, e nel primo album c’è Maniac che viene scelta per la colonna sonora di Flashdance e gli vale una nomination all’Oscar.
Avrebbero anche potuto darglielo, ma in gara c’erano quel mostro di John Williams con E.T. e il compianto Joe Cocker, che vinse con la strappalacrime “Up Where We Belong” di Ufficiale e Gentiluomo. Insomma, ci stava.

Il successo di Flashdance complica peraltro la vita a Sembello rendendolo un po’ prigioniero del genere “soundtrack”, nel quale si toglierà comunque diverse soddisfazioni lavorando a Cocoon, Gremlins, Scuola di mostri, Predator 2, Independence Day.

Ma per me Michael resterà per sempre quello che cantava mentre la bella Alex Owens ballava la coreografia della vita, e – ora lo so per certo – sudando anche più di lei.

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cavaz
Nato nel 1973, ha di conseguenza preso gli anni 80 in piena faccia, e non si è più riavuto. Ha vissuto tra Piacenza, Milano, Parigi, Roma e Torino facendo il raccoglitore di pomodori, il programmatore, l'ingegnere, il ricercatore, l'insegnante, il dipendente pubblico, il pugile, il giornalista, il traduttore, il cassintegrato e il disoccupato. Si sposta solo in moto, detesta i social media e rilegge sempre gli stessi libri.

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