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L’AMERICA DEGLI ANNI OTTANTA IN TRE LIBRI

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AMERICA
Vi proponiamo un viaggio nell’America degli anni Ottanta attraverso lo sguardo di tre (all’epoca) giovanissimi scrittori con i loro libri d’esordio: Jay McInerney, Bret Easton Ellis e David Leavitt.

Il primo, con il romanzo breve “Le mille luci di New York” (1984), ha dato voce a un giovane intellettuale che in un breve lasso di tempo vede andare in frantumi carriera e vita sentimentale. Non riuscendo a porre rimedio al disastro, passa le proprie notti a stordirsi fra una discoteca e l’altra, imbottito di alcol e droga.

Ciò che rende quest’opera particolarmente interessante è il tono della narrazione, niente affatto moralistico. McInerney continuerà sulla strada del romanzo ambientato nella Grande Mela senza però mai ripetere il successo ottenuto dal suo capolavoro giovanile.

“Meno di zero è invece il significativo titolo del debutto di Bret Easton Ellis, l’affresco di una gioventù californiana ricca e annoiata, priva di valori morali e di qualsiasi remora. Il romanzo procede per brevi scene, con una tecnica simile a quella dei videoclip di cui sono protagoniste le tantissime band pop e new wave citate nel testo.

I dialoghi sono costellati di monosillabi o brevi scambi di battute che non sfociano mai in una conversazione profonda; ogni stato d’animo, anche il più terribile, rimane alla superficie per poi dare vita anche ad azioni molto violente compiute essenzialmente per noia. Ellis racconterà nell’opera successiva, “Le regole dell’attrazione”, lo stesso contesto sociale e lo stesso tipo di personaggi, cimentandosi con una struttura a più voci. Una polifonia abbandonata qualche anno dopo per addentrarsi nei meandri della psiche di un serial killer nel terribile “American Psycho”.

Assai diversi da quelli di “Meno di zero” sono i protagonisti della raccolta di racconti “Ballo di famiglia” di David Leavitt. In questo caso, come si evince dal titolo, a farla da padrone sono i sentimenti suscitati dal rapporto con il proprio nucleo familiare, assorta tenerezza o nostalgia per la propria infanzia quando non si era ancora a conoscenza di segreti e bugie e la vita domestica assomigliava a quella – scanzonata, priva di ombre – dei personaggi delle sit-com televisive.

Leavitt tenterà poi, con alterne fortune, la strada del romanzo, ritrovando infine una felice vena compositiva con un’altra raccolta di racconti, “Un luogo dove non sono mai stato”.

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